Morto in Svizzera Melchi Nicoli: i suoi genitori, di Dossello di Albino, Giusti fra le nazioni - BergamoNews
Il ricordo

Morto in Svizzera Melchi Nicoli: i suoi genitori, di Dossello di Albino, Giusti fra le nazioni

Da piccolo insieme ai fratelli giocava con Lidia Gallico e con Franco e Giulio Goldstaub, rifugiati nella casa di Elisabetta e Edoardo Nicoli che accolsero due famiglie di ebrei sfollati per sfuggire ai fascisti

Anche se la Giornata della Memoria è passata, è doveroso ricordare un uomo che con la sua famiglia ha legato una parte della sua vita all’accoglienza di due famiglie di ebree fuggite dopo le leggi razziali del 1938.

Questo uomo, che se n’è andato alla vigilia di tale ricorrenza, è Melchi Nicoli. Era nato a Dossello, nel Comune di Albino. Più precisamente in Casa Ronchi nr. 56. Lì abitavano suo papà Edoardo (nato nel 1893 e morto nel 1956), la mamma Elisabetta (nata nel 1903 e morta nel 1974) e altri 4 figli. Nell’ordine: Marina e Ornello, già deceduti, Osanna e Edgardo, rispettivamente di 91 e 81 anni. Tutti hanno lasciato in gioventù il loro paese nell’Oltreserio e si sono stabiliti nel Mendrisiotto: Marina a Vacallo, Ornello a Castel San Pietro insieme con Osanna e Edgardo, Melchi a Balerna. Tre paesi uno a ridosso dell’altro: qui hanno formato le loro famiglie: tutti si sono portati nel cuore quanto vissero – ancora piccoli – nella loro casa dove giunsero due famiglie di sfollati.

I primi ad arrivare nel settembre del 1943 furono Enzo Gallico, medico a Mantova, con la moglie Tina e la figlia Lidia, classe 1932, che aveva 11 anni. Avevano ricevuto avvertimenti , minacce e – il medico – un’incursione notturna inequivocabile. Da qui la decisione di fuggire. Dopo un viaggio avventuroso la sua parte, i tre arrivarono a casa Nicoli. Edoardo, noto come “Barbù”, era un antifascista dichiarato e fu ben lieto di aderire alla sollecitazione dell’allora parroco don Angelo Zois per dare un tetto a tempo indeterminato a quei profughi. Di lì a qualche mese, furono raggiunti da una famiglia di parenti che era già riparata ad Albino da Milano nel novembre del 1942: Vittorio Goldstaub, 74 anni, con il figlio Alberto di 36 anni, la sua giovane moglie Luciana Levi, di 29 e i figli Franco di 7, Giulio di 3 e Emma di 1 anno.

La casa del Barbù era in collina, adagiata tra bosco, prato e pascolo, muri in sasso, terrazze in legno, baciata dal sole tutto il giorno. Piena atmosfera da “Albero degli zoccoli”. Oggi quell’edificio non c’è più. Osanna ha ben presente quella novità: “I nostri genitori erano altruisti e ci hanno insegnato ad esserlo. Ritrovarci quasi di colpo sbalzati dalla nostra solitudine in una brigata di 16 persone ci metteva addosso allegria, curiosità, piacere di stare in compagnia. Lidia e Franco ci insegnarono a giocare a scacchi e a dama, per noi cose mai viste. Alla sera ci si trovava spesso nel cucinone, anche con i genitori, un’esperienza del tutto nuova. Io e Lidia diventammo molto amiche, a noi si univa spesso Melchi, che aveva 8 anni”.

Quelle due famiglie di ebrei portarono un bel cambiamento anche nella distribuzione dei locali. Ancora Osanna: “Noi ci spostammo al piano terreno, lasciando liberi i due piani che occupavamo. Nonno Vittorio aveva una stanzetta per sé; una grande camera era per suo figlio, la moglie e i tre figlioletti piccoli; e una terza stanza fu occupata da papà, mamma e figlia Gallico. C’era anche un locale che fu usato come dispensa, con molte conserve; al piano superiore fu ricavato un cucinone dove ci stavano tutti e alcune volte ci univamo anche noi. Vittorio era un bravo cuoco, faceva la pasta e il pane, anche perché non si poteva comperare il pane dal fornaio per gli sfollati. Fu lui a farci conoscere le prime lasagne”.

Il “federale” di Albino un giorno di fine gennaio 1944 disse al Nicoli che l’indomani sarebbe salito ad arrestare le due famiglie che ospitava: che non si facessero trovare. Nottetempo la famiglia Nicoli e il parroco don Zois organizzarono la partenza per la Svizzera, prima destinazione prefissata fu il Ticino, dove poi la famiglia Gallico rimase fra peripezie e spostamenti vari fino al momento in cui poté fare rientro a Mantova alla caduta del fascismo. Primo approdo dei Gallico alla Villa vescovile di Balerna. Per Melchi e Osanna in particolare “fu un mattino tristissimo alzarsi e non trovare più quelli che erano diventati una parte di noi. Abbiamo saputo che per mettere insieme la cifra dell’espatrio in Svizzera dovettero vendere gioielli e oggetti di valore”.

Unici superstiti oggi sono Lidia Gallico, 89 anni; Osanna e Edgardo Nicoli di 91 e 81 anni. Melchi, sposato con Rita Bortolotto e padre di Edo e Monica, figura di grande lavoratore e appassionato viticoltore, è morto a Balerna a 85 anni. I genitori Edoardo ed Elisabetta hanno visto i loro nomi scritti – nel 2019 – nel firmamento dei “Giusti fra le nazioni”.

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