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Pillole di Grande Guerra 3 Cannoni e mitragliatrici: i formidabili ordigni

Allo scoppio della Grande Guerra tutti gli eserciti possedevano armi moderne ed efficaci, con moderni parchi di artiglieria, forze aeree e grande capacità di fortificazione: quello che mancava, però, era il “know-how”, ovvero comandanti che avessero elaborato strumenti tattici adeguati alla potenza delle nuove armi.

di Marco Cimmino

Allo scoppio della Grande Guerra, tutti gli eserciti, tanto dell’Intesa quanto degli Imperi centrali, possedevano armi moderne ed efficaci. Si trattava di arsenali diversi quantitativamente, ma che si trovavano, più o meno, sullo stesso livello tecnologico.

Solo la Russia zarista, in realtà, denunciava un pericoloso deficit negli armamenti, ma questo dipendeva, oltre che dall’arretratezza del Paese, dall’enorme numero di uomini a disposizione, che fece sottovalutare il problema qualitativo.

Queste armi consistevano, innanzi tutto, in moderni parchi d’artiglieria: cannoni a tiro rapido, dotati di affusto a deformazione; obici e mortai superpesanti d’assedio, di calibro superiore ai 305 mm; lanciamine di ogni genere. Un’altra arma che, ormai, aveva raggiunto alti standard di affidabilità e di velocità di tiro era la mitragliatrice: Schwarzlose, Maxim, Vickers, erano capaci di altissime cadenze e sopportavano un utilizzo intensivo senza problemi. Anche il semplice fucile era diventato uno strumento molto efficiente e poteva sparare a ripetizione, con notevole precisione, cinque o sei colpi, con un tiro utile di parecchie centinaia di metri.

Tutti i principali stati europei, inoltre schieravano una forza aerea, erano in grado di fortificarsi velocemente, dominavano l’uso di reticolati e trincee come elemento statico e di manovra. Quello che mancava, in definitiva, era il “know-how”: una generazione di comandanti che avesse elaborato strumenti tattici adeguati alla potenza delle nuove armi.

Vi fu, insomma, un drammatico gap tra gli strumenti e chi avrebbe dovuto usarli: scienza ed industria si trovavano avanti rispetto alla teoria militare. Si avanzava in ordine chiuso, come al tempo dei fucili a canna liscia e dei cannoni ad avancarica, contro il tiro delle armi automatiche: il che equivalse ad un suicidio. Nelle prime battaglie del 1914, nessuno dei belligeranti sfuggì a questa regola ferrea: tutti, chi più chi meno, furono presi in contropiede. Eppure, i segnali che avrebbero dovuto indirizzare gli strateghi verso una diversa visione del campo di battaglia c’erano già tutti e risalivano molto indietro negli anni.

Nelle guerre che precedettero la prima guerra mondiale, si manifestarono segnali evidentissimi di come avrebbe potuto essere un moderno conflitto di vaste proporzioni: nonostante ciò, soltanto pochi militari (illuminati ed inascoltati) previdero gli effetti delle nuove armi in uno scontro campale.

Il prossimo capitolo cercherà di illustrare proprio i principali tra questi esempi.

Commenti

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  1. Scritto da Mattia P.

    E che Accademia Militare avrebbe potuto preparare i suoi quadri di comando a quelli che poi furono gli elementi risolutori della guerra? I gas asfissianti, i tanks, il blocco navale e la guerra sottomarina, la mobilitazione totale, la guerra civile bolscevica finanziata dal Kaiser contro lo Zar, l’entrata a valanga delle truppe Usa a fianco dell’Intesa? e….l’epidemia di spagnola? Per gli apprendisti stregoni della guerra, è illusoria ogni Accademia, sono solo disastri!

  2. Scritto da Busker

    Un giorno in caserma, durante il servizio di leva, ogni sergente si prese il suo plotone e ci fu un’istruzione che ancora ricordo. Allineati davanti a noi c’erano le munizioni e le armi individuali di dotazione e i caricatori. Di ciascun pezzo, dalla pallottola del mab, alla Srcm, Fal, Mg, bazooka, ci venne detto il costo, in lire. Poi ci fecero moltiplicare per i minuti di tiro e sommare. Un’enormità! Chi pagò l’allucinante parco giochi dei tetri monarchi della WWI? Le colonie?