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La battaglia di Fonteno: quando Davide (i partigiani) sconfisse Golia (i nazifascisti)

La grande impresa del comandante Montagna

Come molti sanno, la Resistenza è stata uno dei momenti tanto decisivi quanto drammatici della storia d’Italia, uno dei momenti che ha diviso migliaia di famiglie e senza dubbio non ha risparmiato la provincia di Bergamo. Ciò che in pochi ricordano è che proprio nel nostro territorio, per la precisione tra il Sebino e la Valcavallina, si svolse una delle battaglie più importanti della storia partigiana, uno di quei giorni che non si possano dimenticare: si tratta della battaglia di Fonteno combattuta il 31 agosto 1944, quella che con un poco di sana fantasia potrebbe definirsi la battaglia di Davide e Golia.

Prima di iniziare il racconto di questa storica giornata occorre fare un piccolo passo indietro: nella mattinata del 22 agosto di quell’anno una pattuglia della 53° brigata Garibaldi, intenta ad accompagnare il proprio comandante Giovanni Brasi detto “Montagna” dai monti di Fonteno verso il municipio di Solto Collina, si imbatté in un’autovettura tedesca con a bordo un maresciallo ed un soldato teutonici accompagnati da un interprete italiano, un’occasione d’oro per la pattuglia partigiana da sfruttare. Di fronte ai mitra spianati dei soldati della Brigata Garibaldi i tedeschi si arresero e vennero tratti prigionieri sino a Fonteno.

Posti di fronte a tale situazione, il maggiore Fritz Langer, comandante delle SS di stanza a Bergamo, scelse di compiere una rappresaglia nel paese, prendendo in ostaggio alcuni abitanti dell’abitato di Fonteno prima di chiedere la resa delle truppe partigiane. Il piano di Langer prese il via nella prima mattinata di giovedì 31 agosto, quando un manipolo di truppe tedesche fece irruzione nel centro di Fonteno e prese in ostaggio circa un centinaio di persone su cui pendeva un pesante avvertimento: o i partigiani avrebbero liberato i prigionieri, oppure trenta degli ostaggi sarebbero stati fucilati. L’ultimatum venne comunicato al parroco don Gaetano Mocchi, al curato don Vittorio Musinelli, al giovane sacerdote don Giacomo Pedretti che, in compagnia della maestra Faustino Bertoletti e del falegname Angelo Pedretti, salirono sulle pendici del Monte Sicolo dove era posto il comando partigiano, ma da parte della Brigata vi fu il rifiuto alla richiesta tedesca.

Nel frattempo le manovre militari avevano spinto gli uomini della Compagnia fascista “Macerata” di stanza a Clusone a raggiungere Monasterolo del Castello per poi risalire lungo le alture dei Colli di San Fermo così da circondare le truppe della Brigata Garibaldi, mentre contemporaneamente 35 soldati delle SS, comandate dal maggiore Langer raggiungevano il luogo dove erano tenuti prigionieri i tedeschi e l’interprete. Verso mezzogiorno la battaglia prese il via sulle alture che collegavano il Monte Sicolo al Monte Torezzo , con circa 65 partigiani comandati dal tenente Giorgio Paglia e dal maggiore “Stella” che tenevano testa alle truppe della compagnia “Macerata”, mentre altri 31 uomini capeggiati da Montagna colpivano alle spalle le sentinelle tedesche poste a protezione di Fonteno, liberando gli abitanti tratti in ostaggio.

Nel pomeriggio, dopo che in un primo momento don Mocchi ebbe consegnato (con il beneplacito di Paglia) i prigionieri al maggiore Langer, questi vennero disarmati ed imprigionati, ma nonostante l’ordine di “cessate il fuoco” lanciato da Langer alle truppe repubblichine, la battaglia prosegui’ sino alla tarda nottata quando si compì la ritirata fascista. Il resoconto del combattimento segnò la sconfitta dei 340 uomini delle truppe nazi – fasciste contro i 65 partigiani, la salvezza di Fonteno e l’accordo stipulato fra Langer e Montagna per evitare qualsiasi rappresaglia sugli abitanti del paese della Val Cavallina in cambio del ritiro della Brigata Garibaldi.

La grande impresa di Montagna e compagni venne vanificata pochi giorni dopo con una punizione punitiva nazi – fascista su Fonteno avvenuta il 7 settembre, mentre per la 53° Brigata Garibaldi l’epilogo giunse il 27 novembre quando i fascisti della Legione “Tagliamento” uccisero in località Malga Lunga nei pressi di Sovere il giovane Mario Zeduri detto “Tormenta” ed imprigionarono Giorgio Paglia, fucilato pochi giorni dopo al Cimitero di Costa Volpino. Nonostante il tragico epilogo la battaglia di Fonteno verrà ricordata per sempre come uno storico combattimento in cui un manipolo di partigiani agguerriti aprì la strada verso la liberazione, un combattimento in cui Davide per una volta sconfisse ancora Golia.

( L’immagine è tratta da “Sentieri Resistenti” dell’Anpi di Endine )

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