Verso il voto
|Caso moschee, Lega all’attacco: “Promesse discutibili fatte solo perché siamo in campagna elettorale”
Imperversa ormai la polemica per la costituzione di quattro nuovi luoghi di culto nei quartieri cittadini
Bergamo. Imperversa ormai la polemica per la costituzione di quattro nuovi luoghi di culto nei quartieri cittadini. Il centrodestra non usa mezzi termini definendo tutto ciò che sta succedendo come un fatto costruito ad hoc dal centrosinistra per racimolare più voti possibili in vista delle elezioni di giugno.
Per poter comprendere al meglio la situazione è necessario inquadrare la situazione che ha portato a questo clima di tensione. Durante l’amministrazione Gori è stato approvato il Pgt (Piano di governo del territorio), strumento utile alla pianificazione urbanistica, varato da Regione Lombardia. All’interno di esso è stato previsto obbligatoriamente un punto che prevedesse la ricerca di nuove attrezzature religiose da destinare alle pratiche di culto (in collegamento all’articolo 19 della Costituzione sulla libera professione delle religioni) e per questo prima dell’ufficializzazione del piano è stata fatta una manifestazione pubblica d’interesse per sondare una disponibilità, da parte di privati, di edifici in vendita; a questo sondaggio hanno risposto cinque soggetti, uno dei quali è stato poi scartato perché non possedeva determinati requisiti. Questi quattro (uno in via Corti, il secondo in via Arnoldi, il terzo in via Canove e l’ultimo in via Rovelli) sono stati così inseriti nel Pgt come spazi adibiti al culto religioso, quindi per qualsiasi credo e non specifico per quello islamico.
Al centrodestra qualcosa però non torna: “Innanzitutto – spiega Alessandro Carrara, consigliere della Lega nel comune di Bergamo – c’è stata una mancata condivisione del progetto con i cittadini dei quartieri interessati e ricordiamo come il tutto è stato fatto da un’amministrazione che nel corso degli anni si è fatta paladina dei principi di trasparenza e condivisione; basta calarsi in queste realtà per capire come i residenti non sono stati coinvolti nella scelta”.
Ad acuire la questione, a detta dei sostenitori del candidato Pezzotta, ci ha pensato anche un episodio nel quale l’assessore Giacomo Angeloni, durante un incontro tra Elena Carnevali e la comunità islamica, ha messo posto l’accento sulla questione. A chiarire la vicenda ci ha pensato poi anche l’assessore alla Riqualificazione Francesco Valesini, con un messaggio video nel quale ha, inoltre, condannato gli attacchi degli avversari politici.
“Io sono basito – tuona il consigliere Stefano Massimiliano Rovetta – che due funzionari del comune appoggino una campagna elettorale volta a raccogliere ed elemosinare delle preferenze con promesse discutibili. Mi riferisco all’episodio di Angeloni, ma soprattutto alla risposta di Valesini, il quale fa il maestrino di diritto costituzionale, ma non ne comprende tanto il senso. Nessuno contesta l’articolo 19, anzi lo rispettiamo, ma in esso non è prevista la realizzazione di moschee, così come di chiese. Come seconda cosa conta anche il buon senso, questo in riferimento all’ipotetico centro di via Corti che non ha parcheggi; questo significa che hanno scelto queste zone senza pensare a quello che potrebbe essere un problema come quello della mobilità”.
“Ritengo patetico e umiliante – ribadisce la consigliera Luisa Pecce – che una candidata donna vada di fronte ad una platea di maschilisti, i quali danno alle donne un valore quasi pari a zero tramite la Sharia, che prevede episodi alquanto discutibili, dal velo alla lapidazione. È vero che viene manifestato il diritto di culto da tutte le religioni, esse però devono essere riconosciute dallo Stato italiano, il quale si premura di trovare un referente, cosa che lo stato islamico non ha”.
Una situazione che sicuramente non si ferma qua e che sicuramente andrà chiarita al meglio, sia da una parte che dall’altra, per il benessere delle comunità religiose in cerca di luoghi di culto, ma anche per i cittadini residenti.


