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Marcella Messina: "414 persone con disabilità a carico del comune, la metà senza tutore" - BergamoNews
Bergamo

Marcella Messina: “414 persone con disabilità a carico del comune, la metà senza tutore”

L'assessore alle politiche sociali: "Nel 37% dei casi almeno uno dei due genitori ha più di 70 anni"

Bergamo. Un’analisi certosina, mirata a puntare la lente d’ingrandimento sui servizi dedicati a persone adulte con disabilità. Questo il focus voluto da Marcella Messina, assessore alle Politiche Sociali del comune di Bergamo: 320 schede compilate, un mese di ricerca sul territorio, 15 gli operatori coinvolti, con un tempo medio di indagine di circa 25 minuti a questionario. “Con lo sguardo rivolto al futuro”: questo il titolo del lavoro di coprogettazione svolto dall’assessorato di competenza, unitamente ai presidenti del Consorzio Solco Città Aperta e Ribes. Attualmente, a carico dell’amministrazione comunale, ci sono 414 cittadini, di 56 inserite in strutture residenziali in città, provincia e regione; la mappatura ha analizzato circa il 90% della popolazione restante.

Assessore, come è stata svolta l’indagine?

Diciamo, in primis, che i servizi che fanno capo alle persone adulte con disabilità sono rivolti a progetti estivi e domiciliari finanziati dalle misure regionali e il numero complessivo di minori conosciuti è 61. Alle persone che hanno partecipato alla mappatura abbiamo fatto compilare un questionario con 20 domande, riguardanti l’anagrafica, i servizi frequentati, l’autonomia e le competenze, la rete familiare e i bisogni. Generalmente il nostro lavoro si rivolge a cittadini con una fascia d’età compresa tra i 20 e i 60 anni, con un picco sopra la media tra i 21 e i 25 anni. L’85% della popolazione è italiana, mentre quella straniera conta 21 nazionalità, con prevalenza del Marocco e della Bolivia. La maggior parte delle persone con disabilità risiede principalmente nei quartieri di Redona e Celadina, mentre i numeri più bassi si riscontrano nei quartieri di Conca Fiorita, Colli e Santa Lucia.

Che tipi di relazioni familiari hanno le persone su cui avete condotto l’indagine?

Dall’analisi emerge che nel 9% dei casi la persona vive sola e non ha relazioni su cui poter fare affidamento. Il 60% è inserito in una rete di 3-4 persone, nel 25% dei casi un genitore ha più di 70 anni, nel 12% siamo in presenza di due genitori ultraottantenni o almeno di uno. Rispetto alla tutela legale, ovvero alla figura dell’amministratore di sostegno, nel 53% dei casi non è presente, nel 28% sì. Nel 31% dei casi, inoltre, c’è da considerare anche una parte di vulnerabilità economica che condiziona poi la vita.

E quali sono i bisogni che sono emersi?

Lo studio è stato fatto prendendo in esame i temi della famiglia e dei servizi. Per quanto riguarda il primo, è emersa la necessità di avere maggior tempo libero, per quanto riguarda il secondo invece la priorità è il desiderio di socializzazione e connessione con il mondo esterno e soprattutto con il territorio.

A fronte del focus, quindi, quale è il lavoro che l’amministrazione sta portando avanti?

Chiaro che si deve rivedere il modello di orientamento odierno. Come? Anticipando il lavoro con le famiglie e ipotizzando dispositivi per facilitare la sperimentazione di attività complementari a quelle didattiche, oltre che sviluppare un sistema a budget di progetti, rivedere i setting di presa in carico delle famiglie e rivisitare l’offerta a disposizione introducendo una maggiore flessibilità e apertura al territorio. Per quanto riguarda poi il lavoro di prossimità dobbiamo collaborare ancora di più con oratori, CTE e intensificare la rete con Area Sociale, Senz’Acca e sviluppare progetti diffusi.

L’impegno dell’amministrazione, come dimostra anche l’incremento inserito nel bilancio di previsione 2022, circa 2 milioni di euro, è costantemente rivolto al sociale. Più volte lei ha dichiarato che questa Giunta non lascia indietro nessuno, soprattutto le persone che hanno più bisogno. 

Il tema dell’inclusione è fondamentale e per perseguirlo e soprattutto fare politica sociale serve necessariamente passare da un cambiamento culturale e da un incremento dei servizi destinati proprio al settore. Dobbiamo continuare a lavorare, come stiamo facendo, pensando che la diversità non vada assolutamente stigmatizzata, ma che al contrario rappresenta un valore aggiunto, una risorsa. Questo è fondamentale per dare un senso al concetto di comunità e viverla nella maniera più corretta, quotidianamente.

 

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