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Delitto Pantic, Costelli voleva uccidere? Guerra di perizie al processo

E' guerra di perizie al processo ai danni di Roberto Costelli, il 40enne di Calcio imputato con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato per il delitto di Roberto Pantic, il rom - padre di dieci figli - ucciso con un colpo di pistola mentre dormiva nel suo camper in campagna a Calcio lo scorso 21 febbraio.

 E’ guerra di perizie al processo ai danni di Roberto Costelli, il 40enne di Calcio imputato con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato per il delitto di Roberto Pantic, il rom – padre di dieci figli – ucciso con un colpo di pistola mentre dormiva nel suo camper in campagna a Calcio lo scorso 21 febbraio.

Nel corso dell’udienza del processo di lunedì 5 ottobre, di fronte al gup Raffaella Mascarino, i consulenti di accusa e difesa hanno presentato le loro perizie balistiche sui sette spari della Taurus 357 di Costelli quella notte.

Da una parte, per il pubblico ministero Carmen Pugliese, il colonnello dei Ris Matteo Longhi che ha affermato che i colpi sono stati esplosi da una distanza di tre metri dal camper in cui c’era Pantic con la moglie, e che quindi il 40enne di Calcio avesse la chiara intenzione di uccidere.

Dall’altra, per la difesa coordinata dall’avvocato Pasquale Silvestro, il generale Romano Schiavi, che ribattuto spiegando che Costelli ha sparato da trenta metri e che volesse solo spaventare la famiglia di rom.

L’udienza è stata aggiornata a venerdì 20 novembre, giorno in cui dovrebbe essere emessa la sentenza per il delitto Pantic. 

Costelli quella notte, dopo aver lasciato una festa di Carnevale per la quale si era travestito da cardinale, aprì il fuoco contro due camper posteggiati lungo una strada di campagna che porta alla località Ponte Gobbo (Put Gob) a Calcio, in cui dormiva Pantic con la moglie e i dieci figli. Sei proiettili avevano raggiunto il camper più grande, quello in cui c’erano i bambini, ma senza provocare feriti. Uno, invece, sparato verso il mezzo più piccolo, aveva colpito alla testa e ucciso il rom di origine croata, nato in Italia.

Un omicidio, come ammesso dallo stesso Costelli di fronte agli inquirenti, provocato da fatto che i nomadi sporcavano con i loro rifiuti la campagna della Bassa, a lui tanto cara. L’ex carpentiere aveva raccontato di volerli solo spaventare per farli andare via da quel posto, ma di aver sbagliato mira.

Il pubblico ministero Carmen Pugliese che ha condotto le indagini, gli contesta le aggravanti della discriminazione razziale e dei futili motivi.

Nel corso della perquisizione all’interno dell’appartamento di Costelli, incensurato, erano state ritrovate anche una decina di piante di marijuana e circa un chilogrammo di "erba". Oltre a una serie di armi, tra cui una balestra e la pistola utilizzata per il delitto, che era stata poi nascosta all’interno di una stufa.

All’udienza di lunedì era presente anche la moglie di Pantic con due dei suoi figli, come persone offese e non come parte civile: il legale di Costelli aveva già trovato un accordo tra le parti sul risarcimento economico.

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