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Bergamasca Calcio? No, Internazionale: sono tutti stranieri i 98 gol dell’Atalanta

Il dato singolare del campionato appena concluso: nessun italiano tra i marcatori nerazzurri. Non era mai successo nel massimo torneo italiano

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Si chiama Bergamasca Calcio, ma potrebbe tranquillamente essere ribattezzata Internazionale Calcio. L’Atalanta ha concluso il campionato di Serie A 2019-2020 col miglior attacco del torneo, forte di 98 gol segnati. Il dato curioso è che di questa montagna di reti nessuna è stata realizzata da un calciatore italiano.

La spiegazione arriva, semplice e chiara, dalla rosa: in organico i nerazzurri hanno solo tre italiani che sono Pierluigi Gollini, Marco Sportiello e Mattia Caldara. A questi vanno aggiunti il giovane Raoul Bellanova e il primavera Roberto Piccoli, che hanno però giocato solo una manciata di minuti contro il Brescia (al ritorno) senza andare in gol.

Dato per scontato che Gollini e Sportiello non avrebbero mai potuto segnare in quanto portieri (cosa comunque non impossibile, ma improbabile), restava il solo Caldara come unico possibile marcatore azzurro di questa stagione.

Ci avrebbe potuto provare anche Andrea Masiello, passato a gennaio al Genoa, ma il difensore viareggino aveva salutato Bergamo senza aver lasciato traccia sui tabellini dei marcatori dei match (pochi, a dir la verità) disputati.

Non era mai successo nella storia dell’Atalanta. E nemmeno nella storia della Serie A.

Il capocannoniere dell'Atalanta in campionato, il colombiano Luis Muriel
Luis Muriel

Un dato, questo, che non va letto in maniera superficiale: sarebbe un errore.

Oggi l’Atalanta non è una squadra per bergamaschi e nemmeno per italiani.

Il sogno di Antonio Percassi di vedere una squadra fatta tutta di giocatori nostrani (in stile Athletic Bilbao, per esempio) è naufragato pochi anni dopo l’annuncio: prima con l’arrivo di Pierpaolo Marino (fortissimo in Sud America, dove scovò Ezequiel Lavezzi ad esempio), e poi con l’ingaggio dell’attuale dt Giovanni Sartori, uno che negli ultimi anni ha servito colpi da fuoriclasse pescando perfetti sconosciuti nei campionati esteri e mettendoli a disposizione di Gasperini, che li ha fatti diventare dei grandi calciatori.

Si pensi agli olandesi Marten de Roon e Hans Hateboer, al tedesco Robin Gosens (scovato pure lui in Olanda), all’ucraino Ruslan Malinovskyi (questo forse un po’ meno sconosciuto un anno fa), oppure allo svizzero Remo Freuler o all’argentino Luis Palomino.

Bergamaschi e italiani no, ma tesoretti per far crescere la società sì. Del resto, pecunia non olet. Mai.

L'ivoriano Amad Traoré a ottobre è stato il primo 2002 in gol in Serie A
Traorè

L’Atalanta oggi è quella che è grazie all’enorme capacità in panchina del Gasp, vero, ma anche grazie allo straordinario lavoro di scouting fatto dagli uomini di Sartori e dagli osservatori del settore giovanile nei campionati cosiddetti minori, in Europa e nel mondo. Sono stati questi ultimi a portare in nerazzurro gioielli come Dejan Kulusevski (venduto alla Juve per oltre 40 milioni di euro) o Amad Traoré, prossimo campioncino pronto a spiccare il volo.

Non stupiamoci nell’apprendere che l’Atalanta non è una squadra per bergamaschi o per italiani. È semplicemente una squadra che vola.

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