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Tra Merkel, Schulz e Petry: un bergamasco racconta la Germania pronta al voto

Manuel Lieta, 41 anni, brianzolo d'origine per anni legato a Bergamo per motivi di lavoro. Dal 2016 vive e lavora a Berlino, da dove ci racconterà questi mesi di avvicinamento alle elezioni Politiche che il prossimo 24 settembre potrebbero cambiare la Germania e, indirettamente, l'Europa

Manuel Lieta, 41 anni, brianzolo d’origine per anni legato a Bergamo per motivi di lavoro. Dal 2016 vive e lavora a Berlino, da dove ci racconterà questi mesi di avvicinamento alle elezioni Politiche che il prossimo 24 settembre potrebbero cambiare la Germania e, indirettamente, l’Europa.  

Considerata da sempre più italiani la colpevole delle nostre sfortune, la Germania è in realtà “solo” la voce più forte tra quelle che determinano le dinamiche dell’Europa contemporanea. Le imminenti elezioni Politiche, il prossimo 24 settembre, sono dunque un appuntamento fondamentale anche per noi, e che proveremo a raccontare con una serie di appuntamenti che presenteranno candidati, posizioni e rispettive possibilità.

Il contesto: i tedeschi votano con un sistema proporzionale con meccanismi di correzione, e cioè con soglia di sbarramento al 5% senza premi di maggioranza; questo rende necessaria la formazione post-voto di coalizioni di governo. Attualmente è in carica la Grosse Koalition, tra i conservatori della CDU/CSU e i socialdemocratici della SPD. Ma come sta la Germania? Bene: gli indicatori economici sono positivi: fiore all’occhiello la disoccupazione al 3.9%, dato più basso dal 1990.

Le forze in lizza. D’obbligo partire da Angela Merkel, esponente CDU/CSU (Unione Cristiano-Democratica), Kanzlerin in carica e candidata per la quarta volta. Da un lato figura molto amata nonostante un fisiologico logoramento, dall’altro candidata della continuità. La sua politica sui profughi, per cui pure ha ricevuto elogi, e una idea di Europa-del-rigore che molti non amano, non sono gettonatissime, in tempi di propaganda anti-euro e anti-immigrazione. La sua campagna, a causa dei “falchi” della CSU bavarese, sta retrocedendo molto sul versante immigrati e ammiccando alla base più oltranzista, vedi ”Europa a doppia velocità”: chiaro tentativo di arginare l’emorragia di voti che dalla CDU si riversa verso AfD, di cui diremo tra poco.

Germania

La SPD (Partito socialdemocratico) ha scompaginato le carte con un candidato a sorpresa. E’ Martin Schulz, che Berlusconi definì “kapò”. Europeista convinto, nemico dell’austerità, apprezzato ex presidente del Parlamento Europeo, Schulz, pur membro di un partito al governo, si presenta come volto nuovo e catalizza passione e coinvolgimento, al contrario della Cancelliera: se si votasse direttamente per il premier, oggi il 50% dei tedeschi sceglierebbe lui, e solo il 34% la Merkel.

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Vero outsider è AfD (Alternative für Deutschland), partito antieuro e protezionista guidato da Frauke Petry. Nato per iniziativa di docenti e studiosi di economia, accreditato di un 12% a livello nazionale, punta a destra sull’immigrazione, ma indulge a preoccupanti inclinazioni suprematiste e intercetta sia le classi agiate che quelle più popolari, facendo leva sullo spauracchio-profughi ma anche sull’eliminazione dei sussidi di disoccupazione. Al momento è un problema soprattutto per la CDU, cui drena non poco elettorato.

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Tra l’8 e il 10%, per i sondaggi, sono Verdi e Linke. I primi incarnano un centrosinistra liberale. I secondi, eredi del Partito Comunista della ex Ddr, propongono innalzamento del minimo salariale e tassazione sui redditi alti.

Insomma, la partita è aperta, e la rielezione della Merkel non scontata. Fondamentali le strategie, le prime mosse di Schulz e il ricompattamento “a destra” della CDU.

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