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Crolla il prezzo del latte: produttori in presidio alla Lactis

Lombardia Latte si mobilita per la sopravvivenza delle aziende agricole. Dopo il recente taglio del prezzo del latte da 44,5 cent a 36 cent i produttori chiedono un tavolo di confronto con Parmalat e il rispetto delle normative nazionali. “Diciamo basta a questo modo unilaterale di decidere il prezzo del latte”.

Mattinata di presidio davanti alla Lactis di Albano S. Alessandro.

Lombardia Latte ha organizzato martedì una mobilitazione dei soci conferenti a Parmalat per rivendicare il rispetto del contratto stipulato con l’azienda.

Due gli obiettivi da raggiungere: riconoscimento della specificità e qualità del prodotto locale, rispetto dei contratti sottoscritti da Parmalat e produttori.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la recente diminuzione del prezzo del latte da 44,5centesimi al litro a 36 centesimi al litro.

“E’ impensabile continuare a lavorare a queste condizioni – spiegano alcuni produttori presenti alla mobilitazione – Se siamo qui oggi e continuiamo ad andare avanti è perché amiamo il nostro lavoro, la passione ci fa continuare, ma è chiaro che la situazione così non è sostenibile così come non è più pensabile continuare a subire tagli di questa portata decisi unilateralmente dalla multinazionale senza che ci sia un dialogo, senza un confronto costruttivo”.

“Capiamo perfettamente le esigenze e le problematiche attuali – spiega Paolo Gatti della OP Lombardia Latte – ma non dobbiamo dimenticare che il prodotto che i nostri soci forniscono è un latte definito di alta qualità, ciò comporta che ci siano costi di produzione per le singole realtà molto più elevati, senza contare i costi accessori legati a energia, assicurazioni, tasse, controlli e messa a norma degli impianti. La qualità del nostro latte è al primo posto”.  

“Vogliamo – spiegano i produttori – che venga fatta una trattativa territoriale che tenga conto e valorizzi le peculiarità del mercato locale. Queste le finalità della campagna pubblicitaria che ha visto coinvolti tutti i produttori che hanno messo la loro faccia sulle confezioni di latte. Purtroppo l’iniziativa non ha sortito gli effetti sperati poiché si è dovuta scontrare con il muro rappresentato dalla logica aziendale di Parmalat sempre più legata al mercato estero".

“Diciamo basta a questo modo unilaterale di decidere il prezzo del latte – continuano – non tolleriamo più lo strapotere delle industria multinazionale che sta forzando e sfruttando una situazione di confusione dettata dal passaggio da un regime trentennale di quote latte a quello di libero mercato. L’industria italiana deve sganciarsi dalle logiche multinazionali che fanno utili senza reinvestirli sul territorio. Lo Stato deve verificare il rispetto delle normative nazionali da parte delle industrie come Parmalat. Chiediamo in particolare il rispetto di quanto previsto dall’art.62 del decreto liberalizzazioni e dal ‘Pacchetto latte’ . Non stiamo chiedendo interventi straordinari”.

Indetta anche una mobilitazione di Coldiretti il 6 febbraio a Milano. “Non mancherà il nostro sostegno – queste le parole di Alberto Brivio, presidente della Coldiretti Bergamo – Toccare il latte implica toccare tutto l’ambito della zootecnia, aspetto fondamentale del nostro paese. L’economia fa finta di dimenticarsi che questo settore è essenziale per l’Italia e per la sua popolazione”.

Dall’altro lato Parmalat precisa che l’obiettivo primario per l’azienda è proprio quello di continuare a comprare latte italiano. L’azienda comprende molto bene le esigenze dei produttori e apprezza la compostezza con cui Latte Lombardia e i suoi associati hanno manifestato il proprio disappunto, ma non è possibile non sentire le pressioni che vengono da fuori, quali la sovrabbondante produzione di latte, la chiusura dell’era quote latte, l’imperante crisi economica che ha fatto diminuire i consumi e il prezzo inferiore del latte proveniente dai paesi europei, una materia prima che può circolare liberamente anche nel mercato italiano. Parmalat non può pagare il latte a un prezzo più alto di quello di mercato. I contatti con i produttori sono continui da parte del gruppo Parmalat che è disponibilissimo ad incontrarli per un confronto.

Giorgia Latini

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