Gli auguri del sindaco Gori per il rientro a scuola: “Col fiato sospeso” - BergamoNews
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Gli auguri del sindaco Gori per il rientro a scuola: “Col fiato sospeso”

“L’avvicinarsi di questa scadenza è stato caratterizzato da molta concitazione e – possiamo dirlo? – anche da un bel po’ di confusione. Forse era inevitabile: maneggiare la scuola, con i suoi otto milioni di studenti, è davvero una cosa difficilissima”

Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori manda i propri auguri a chi, lunedì, tornerà a scuola. E ne approfitta per fare una riflessione su questo momento delicato.

Domani anche a Bergamo riaprono le scuole, dopo più di sei mesi. Vorrei allora rivolgere un augurio, innanzitutto a chi da domani tornerà a varcarne la soglia: bambine e bambini della scuola per l’infanzia e della scuola primaria, ragazze e ragazzi delle “medie” e delle superiori, e tutti gli insegnanti, e il personale amministrativo, i presidi e i bidelli, a tutti.

Non riesco a ricordare un altro inizio d’anno scolastico accompagnato da così grandi attese e preoccupazioni, se non forse – ma su un piano esclusivamente personale – il mio primo giorno di scuola, che ancora ricordo, o quello dei miei figli. Stavolta è tutta l’Italia che per la scuola trattiene in fiato, sperando che vada tutto per il meglio.

La decisione di chiudere le scuole, a marzo, fu tra le prime e le più traumatiche, ma anche forse la più azzeccata e tempestiva. Certo ha provocato moltissimi disagi, per ciò che la scuola rappresenta in termini di socialità prima ancora che per gli aspetti strettamente educativi. Per questi ultimi, con fatica, i nostri istituti e i nostri insegnanti si sono ingegnati nel cercare soluzioni alternative, innanzitutto scoprendo insieme ai loro allievi le possibilità della didattica a distanza. Che è tutt’altro che comoda, e certo non sostituisce quella in presenza, ma che nei mesi difficili del Covid ci ha consentito di tenere vivo – seppure in forme anomale – un pezzetto di normalità della vita di tante famiglie.

È stato faticoso anche per le famiglie, e forse soprattutto quando le varie attività lavorative hanno riaperto e la scuola è rimasta chiusa, con difficoltà ancora maggiori per i genitori di figli piccoli. Ma è stato importantissimo: che la scuola, anche sotto mentite spoglie, con tutti i limiti dell’esperienza digitale, non sia mai uscita dalla nostra vita quotidiana.

Da domani si torna a farla sul serio.

L’avvicinarsi di questa scadenza è stato caratterizzato da molta concitazione e – possiamo dirlo? – anche da un bel po’ di confusione. Forse era inevitabile: maneggiare la scuola, con i suoi otto milioni di studenti, è davvero una cosa difficilissima.

In più c’è ancora di mezzo il Covid, che sotto sotto, in modo strisciante, è tornato ad affacciarsi e anzi non se n’è mai davvero andato. A Bergamo la situazione ci sembra sotto controllo – i casi positivi sono pochi, rarissimi quelli gravi, e le strutture sanitarie ci appaiono oggi molto più avvertite – ma nessuno di noi si spingerebbe a dire che il rischio è finito. Anzi, sappiamo già che il ritorno delle scuole, fisiologicamente, si porterà dietro un aumento dei contagi.

E allora diventano importantissime le procedure, dalla misurazione della temperatura a casa prima di uscire, all’uso della mascherina, all’igienizzazione frequente delle mani. E poi le distanze, evitare in ogni modo gli assembramenti. Tutte queste cose non possono essere caricate solo sulle spalle degli insegnanti. Riusciremo a far rivivere le nostre scuole se tutti – nessuno escluso – farà la propria parte, a partire dagli studenti e dalle loro famiglie.

Poi certo, al mondo della scuola è richiesto uno sforzo speciale: sappiamo che non mancherà. A Bergamo siamo abituati a fare le cose per bene, e così mi pare sia stato anche in questa occasione. L’Ufficio scolastico provinciale ha lavorato tutta estate, ferragosto compreso, per comporre le graduatorie degli insegnanti, selezionare e reclutare quasi 4mila insegnanti che mancavano all’appello.

Il Comune si è fatto in quattro – e fatemi ringraziare i nostri dirigenti e collaboratori, oltre all’”assessora” Loredana Poli – per far sì che le sedi scolastiche fossero adattate alle nuove esigenze di distanziamento fisico.

Abbiamo fatto moltissimi interventi (l’ultimo è terminato ieri!) per evitare di dover ricorrere a spazi esterni. Il personale delle scuole ha fatto il resto, rivoluzionando orari e utilizzo delle sedi: grazie ai dirigenti delle superiori che hanno accolto l’appello a scaglionare ingressi e uscite per evitare assembramenti sui mezzi del trasporto pubblico, che nel frattempo sono stati rinforzati con un maggior numero di corse.

Insomma, tutti si sono prodigati per far sì che l’appuntamento del 14 settembre fosse rispettato e che le lezioni potessero riprendere con la maggiore serenità possibile. Ora ci siamo ed è quindi giusto rivolgere a tutti un forte ringraziamento.

E a proposito di lezioni, ce n’è una – a me pare – contenuta in questa vicenda. Dalla sospensione forzata dovuta all’epidemia di Covid-19 abbiamo capito quanto la scuola sia importante, addirittura irrinunciabile, finalmente riportandola al centro del dibattito e dell’azione politica. Come sempre è quando una cosa viene a mancare che se ne sente il bisogno e il valore.

Intorno alla scuola ruota la vita di migliaia di famiglie anche nella nostra città. Senza scuola, anche il lavoro fa una grande fatica.

È la scuola che scandisce il ritmo della nostra quotidianità. E senza scuola soprattutto viene meno la nostra proiezione verso il futuro: ragione molto seria, quest’ultima, per prendercene maggiormente cura da qui in avanti, chiedendo che per la scuola siano più risorse e puntando anche a rilanciare le figure degli insegnanti, a cui credo vada restituito prestigio sociale e buoni stipendi in cambio di un generalizzato impegno per innalzare la qualità del loro lavoro.

Buon lavoro dunque. Sappiamo che non mancheranno gli intoppi, sappiamo che qualche caso di contagio tornerà a farci preoccupare, forse sarà qua e là necessario mettere in quarantena intere classi (speriamo non intere scuole!), ma speriamo che dall’esperienza degli scorsi mesi si sia imparato ad affrontare le difficoltà.

Bergamo ha dovuto quest’anno affrontare la prova più dura della sua storia recente. Ne è uscita con ferite dolorose, ma forte della grande coesione che è emersa nei mesi della pandemia. Questa è la chiave per affrontare anche tutte le sfide che ci troveremo di fronte, a partire da quella di domani.

Auguro a tutte e a tutti, dai più piccoli ai più grandi, in ogni ruolo la cosa li veda coinvolti, un buon inizio di anno scolastico.

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