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Treviglio, in piazza per protestare: “Senza casa non ci stiamo” fotogallery

Erano poco meno di una cinquantina i manifestanti che nel tardo pomeriggio di mercoledì 10 ottobre hanno sfilato per le strade di Treviglio in occasione del corteo “Senza casa non ci stiamo” organizzato dall’Unione inquilini Bergamo.

L’evento, organizzato per manifestare contro le politiche abitative locali e per attirare l’attenzione sul problema degli sfratti per morosità incolpevole, si inseriva all’interno della autoproclamata giornata nazionale “Sfratti zero” indetta da Unione inquilini in tutta la penisola.

Diversi i temi trattati dai manifestanti, riuniti davanti al municipio di Treviglio, che si sono scagliati anche contro il Decreto sicurezza e l’attuale Governo giallo verde, srotolando uno striscione di solidarietà verso il sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento di appalti.

Nel mirino delle contestazioni anche il sindaco Juri Imeri e il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Pinuccia Prandina, citati più volte durante il corteo. Proprio il vicesindaco di Treviglio era stato al centro di un acceso botta solo pochi giorni fa con Fabio Cochis, esponente dell’Unione inquilini Bergamo.

Ad accendere la scintilla tra i due le proteste – e il successivo presidio davanti agli uffici dei Servizi sociali – per lo sfratto per morosità incolpevole di una famiglia turca residente in città.

“Il diritto all’abitare deve venire prima della tutela della proprietà privata di mega gruppi immobiliari, banche e strozzini vari – si legge in una nota rilasciata dall’associazione -. Il profitto non può venire prima dei bisogni delle persone. Non si può permettere che il mercato determini la nostra vita fino al punto di lasciarci senza casa. Di fronte a tutto questo non si può rimanere indifferenti, perché è una questione che riguarda tutti. Dobbiamo attivarci partendo dal sostegno alle famiglie sfrattate di Treviglio e dintorni. Una di queste verrà sfrattata nei prossimi giorni e un’altra non ha più una casa ed è costretta a indebitarsi per pagare un albergo. In entrambi i casi si tratta di famiglie con minori”.

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