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Azienda agricola Pagnoncelli Folcieri: dal “Moscato del farmacista” a grappa, vino e birre - BergamoNews
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Azienda agricola Pagnoncelli Folcieri: dal “Moscato del farmacista” a grappa, vino e birre

Una storia profondamente legata al territorio di Scanzorosciate, che si divide in due: il vigneto sul Monte Bastia da un lato e la meravigliosa villa Pagnoncelli con cantina nel centro storico dall’altro.

Per molti, ancora oggi, quello prodotto dall’azienda agricola Pagnoncelli Folcieri è il “Moscato del farmacista”.

Un modo di dire che nasce dalla professione di nonno Giancarlo che alla fine degli anni ’50 si era innamorato di un vecchio vitigno sul monte Bastia, che stava quasi scomparendo dopo le due guerre.

Ed è qui che, con grandissima passione, Giancarlo nel 1962 produce il suo primo Moscato di Scanzo dando il via al mito: una produzione ridotta, che negli anni ’80 si aggirava attorno all’ottantina di bottiglie da 375ml, che “il farmacista” regalava ai suoi clienti abituali.

Dopo il figlio Maurizio, oggi in azienda è arrivata la terza generazione con la nipote Francesca e suo marito Massimo, con i quali nel 2017 è iniziata, a piccoli e misurati passi, la trasformazione in azienda agricola.

Una storia profondamente legata al territorio di Scanzorosciate, che si divide in due: il già citato vigneto da un lato e la meravigliosa villa Pagnoncelli con cantina nel centro storico dall’altro.

Una location esclusiva che fa parte del circuito delle dimore storiche di Bergamo, con visite calendarizzate e accompagnate spesso da varie tipologie di degustazioni: un nuovo sbocco lavorativo che ha preso piede da tre anni e che ben si accompagna all’attività di vendita diretta.

“Per noi è importante entrare in contatto con chi sceglie i nostri prodotti – racconta Francesca Pagnoncelli Folcieri – Ci piace questo rapporto diretto, che è un’occasione per spiegare come nascono i nostri prodotti, come e dove lavoriamo, per condividere la passione che ci accompagna da sempre. I nostri ‘gioielli in bottiglia’, come ci piace chiamarli, si stabiliscono in una fascia di prezzo medio-alta, e noi vogliamo che la gente capisca il perché: sono piccole produzioni, sulle quali non si può fare economia di scala, e per le quali i processi di lavorazione sono quasi esclusivamente manuali. Queste cose vanno spiegate anche al fine di fare cultura del prodotto e del territorio”.

E allora scopriamoli questi “gioielli in bottiglia”.

Il fiore all’occhiello, ovviamente, è il Moscato di Scanzo che rimane in acciaio per un minimo di 24 mesi e termina maturazione e stabilizzazione in bottiglia per 2-3 mesi prima di essere messo in vendita. La capacità di maturazione è poi infinita, il Moscato di Scanzo si può degustare anche dopo 20 e passa anni dall’imbottigliamento.

C’è poi un vino rosso da tavola, “Ombra rossa”, svelato al pubblico per la prima volta in occasione della Festa del Moscato del 2014 e che ha subito conquistato i palati: pensato inizialmente per un consumo familiare, è un vino volutamente molto semplice che mixa un uvaggio Merlot all’85-90% e la restante quota di Moscato, che conferisce una dolcezza finale ideale per accompagnare  qualsiasi tipo di piatto della tradizione lombarda e non solo.

Immancabile, poi, la grappa di Moscato di Scanzo, oggi firmata dal Mastro distillatore Vittorio Capovilla in provincia di Vicenza: con una gradazione alcolica di 43 gradi risulta morbida e di una dolcezza unica, ottenuta solo da una distillazione in doppio passaggio dalle vinacce di uva di Moscato, senza alcuna aggiunta.

Le ultime arrivate sono due birre, fatte con mosto d’uva: la Mùscat, una Italian Grape Ale (IGA) da mosto di Moscato di Scanzo, 8,5 gradi dal colore ambrato; e la Sirio, novità dell’estate 2019, prodotta con mosto di Moscato giallo passito spumantizzata in Franciacorta con metodo classico, dal colore dorato e con gradazione del 7,9%.

Due prodotti molto particolari, con tiratura di circa 1.500 bottiglie da 0,75ml per ogni tipologia, ma che sanno reggere tutto il pasto.

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