Report 14/20 giugno

Covid, prosegue l’inversione di rotta nei contagi: a Bergamo più 46% in una settimana

Si registra anche un lieve aumento per quanto riguarda il numero dei pazienti ricoverati nell’ospedale cittadino: da 21 a 24, di cui uno in Terapia Intensiva

Continua, in modo ancor più sostenuto rispetto alla settimana precedente, l’inversione di rotta della curva epidemica. Nella settimana epidemiologica 14-20 giugno, infatti, i nuovi casi a livello nazionale sono stati ben 225.434 (+54,2% dai 146.202 del periodo precedente); media giornaliera 32.205 (da 20.886).

Significativo anche il balzo improvviso del rapporto positivi/tamponi totali: +50% (dal 12,83 % al 18,50%). Un livello altissimo che non toccavamo dall’aprile del 2021.

Hanno accelerato, rispetto a sette giorni fa, i ricoveri nei reparti Covid, che sono passati da 4.210 a 4.585. Anche i pazienti nelle Terapie Intensive sono aumentati, passando da 193 a 209.

Ancora più preoccupante il numero dei nuovi ingressi in Terapia intensiva, passati da 133 a 160.

Crescono quindi gli indici di occupazione nei Reparti Covid: dal 6,6% al 7,1% e nei Reparti di Terapia Intensiva: dal 2% al 2,10%.

In calo i pazienti in isolamento domiciliare: sono ora 569.855 (erano 612.525).

Non si segnala per ora un aumento dei decessi, che nel periodo sono stati 348, in diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando erano stati 424.

Cresce un poco il numero dei tamponi: se ne sono effettuati 1.237.119 (1.160.355 nel periodo precedente), il 75,6% dei quali di tipo antigenico rapido.

Tornano a rialzarsi tutti gli altri indici:

Curva dei contagi: da 0,13 a 0,18.

Rt nazionale: da 0,98 a 1,1.

Indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 265 a 375.

Lombardia e Bergamo

Anche in Lombardia si registra un deciso aumento nel numero dei positivi: sono stati infatti 32.794 che, rispetto ai 20.769 della settimana precedente, danno una crescita del 57,9%.

Si registra un incremento per quanto riguarda il numero dei ricoverati in Area Covid: da 445 a 589; mentre il numero dei pazienti in Terapia Intensiva passa da 21 a 16.
Diminuisce anche il numero dei nuovi ingressi in T.I. che passano da 10 a 4.

I suddetti numeri determinano quindi un aumento nell’indice relativo all’occupazione ai Reparti Covid che passa dal 4,3% al 5,6%, e una diminuzione di quello dei Reparti di Terapia Intensiva: dall’1,2% allo 0,9%.

Cala il numero dei decessi settimanali: da 75 a 51.

Per quanto riguarda gli attualmente positivi, si registra una diminuzione: sono ora 57.116 (erano 80.579 la settimana scorsa); lo stesso calo che riguarda le persone attualmente in isolamento domiciliare, che sono ora 56.511 (erano 80.113).

Cresce l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti, che passa da 207 a 305; così come l’indice medio settimanale di positività, che passa dall’11,91% al 17,45%.

Risalgono del 46,6% i nuovi casi in provincia di Bergamo: nel periodo osservato sono stati 1.966, erano stati 1.341 la settimana scorsa.

Si registra un lieve aumento per quanto riguarda il numero dei pazienti ricoverati nell’ospedale cittadino: da 21 a 24, di cui uno in Terapia Intensiva.

Nel periodo osservato si sono registrati 7 decessi (6 nel precedente).

Sale l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 121 a 177.

Omicron al 100% in Italia

C’erano veramente pochi dubbi, ma ora la conferma è arrivata dai dati. In Italia il 7 giugno scorso la variante Omicron aveva una prevalenza stimata al 100%, con la sotto variante BA.2 predominante. I dati arrivano dall’indagine rapida condotta dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, che sottolineano “l’aumento di casi riconducibili alle sotto varianti BA.4 e BA.5 (che sale al 23,15%) della stessa Omicron”.

In totale, hanno partecipato all’indagine tutte le Regioni e complessivamente 106 laboratori e sono stati sequenziati 1270 campioni. Queste le percentuali rilevate: BA.1 0,32%, BA.2 62,98%, BA 4 11,41%, BA 5 23,15%. Quest’ultima sembra destinata a breve a diventare la più diffusa.

Isolamento e mascherine: regole estive e come potrebbero cambiare

Mentre la curva dei contagi torna a salire, il governo ha deciso di un ulteriore parziale allentamento delle residue misure restrittive. Seppur consigliando ancora cautela, da Palazzo Chigi arriva lo stop alle mascherine in aereo mentre restano obbligatorie sugli altri mezzi di trasporto (treni intercity e Alta Velocità, autobus, tram, metropolitane) fino al 30 settembre.

L’obbligo di indossarle decade al cinema, a teatro e negli eventi sportivi al chiuso, dove saranno però raccomandate; lo stessa vale anche per gli esami di maturità. Obbligo di indossarle prorogato invece per le strutture sanitarie e le Rsa.

Tra i pochi obblighi che restano in piedi resta quello relativo all’isolamento (fino a negativizzazione) per chi è positivo.

Ricordiamo che per quanto riguarda l’obbligo di mascherina sui luoghi di lavoro, oggi questo esiste solo nelle aziende private che hanno sottoscritto “protocolli” ad hoc con i sindacati. Ma questi ultimi sono in scadenza il 30 giugno. E se la pressione sugli ospedali (e il numero dei decessi) rimarrà sotto controllo, nonostante una curva epidemica di nuovo in crescita, dal 1° luglio questo obbligo potrebbe cessare, e trasformarsi in una semplice raccomandazione, così come già accade negli uffici pubblici.

Similitudini con il Portogallo

Un Paese che ci può offrire qualche spunto di riflessione sull’evoluzione della curva è il Portogallo, dove l’epidemia ha vissuto recentemente una recrudescenza sulla spinta della sub-variante BA.5 ormai dominante: l’inversione della curva epidemica si è avuta il 27 aprile, dopo quasi due mesi di stabilizzazione dei casi. È questa l’unica grande differenza rispetto all’Italia, che invece ha visto l’inversione della curva interrompere un lungo periodo (dieci settimane) di calo costante dei nuovi casi.

Notiamo anche come la percentuale di vaccinati sia molto simile: 84,2% con ciclo primario completato in Italia contro 86,0% in Portogallo.

In Portogallo la fase espansiva dell’epidemia è durata poco meno di 4 settimane, dal 27 aprile al 20 maggio: data in cui il contagio è entrato in una banda di oscillazione (+/-20% circa) stabilizzandosi senza grossi scossoni. È come se il numero dei nuovi casi avesse fatto un salto di qualità, attestandosi a livelli più alti (circa doppi) rispetto alla fase precedente. La curva dei ricoveri in area medica ha seguito un andamento simile, ma ovviamente differito nel tempo: da una media di 1.100 pazienti Covid-19 di marzo-aprile siamo passati ai 2.092 del momento di picco. L’inversione al rialzo dei ricoveri si colloca al 10 di maggio, e tre settimane dopo (31 maggio) è iniziata una fase di calo ancora in corso. Raddoppio, più o meno, anche per i decessi: da una media giornaliera di 25 su base settimanale prima della nuova ondata, siamo arrivati ai 48 del picco massimo (8 giugno). Numeri bassi rispetto ai nostri, ma dobbiamo tenere presente che il Portogallo ha 10,3 milioni di abitanti contro i 58,9 dell’Italia (5,7 volte meno).

Le ipotesi sull’Italia che possiamo azzardare in questi giorni si rifanno a questi dati e a pochi altri, sperando che anche da noi la fase espansiva duri solo 4 settimane. Osserviamo che a ondata stabilizzata, il Portogallo si trova con un numero di infezioni, ricoveri e decessi circa doppio rispetto a quelli che aveva prima della diffusione di Omicron 5: la variante del virus è quindi più infettiva e forse più pericolosa.

Al momento, però, non esistono certezze sul futuro: dobbiamo affidarci alle similitudini con altri Paesi come abbiamo visto, con condizioni simili alle nostre; ma solo il tempo, come sempre, ci darà risposte definitive. Quello che è invece è certo è che il Sars-CoV-2 è perfettamente in grado di esprimere ondate epidemiche in piena estate: lo ha fatto in Italia nel 2020 e nel 2021, quando proprio tra luglio e agosto si è avviata la fase espansiva poi culminata in autunno. Oppure in India e in Sudafrica, con temperature largamente superiori ai 30 gradi centigradi.

È quindi ormai assodato che il virus non teme il caldo, come si pensava all’inizio della pandemia.

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