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Settimana di crescita dei contagi: Italia più 78%; Lombardia più 38%; Bergamo più 61% - BergamoNews
Report settimana 20 - 26 luglio

Settimana di crescita dei contagi: Italia più 78%; Lombardia più 38%; Bergamo più 61%

Nel frattempo in questa settimana è stata superata la soglia dei 30 milioni di italiani (il 50%) che hanno completato il ciclo vaccinale.

Per la terza settimana consecutiva la crescita dei casi è stata molto elevata: a livello nazionale negli ultimi sette giorni (20-26 luglio) i contagi certificati da tampone sono stati 31.017, in crescita del 78,7% rispetto allo stesso periodo della settimana precedente (quando furono 17.360); media giornaliera 4.431 (da 2.480); rapporto positivi/tamponi totali: 2,30% (in precedenza 1,43%); rapporto positivi/casi testati: 7,7% (da 4,5%).

Si segnala la netta inversione di tendenza nei ricoveri ordinari: erano 1.188 venerdì scorso, sono 1.512 oggi (+27,3%) e nelle terapie intensive: 182 (dalle 162 precedenti), con 90 nuovi ingressi nella settimana (66 la precedente).

In crescita i tamponi totali: 1.435.054 (da 1.289.281; + 11,3%). I decessi settimanali sono stati 97.

Forte impennata dell’Rt nazionale che, oltrepassata la soglia di 1.0 la settimana scorsa, si attesta ora a 1.5; ciò significa, nella pratica, che due persone con il virus ne contagiano tre.

Deciso aumento anche dell’incidenza, che questa settimana passa a 42 casi per 100 mila abitanti, contro i 20 della settimana precedente.

Per meglio evidenziare il rialzo delle ultime settimane, confrontiamo i minimi della terza ondata in confronto ai numeri attuali.

Persone positive: 40.426 il 12/7 (attuali 68.236).

Nuovi casi giornalieri: minimo 480 il 5/7 (massimo fino a ieri: 5843 il 23/7).

Terapie Intensive: 151 il 14/7 (ieri 182).

Ricoveri in Area Medica: 1.088 il 16/7 (ieri 1.512).

Persone in Isolamento Domiciliare: minino 39.119 il 12/7 (ultimo 66.542).

Bergamo e Lombardia

In Lombardia i nuovi casi sono stati 3.387, erano 2.456, quindi l’aumento sul periodo precedente è del 38%. Prosegue anche questa settimana, sia pure con numeri ancora bassi, l’aumento dei ricoveri: 151 sono ora quelli in Area Medica (+13), mentre sono ancora in leggera diminuzione quelli in Terapia Intensiva: da 30 a 28. Sei sono stati i decessi, in diminuzione di quattro unità rispetto al dato precedente. Le persone attualmente positive sono 8.683, in aumento rispetto alla settimana scorsa, quando erano 7.581 (+14,5%).

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 163, in crescita del 61,4% sul periodo precedente quando erano stati 101: una percentuale più alta rispetto alla media lombarda.
In aumento i pazienti ricoverati: da 6 a 16, di cui uno in Terapia Intensiva. Nessun nuovo decesso.

Troppo pochi test

Lo sviluppo dell’epidemia in Italia sta replicando, con due mesi circa di ritardo, l’andamento osservato in Gran Bretagna, dove l’inversione della curva è avvenuta a inizio maggio (da noi a inizio luglio). La dinamica espansiva è più rapida in Italia, con un tempo di raddoppio dei casi inferiore alla settimana, contro i 14 giorni registrati in Uk a parità di fase epidemica (prime 2-3 settimane dopo il momento di inversione). Sulla corretta lettura dei nuovi casi pesa il bassissimo numero di test eseguiti nel nostro Paese (un quinto circa del Regno Unito, con una popolazione superiore di solo il 10%).

Di fatto è impossibile determinare correttamente la diffusione del Sars-CoV-2 in Italia e, come purtroppo già accaduto in passato, deve essere data per scontata una forte sottostima. Il virus si manifesta con effetti quasi identici nei diversi Paesi, solo con uno sfasamento temporale: nel corso della prima ondata del 2020, con l’Italia in emergenza, altri Stati speravano (inutilmente) di riuscire a evitare il ripetersi degli eventi. Sappiamo come sono andate le cose (tutti i Paesi hanno avuto un coinvolgimento simile) e ora dovremmo usare i dati della Gran Bretagna per prepararci al futuro: intervenendo in modo tempestivo per evitare quello che, in assenza di misure immediate, inevitabilmente accadrà anche da noi.

L’Italia sulla scia della Gran Bretagna

Possiamo capire in quale direzione ci stiamo muovendo grazie a tre parametri del Regno Unito: tempo di raddoppio dei casi (14 giorni; la speranza è che anche in Italia, dopo una prima fiammata, si stabilizzi su questo valore); percentuale di ricoverati su nuovi casi (2,1%, tenendo conto dello sfasamento temporale di una settimana tra diagnosi e momento del ricovero); percentuale di decessi su nuovi casi (0,34%, tenendo conto dello sfasamento temporale di circa un mese tra diagnosi e momento del decesso). I dati sono confrontabili perché i due Paesi, al momento dell’inversione della curva, presentavano una copertura vaccinale quasi identica. Per fine agosto in Italia, in assenza di interventi rapidi ed efficaci di mitigazione, le stime basate su questi dati portano a una media di almeno 30.000 casi giornalieri: destinati a tradursi, una settimana più tardi, in una media di 630 ricoverati giornalieri e, un mese più tardi (fine settembre) di 102 decessi giornalieri.

Sono cifre indicative di un ordine di grandezza, che potrebbero variare al ribasso o al rialzo in base alla rapidità del contagio. Il basso numero di test eseguiti impedirà probabilmente di avere un dato veritiero sui contagiati totali: ma non avrà ovviamente alcuna influenza né sul numero dei ricoverati, né su quello dei decessi. A partire da questi indicatori, applicando in modo inverso i valori medi degli altri Paesi in condizioni analoghe, arriveremo a ipotizzare la reale circolazione del virus in Italia.

Green Pass

In attesa di capire che impatto potrà avere la variante Delta sui nostri ospedali, l’argomento della settimana è stato senza alcun dubbio il green pass. Un tasto delicato, che ha creato forti contrapposizioni nel Paese.

Ciononostante, il governo è andato dritto per la sua strada, approvandone l’obbligatorietà in alcune circostanze (come i ristoranti al chiuso), e allontanando anche le reticenze di alcuni partiti che sostengono la maggioranza.

In sostanza, il pass servirà dal 6 agosto, agli over 12 e in zona bianca, per l’accesso a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. Ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti (non sarà invece necessario per consumare al bancone e neppure all’aperto). E in piscine, palestre, sport di squadra, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso.

E il suo effetto si è fatto subito sentire: a poche ore dall’introduzione decisa dal Governo, le prenotazioni per i vaccini hanno cominciato a correre. Il green pass sembra spingere gli indecisi e i riluttanti a sottoporsi alla profilassi anti-Covid anche per non dover rinunciare al tempo libero fuori dalle mura di casa.

Il 50% degli italiani
ha completato il ciclo vaccinale

Nel frattempo è stata superata la soglia dei 30 milioni di italiani (il 50%) che hanno completato il ciclo vaccinale. Il dato sale al 56% calcolando la popolazione vaccinabile over 12.

La scorsa settimana il Governo ha anche varato un provvedimento riguardante la modifica dei parametri in base ai quali scattano le restrizioni: cambiano i criteri per il passaggio di una regione da una zona di colore all’altra: l’incidenza dei contagi resta un fattore da tenere in considerazione ma non sarà più il criterio guida per la scelta delle fasce di rischio legate al Covid (bianca, gialla, arancione, rossa). Quindi, più che l’incidenza dei contagi, peseranno i tassi di occupazione dei posti letti in area medica e quelli in terapia intensiva.

In sintesi: qualora si verifichi un’incidenza superiore a 50 casi per 100.000 abitanti, la Regione resta in zona bianca se si verifica una delle due condizioni successive: a) il tasso di occupazione dei posti letto in area medica per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 15 per cento; b) il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti affetti da Covid-19 è uguale o inferiore al 10 per cento. Questi limiti, nel caso vengano superati in una data percentuale crescente, determinano poi il passaggio alle zone gialla o arancione o rossa.

Nel mondo

A livello mondiale si registra la quarta settimana consecutiva di crescita del contagio: il Bollettino epidemiologico dell’Oms segnala, per il periodo 12-18 luglio, 3.429.645 nuovi casi (+14,3% sulla settimana precedente) con 56.767 decessi (+1,6%).

L’incremento dei casi, sottolinea l’Oms, avviene anche in molti Paesi con un elevato livello di vaccinazioni: in particolare Regno Unito e Usa compaiono nella classifica dei primi 5 per numero di nuove infezioni casi: Indonesia (350.273 positivi; +44%); Regno Unito (296.447; +41%); Brasile (287.610; -14%); India (268.843; -8%); Usa (216.433; +68%). La nuova fase epidemica è guidata da quattro fattori: la circolazione di varianti più diffusive; l’allentamento troppo rapido ed eccessivo delle misure di mitigazione; la ripresa della circolazione delle persone; la distribuzione disomogenea dei vaccini su base geografica.

Ad oggi sono 195 milioni i casi totali e 4.180.000 i morti ufficiali.

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