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Prima le vacanze, ora il rientro a scuola e al lavoro: attenzione, il Covid non si è indebolito

I numeri della pandemia per capire, leggere e interpretare i dati

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Vi proponiamo il primo di una lunga serie di commenti settimanali di Claudio Carminati sull’evoluzione della pandemia in Italia e nel mondo. Non solo numeri e statistiche: in questo approfondimento non mancheranno le notizie riguardanti lo sviluppo del vaccino, eventuali cure e lockdown a livello nazionale e mondiale.

Perché questo approfondimento? Perché una informazione più dettagliata aiuta a capire meglio un fenomeno, ancorché angosciante come questo, e potrebbe contrastare le opinioni di quelli che negano la pandemia o che la minimizzano. L’informazione è l’ingrediente principale affinché le persone conoscano effettivamente come vanno le cose e ne siano consapevoli.

I dati saranno presi ogni settimana dal sito della Protezione Civile, da quello del Ministero della Salute e da altri siti certificati.

 

L’epidemia di Covid-19 sta condizionando le nostre abitudini, le nostre relazioni sociali, il nostro modo di vivere in società. Comprendere bene i numeri che quotidianamente i media ci comunicano, permette di avere una visione più chiara su quali siano i comportamenti corretti da assumere per proteggere noi stessi e i nostri contatti e contenerne l’espansione.

Innanzitutto, per capire bene i dati, si deve tenere presente che il numero assoluto di nuovi positivi dipende dal numero di tamponi che sono stati effettuati durante la giornata. Mediamente in Italia si sono effettuati, fino a poche settimane fa, 60/70mila tamponi ogni 24 ore, un numero che era ancora relativamente basso; ora, finalmente, se ne effettuano circa centomila (tranne nel fine settimana) con la previsione di aumentarli ulteriormente.

Altro elemento che si deve tenere a mente, nel momento in cui si leggono i dati del bollettino delle 18, è il numero dei decessi, sceso a una media di una decina di persone al giorno, molto più basso rispetto ai mesi tragici. Qui è necessario prendere in considerazione che in Italia si ha un’aspettativa di vita di poco più di 80 anni, con un indice di mortalità che corrisponde ad uno 0,8% sulla popolazione. I pochi morti che si stanno riscontrando in questo momento per Covid sono però da aggiungere alle persone che muoiono in Italia ogni giorno per altre patologie, malattie o per fine vita. È perciò assolutamente sbagliata l’idea che si sta diffondendo secondo la quale, essendo bassi i numeri della mortalità, le persone si sentano sicure a adottare comportamenti errati, come ad esempio il non uso della mascherina.

Stessa conclusione la si può trarre dal numero delle persone ricoverate in Terapia Intensiva (attualmente 142). In termini assoluti il dato è basso, se confrontato con la popolazione e con i numeri della piena emergenza; ma si è visto come in pochissimo tempo, trattandosi di una progressione geometrica e non lineare, può risultare un problema sanitario estremamente importante. Siamo ancora nella fase in cui molti non capiscono che i bassi numeri possono crescere in maniera esponenziale.

Inoltre, il dato dei nuovi positivi, in costante crescita da cinque settimane, andrebbe sottolineato anche in percentuale ai tamponi effettuati (ora 2,1%), così da avere un riferimento esatto sulla diffusione del virus. Così come da monitorare è l’indice Rt, attualmente intorno all’1,20.

Altro dato molto importante da rilevare è l’età media dei positivi scesa, a oggi, intorno ai 32 anni contro i 60 dei mesi scorsi. Essa è mutata coerentemente con il mutare della popolazione sottoposta al test: all’inizio prevalentemente pazienti ospedalizzati, coloro quindi che stavano già male, prevalentemente di età fra i 60 e gli 80 anni; ora siccome si sottopongono al test persone più giovani, in maggioranza i cosiddetti “vacanzieri”, l’età si è molto abbassata.

A questo proposito, terminate le ferie per la maggioranza degli italiani, vedremo ancora per qualche settimana gli effetti degli sconsiderati comportamenti assunti da molti di loro. Poi dovremo fare i conti con la riapertura delle scuole e delle attività produttive…

Il fatto della giovane età porta fra l’altro a vedere oggi persone per lo più asintomatiche o con lievi disturbi. Questo non vuol dire che il virus si sia indebolito, anzi per gravità e virulenza non si è affatto modificato, ma vuol dire che ora si portano alla luce un’alta quota di portatori asintomatici o paucisintomatici, che prima non si vedevano.

La risalita dei casi di positivi al Covid19, come detto e come vedremo più nel dettaglio, aumenta di giorno in giorno e presto, è presumibile, torneremo ai numeri dello scorso marzo-aprile (già ora siamo a livelli di inizio maggio), sia pure con una più bassa letalità e pericolosità, che saranno essenzialmente contenute grazie a una maggiore sorveglianza epidemiologica e alla più frequente consapevolezza delle misure di controllo. Nel corso della prima ondata, infatti, il virus è entrato subdolamente nella popolazione e, cogliendoci di sorpresa, ha abbattuto tutta la sua forza sugli ospedali, e sulle RSA, per poi propagarsi come sappiamo provocando una quota enorme di casi gravi.

Nonostante tutto la situazione è ancora sotto controllo, i focolai vengono ben contenuti e monitorati, non ci sono cluster importanti che riguardino interi paesi, ma i segnali di una ripresa sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche dell’epidemia ci sono tutti. Ribadendo quindi la necessità di un atteggiamento di prudenza e l’uso delle mascherine sempre, vediamo alcuni dati significativi.

Al termine dell’ultima settimana presa in esame (1/7 settembre,) i pazienti ricoverati con sintomi sono diventati 1.719 contro i 1.380 dei sette giorni precedenti (1.058 quindici giorni orsono); quelli in terapia intensiva sono 142 rispetto a 107 (66). I nuovi casi accertati sono 8.685 contro i 6.538 della settimana precedente. Gli attualmente positivi (vale a dire i malati al netto dei guariti e dei decessi) sono 32.993 contro i 26.754 riferiti al primo settembre. Lieve incremento anche dei morti, 62 nel periodo preso in esame.

Se confrontiamo i dati con quelli dei minimi storici, vale a dire il 21 luglio per gli “attualmente positivi” e il 29 per le T.I. notiamo che nel primo caso siamo passati da 12.248 a 32.993, nel secondo da 38 a 142. Senza tediare con le percentuali, si nota comunque un balzo notevole.

Per quanto riguarda la nostra provincia la situazione è al momento non particolarmente preoccupante, con una crescita settimanale di 117 positivi (15.508 in totale), in media con i 106 della settimana prima, e un solo decesso (3.141 in totale quelli ufficiali).

Appare più evidente, invece, l’aumento dei casi nel resto del mondo, come vedremo nel dettaglio nei prossimi appuntamenti. Per ora basti dire che i contagi sono circa 27 milioni e i decessi quasi 900.000. Numeri impressionanti che, molto probabilmente, sono circa la metà rispetto a quelli ufficiosi.

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