Logo

Temi del giorno:

“Il mio Karim, morto incastrato nel cassonetto. Tre anni senza risposte, a nessuno sembra importare”

La tragedia il 19 maggio 2020 a Boltiere. L’avvocato: “Non c’è dubbio che il cassonetto sia stato usato in modo improprio, come non c’è dubbio che sia altamente pericoloso”

Boltiere. L’ultimo contatto con la madre risale a un paio di settimane fa. “È addolorata – dice l’avvocato Cristina Maccari, che segue la famiglia -. Sono passati tre anni e ancora attende risposte. Ripete che ha perso un figlio, non un animale domestico. È addolorata e sconfortata, perchè a nessuno sembra importare della morte di Karim”.

Chi ha provato a fare qualcosa è il pm Emanuele Marchisio. Se l’inchiesta per omicidio colposo (indagata la responsabile legale di una cooperativa di Pagazzano, “umanamente provata dalla vicenda”, assicura il legale che la difende) sembra prossima all’archiviazione, il magistrato della Procura di Bergamo ha fatto quantomeno il possibile per segnalare al Ministero e agli enti competenti i potenziali pericoli dei cassonetti ‘modello 1’, quello dove ha perso la vita il piccolo Karim Bamba il 19 maggio 2020 a Boltiere, a soli 10 anni.

“Non c’è dubbio che il cassonetto fosse integro e funzionante, come non c’è dubbio che sia stato usato in modo improprio – ammette l’avvocato Maccari – ma resta strutturalmente pericoloso”. Karim era un bambino di dieci anni, molto vivace. “Forse è entrato nel cassonetto per gioco, forse perché cercava dei vestiti – ipotizza, vista la delicata situazione socioeconomica della famiglia -. Ma ci sono anche persone adulte che sono morte intrappolate in quel tipo di meccanismo”. E spesso non vi sono nemmeno indicazioni sui potenziali rischi.

Secondo di cinque fratelli, Karim Bamba viveva in una casa comunale con la mamma Anna Maria Gambino, di origini palermitane, e il papà Valencine, della Costa d’Avorio. “Certo che mi ricordo di lui, veniva spesso in negozio a chiederci dei dolci”, racconta una dipendente della pasticceria in via Monte Grappa, a pochi passi dal parcheggio dove si è consumata la tragedia.

Oggi quel cassonetto non c’è più. È stato sequestrato e portato altrove. Nemmeno la famiglia di Karim vive più a Boltiere. “Hanno lasciato l’appartamento poche settimane fa”, si limitano a raccontare i vicini. Tra loro, c’è chi diceva che quei bambini erano spesso in giro da soli, che prima o poi sarebbe successo qualcosa. Ma la questione è più complessa, come stabilisce l’istruttoria della Procura che mette in guardia sull’intrinseca pericolosità dei cassonetti ‘modello 1’ e del loro meccanismo a “ghigliottina”. Da non sottovalutare, tant’è che il pm Emanuele Marchisio ne ha chiesto il sequestro preventivo su tutto il territorio nazionale. Richiesta poi rigettata dai giudici: nessuna norma, infatti, disciplina le caratteristiche tecniche dei cassonetti.