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Cyberbullismo: “Conosciamo veramente tutta la pericolosità del web?”

Giuseppe Alberti, classe 2000, ha seguito con entusiasmo la conferenza sul cyberbullismo tenutasi venerdì 24 marzo all'Istituto Vittorio Emanuele di Bergamo e ci racconta le riflessioni che sono state approfondite

Venerdì 24 marzo ho avuto l’ opportunità di assistere ad uno dei più interessanti e coinvolgenti incontri a tema ‘cyberbullismo’ a cui abbia mai preso parte; e ve lo dice uno che andava alle medie dalle suore.

L’intervento, tenuto dal professore universitario Mauro Cadei e dalla professoressa Daniela Brembilla, che ringrazio per la loro particolare attenzione e precisione nel soddisfare le mie curiosità, ha avuto come tematica principale, con mio grande sollievo, non tanto la morale a cui tutti siamo abituati quando parliamo di atti di arroganza e spavalderia, ma la descrizione nei minimi dettagli di ogni aspetto tecnico della letale trappola del cyberbullismo.

Come precisato più volte dal Professore, l’incontro era mirato alla cognizione di ciò in cui precisamente consiste l’oppressione via internet.

Riassumendo rapidamente il tutto: il termine ‘bullismo’ è il divisore comune di una più vasta gamma di reati. Di questa categoria emergono, oltre le comuni e purtroppo frequenti offese o minacce tramite messaggistica, le forme che riguardano la diffusione online di materiale sessualmente esplicito. Sono riconosciute tre varianti: SEXTING, REVENGEFORM e SEX TORSION. La prima comprende l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet o telefono cellulare; la seconda consiste nella condivisione illecita di contenuti pornografici, con aggravante di pedopornografia se ritraggono minori di diciotto anni; l’ultima riguarda il ricatto che può derivare dal possesso di “scomodità” di una persona con la minaccia della divulgazione in rete di esse.
Particolare attenzione è stata dedicata, inoltre, all’informazione sui reali rischi che corre un minore in possesso di un dispositivo elettronico. Siamo abituati a sorbire infinite prediche sul “guardare a destra e a sinistra quando si attraversa la strada”, ma quante volte siamo stati realmente preservati dalle pericolosità del web?

Ciò che più mi ha incuriosito della lezione è stato il fattore ‘anonimità’ del cyberbulling, fattore su cui, erroneamente, non si è mai abbastanza informati. In poche parole, non si è mai del tutto censurati quando si utilizza qualsiasi forma di dispositivo connesso ad internet. Il riparo dietro ad un falso profilo o ad un nickname è ciò che rende così diffuso e pericoloso il bullismo online, accessibile a chiunque verso chiunque, ma c’è sempre un intestatario a cui risalire attraverso un codice IP, in grado di tracciare ogni messaggio, foto o video condiviso online. Non è facile come sembra nei film, ma è possibile aggirare i controlli con una serie di triangolazioni extracomunitarie difficilmente rintracciabili dalla polizia; trovate tutto nella guida di settimana prossima “le guardie non ti trovano se non ti fai trovare”.

A parte sdrammatizzazioni varie, la persistente piaga del cyberbullismo macina innumerevoli vittime ogni anno, è perciò bene affidarsi a persone competenti, escludendo il completo affidamento alle informazioni trovate nei meandri del web. Bisogna, perciò, essere consapevoli dei rischi che si corrono esponendosi in ambienti online, saperli prevenire, ed eventualmente curare.

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