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Dopo la nuova vita da imprenditore l’ex boss del Brenta ci ricasca: in lacrime in cella a Bergamo

Felice Maniero accusato di maltrattamenti sulla compagna. Il legale: "È affranto e preoccupato. Non ha negato alcuni scontri, ma il quadro è senza dubbio amplificato dal suo passato criminale"

Al momento dell’arresto Felice Maniero è scoppiato in lacrime: “Vi prego non portatemi in cella, fatelo per mia figlia” avrebbe detto. A denunciare l’ex boss della Mala del Brenta è stata la compagna 47enne, che ha raccontato di maltrattamenti fisici e psicologici che sarebbe stata costretta a subire. I carabinieri si sono mossi in fretta, secondo le nuove regole del Codice rosso che impongono un canale privilegiato per le donne che subiscono violenze. Maniero, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luca Tringali, dalla sua casa di Brescia – dove da anni vive sotto protezione – è stato portato in carcere a Bergamo. È la prima volta che succede dal 2010, ovvero da quanto è tornato libero cittadino.

L’interrogatorio di convalida è stato fissato lunedì. “Ho incontrato una persona affranta e preoccupata per le contestazioni mosse nei suoi confronti – ha detto l’avvocato Luca Broli -. Non è certo l’uomo che si può pensare nell’immaginario collettivo. Non ha negato alcuni scontri con la compagna, ma ritiene il quadro amplificato per il suo passato criminale”.

Recentemente la cronaca era tornata ad occuparsi di lui perché aveva presentato in un video la sua nuova attività di imprenditore nel settore delle microplastiche: 19 minuti in cui lo si vede seduto alla scrivania, leggere in un marcato italiano-veneto dei fogli con il volto pixellato per renderlo irriconoscibile. L’ultima delle sue innumerevoli metamorfosi. A dire il vero, Maniero si era già occupato di acqua in passato, senza troppa fortuna: quando viveva sotto copertura aveva avviato un’azienda di depurazione fallita nel 2016 (poco prima era anche finito nel mirino della trasmissione Report, che gli aveva contestato la funzionalità dei filtri).

Un personaggio da film, tant’è che la sua “Faccia d’Angelo – così era soprannominato – ha fatto le fortune di una miniserie di Sky che ha registrato il maggior ascolto di sempre per una serie originale. A vestire i suoi panni l’attore Elio Germano.

Ma è proprio dietro all’atteggiamento dandy e al sorriso smagliante che si è sempre celata la vera natura di quello che dai primi anni ’80 fino alla metà degli anni ’90 è stato l’indiscusso capo della malavita veneta, capace di ‘colpi’ clamorosi, evasioni rocambolesche e spietate esecuzioni. Istintivo e meticoloso allo stesso tempo. “Un criminale di altissimo profilo”, nonché un uomo di “rara intelligenza” e “furbizia” come lo ha definito il giornalista Giancavino Sulas – storica firma della cronaca nera bergamasca – durante una trasmissione televisiva.

La sua carriera criminale cominciò dall’adolescenza quando aiutava uno zio nei furti di pellame, formaggio e caffè. Passò poi alle rapine – centinaia – assaltando banche ed uffici postali. Fino ad entrare in contatto con le mafie meridionali, delle quali diventò interlocutore e rivale, garantendo armi e droga alla piccola criminalità autoctona. Essendo Maniero e i suoi complici nati a Campolongo Maggiore – un paese lungo il fiume Brenta – la stampa cominciò a parlare di Mala del Brenta.

Nel suo passato una scia di sangue che ha legato la sua banda a 17 omicidi registrati in Veneto negli anni Ottanta, oltre a due rapine miliardarie ai danni del Casino’ di Venezia e dell’aeroporto ‘Marco Polo’ di Tessera, dove era in partenza un carico di 170 chili d’oro. Senza contare le rocambolesche evasioni dal carcere di Fossombrone e Padova.

Grazie alla sua collaborazione con la giustizia, decisa nel 1995, dopo l’ultima cattura, a Torino, Maniero si era visto infliggere una condanna definitiva a 17 anni di reclusione: 11 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso, con rapine, traffico di droga e sequestri, e 14 per sette omicidi, dei quali il boss ne ha riconosciuti solo cinque. Lo status di collaboratore gli è valso il vantaggio del cumulo delle pene. La fine del sodalizio criminale della Mala del Brenta l’ha decretata Maniero stesso, con le sue rivelazioni che in poco tempo smantellarono la banda.

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