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“Quei 9 ebrei che accogliemmo a Dossello divennero parte della nostra famiglia”

Il giornalista Giuseppe Zois ha incontrato Osanna ed Edgardo Nicoli, figli di Elisabetta ed Edoardo Nicoli detto il “Barbù”, che ricordano quei lontani mesi dell’autunno 1943 quando nella loro casa ad Albino arrivarono prima una poi un’altra famiglia di ebrei. I nomi dei coniugi Nicoli sono stati iscritti nei Giusti fra le Nazioni

“Nostro padre era un antifascista totale, era per la libertà e non si fermava di fronte a niente. Neppure davanti al pericolo di rimetterci la vita. Un po’ tutti noi 5 fratelli siamo stati educati e cresciuti alla scuola della generosità e dell’altruismo”. Comincia così il racconto di Osanna Maggi, figlia di Edoardo Nicoli, detto “il Barbù. È una storia lunga, toccante, carica di molti colpi di scena, di avventura e rischio, di paura e speranza: lo fu soprattutto da quando nell’autunno del 1943 il padre decise di accogliere in casa una prima famiglia di ebrei, alla quale se ne aggiunse un’altra, di parenti – i Goldstaub – per sfuggire a tedeschi e fascisti.

“Eravamo una famiglia di 7 persone, che abitavano in una casa ai Ronchi, al nr. 56, un edificio con muri di sasso e terrazze di legno. Non era una baita come qualcuno ha scritto: era una casa contadina, esposta al sole, adagiata tra bosco, prato e pascolo. Di colpo, un giorno ci scoprimmo con tre persone in più, la famiglia Gallico con papà Enzo, mamma Tina e la figlia Lidia. A loro si aggiunse poi una famiglia di parenti, i Goldstaub: il nonno Vittorio, 74 anni, con il figlio Alberto di 36, la sua giovane moglie Luciana Levi, di 29 e i figli Franco di 7, Giulio di 3 e Emma di 1 anno. Sapemmo poi che a propiziare quella sistemazione fu l’allora parroco don Angelo Zois”.

I fratelli Nicoli: Melchiorre, Osanna, Edgardo
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Osanna è la secondogenita di Elisabetta e Edoardo Nicoli: nata nel 1930, a 18 anni fece le valigie e si diresse verso il Cantone Ticino, dove si è stabilita, sposandosi con Bruno Maggi, mamma di due figlie, Silvia e Claudia e nonna di 3 nipoti.

Aveva 13 anni Osanna, sua sorella Marina, 5 in più, ed era già grande: lei si ritrovò con una compagna di giochi inaspettata, Lidia. Gli altri fratelli erano Ornello, classe 1937; Melchiorre del 1935 e Edgardo del 1940 (Marina e Ornello sono morti).

“Quella brigata di 9 persone – ricorda oggi Osanna – fu per noi fratelli una ventata di novità che ci mise addosso allegria, curiosità, piacere di stare in compagnia. Lidia e Franco ci insegnarono a giocare a scacchi e a dama, per noi cose mai viste. Alla sera ci si trovava spesso nel cucinone, anche con i genitori, un’esperienza del tutto nuova. Io e Lidia diventammo molto amiche, a noi si univa spesso Melchi, che aveva 8 anni”.

Lidia Gallico da piccola
lidia gallico

Quelle due famiglie di ebrei portarono un bel cambiamento anche nella distribuzione dei locali. Ancora Osanna: “Noi ci spostammo al piano terreno, lasciando liberi i due piani che occupavamo. Nonno Vittorio aveva una stanzetta per sé; una grande camera era per suo figlio, la moglie e i tre figlioletti piccoli; e una terza stanza fu occupata da papà, mamma e figlia Gallico. C’era anche un locale che fu usato come dispensa, con molte conserve; al piano superiore fu ricavato un cucinone dove ci stavano tutti e alcune volte ci univamo anche noi. Vittorio era un bravo cuoco, faceva la pasta e il pane, anche perché non si poteva comperare il pane dal fornaio per gli sfollati. Fu lui a farci conoscere le prime lasagne”.

Il “federale” del posto un giorno disse a Edoardo Nicoli che l’indomani sarebbe salito ad arrestare le due famiglie che ospitava: che non si facessero trovare. Nottetempo fu organizzata la partenza e i Gallico approdarono come rifugiati a Balerna, Comune che confina con Chiasso. Per Osanna, “fu un mattino tristissimo alzarsi e non trovare più quelli che erano diventati una parte di noi. Abbiamo saputo che per mettere insieme la cifra dell’espatrio in Svizzera dovettero vendere gioielli e oggetti di valore”.

Dopo 70 anni, Osanna ed Edgardo hanno potuto riabbracciare Lidia Gallico una prima volta nel 2016 e una seconda l’anno scorso, il 15 aprile. Il primo incontro fu per il conferimento della cittadinanza onoraria di Albino ai superstiti delle famiglie Gallico e Goldstaub, poi nuovamente nel 2019 per l’iscrizione di Elisabetta (nata nel 1903 e morta nel 1974) ed Edoardo Nicoli (nato nel 1893 e morto nel 1956) nei Giusti fra le Nazioni, con una cerimonia ufficiale in Comune ad Albino e un secondo momento alla chiesa di Dossello, per la posa di una targa in memoria di don Angelo Zois, il parroco di allora che gestì dall’inizio alla fine la pericolosa accoglienza delle due famiglie ebree in casa del Barbù.

Bruno Maggi e Osanna Nicoli nel giorno del loro matrimonio: sono sulla porta della chiesa di Dossello
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Osanna ed Edgardo Nicoli – il terzo fratello, Melchi ora vive nella Casa per anziani di Balerna – concordano: “Un’emozione fortissima, con una folla di volti, di momenti rivissuti guardandosi negli occhi”.

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