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L'appello

Guerini alle sei BCC bergamasche: “Non siate egoiste, apritevi al confronto”

Giuseppe Guerini, presidente di Confcooperative Bergamo, lancia un appello ai consiglieri di amministrazione delle sei Bcc bergamasche. Viene da chiedersi: “ma se i fondatori delle prime Casse Rurali avessero ragionato come chi sostiene che “si può stare bene anche da soli", sarebbero mai nate le gloriose esperienze del credito cooperativo?"

Dopo il “no” espresso dalla Bcc Caravaggio Crema Adda alla fusione con la Cassa Rurale di Treviglio, Giuseppe Guerini, presidente di Confcooperative Bergamo, lancia un appello ai consigli di amministrazione delle sei BCC bergamasche.  

Lo scorso venerdì 21 maggio, probabilmente nelle stesse ore in cui a Caravaggio il CdA della BCC decideva di abbandonare il progetto di aggregazione con la consorella di Treviglio, io la Vicepresidente Barronchelli e il Segretario Generale Moioli, eravamo impegnati ad ascoltare la restituzione dei lavori realizzati tra tre classi terze del Istituto Tecnico Majorana di Seriate, che avevano partecipato ad un progetto di alternativa scuola lavoro durante il quale hanno realizzato tre progetti di imprese cooperative nel settore turistico e culturale.
Detto per inciso tre bellissimi progetti di cui confido torneremo a parlare.

Durante la presentazione, una ragazza ha raccontato che mentre si stavano conducendo i laboratori, che nell’arco di alcuni mesi hanno consentito di sviluppare il progetto, si sono accorti che non tutti stavano collaborando, che non vi era unitarietà di intenti. Così hanno deciso di aprire una sessione di lavoro per ridirsi tutti quanti quale significato aveva per loro il progetto e che cosa avrebbero voluto vedere realizzato, scambiandosi appunto visioni e attribuzioni di significato.
Si sono cioè confrontanti apertamente sulla visione circa il futuro del loro progetto di impresa simulata, riuscendo concretamente a ripartire.

Da sabato mattina, dopo aver appreso la notizia che il progetto di aggregazione tra le Bcc di Treviglio e Caravaggio si era arrestato mi sto chiedendo perché i sei consigli di amministrazione delle banche di credito cooperativo bergamasche non riescano a fare quello che è riuscito ai 20 ragazzi e ragazze di una scuola superiore?

Della necessità e opportunità di una riorganizzazione del Credito Cooperativo locale si parla da almeno un anno, con una accelerazione che pareva inarrestabile dopo la fusione di Ubi assorbito da Banca Intesa e l’ingresso in forze di BPER nel mercato bancario della Lombardia.

Per questo la notizia del voto contrario nel Consiglio di amministrazione della Bcc di Caravaggio al progetto di aggregazione con la Cassa Rurale di Treviglio è una doccia gelata che non riguarda solo le due Banche direttamente interessate (o disinteressate), ma rischia di essere un cattivo presagio per il mantenimento della centralità delle banche di credito cooperativo bergamasche nel panorama degli istituti di credito del nostro territorio.

Certamente vi sono ragioni tecniche squisitamente bancarie e visioni imprenditoriali di posizionamento, al momento sconosciute a chi scrive, che hanno condizionato la decisione di Caravaggio, ma che la fascia territoriale che attraversa la pianura da essa ad ovest, a nord e sud della BreBeMi rappresenti uno bacino di maggiore sviluppo economico dei prossimi anni è quanto mai evidente. Per questo una integrazione tra le due principali BCC di quell’area pareva essere la premessa ad una integrazione dello sviluppo tra locale e globale, tra una vocazione comunitaria e una propensione ad essere tessuto connettivo tra Milano e Brescia evitando il rischio di essere solo territorio di passaggio o di conquista. Certo non dipende solo dalle BCC, ma indubbiamente un istituto di credito cooperativo importante e territorialmente radicato potrebbe svolgere quella funzione di “patrimonializzazione” del capitale sociale per contenere l’estrazione di valore dal territorio che gli investimenti della finanza globalizzata comunque comportano.

Lo stop al progetto di Caravaggio e Treviglio raffredda ogni ulteriore entusiasmo anche per una ripresa del dialogo auspicato anche dalla recente lettera di Alessandro Azzi (Presidente di Federcasse Lombardia) che invitava le BCC bergamasche a confrontarsi per valutare un possibile progetto di aggregazione per un polo bergamasco. Nulla è perduto certamente e le strade rimangono aperte, ma serve che dalle BCC arrivino segnali che da molte parti il territorio attende. Lo attendono molti soci delle BCC, lo attendono le imprese che vorrebbero continuare ad avere un partner bancario nel territorio, che nel territorio si identifica e mantiene radicamento.

Il timore, invece, è che ancora una volta la difesa di interesse particolari, tra campanilismi dell’altro secolo e la paura di perdite di posizioni di controllo per amministratori e dirigenti, condanni Bergamo ad offrirsi suo malgrado come terra di conquista: la sorte toccata a BAS, poi a Popolare di Bergamo, di seguito a UBI, per non parlare di Autostrade Lombarde, mette ancora un volta in evidenza il male bergamasco che già i rapporti OCSE da tempo avevano messo in evidenza: “una cronica incapacità di fare sistema”. La fatica di riunirsi attorno ad un tavolo per parlare apertamente riconoscendo magari in un collega della BCC una leadership maggiore alla propria. Come se fosse meglio rischiare di essere conquistati dall’esterno che trovare un’intesa con chi ci è prossimo.

Fa ancora più impressione che a cadere in questa trappola siano le banche di prossimità per definizione, quelle che del metodo cooperativo dovrebbero essere esperte, ma che alla prova dei fatti sembrano dimostrare che sia proprio la propensione a cooperare per “mutualizzare” risorse e criticità e “provare a sortirne insieme” quello che ci manca.

Tra chi si trincera dietro le difficoltà e le incertezze, chi si sente a posto perchè non ha bisogno di nessuno e può star bene da solo, alla fine quello che manca è un soggetto aggregatore che proponga una visione e un rilancio della presenza del credito cooperativo nel territorio di Bergamo. Quello che manca forse è proprio una visione che riesca ad individuare nella specificità cooperativa, nella distintività del modello mutualistico il vero fattore competitivo, che giustamente continuiamo a rivendicare contestando ai regolatori delle BCE l’insufficiente riconoscimento della specificità del credito cooperativo. Ma forse, oltre che rivendicarla a Francoforte, dovremmo impegnarci di dimostrarla a Bergamo come a Treviglio a Zogno come Caravaggio, a Clusone come a Romano di Lombardia.

La piazza commerciale di Bergamo ha suscitato un crescente appetito per molti istituti di credito, che non vedono l’ora di insinuarsi nei varchi aperti dalla scomparsa delle insegne di UBI Banca, nei quali invece il Credito Cooperativo pare affacciarsi con molta cautela.

Viene da chiedersi: “ma se i fondatori delle prime Casse Rurali avessero ragionato come chi sostiene appunto che “si può stare bene anche da soli”, sarebbero mai nate le gloriose esperienze del credito cooperativo?”.

Se quei sacerdoti o quegli illuminati pionieri quali Rezzara, Toniolo, Portalupi osservando nella popolazioni un bisogno di credito, che certamente non interessava direttamente loro, si fossero accontentati del fatto che …”non non abbiamo bisogno di niente e quindi ce ne stiamo tranquilli in canonica”, oggi la storia economica della nostra provincia non sarebbe certamente la stessa.

Che ne è del coraggio e della visione dei fondatori del credito cooperativo? Mai come oggi abbiamo bisogno di una infrastruttura economica e bancaria che sappia dialogare con il territorio e che ne accompagni la crescita e le ambizioni.

Ai CdA delle sei BCC bergamasche dico: non abbiate paura ad aprire un confronto aperto e franco col territorio, sono certo che Associazioni di Categoria (a Cominciare da Imprese & Territorio), Istituzioni e singoli cittadini sono pronti ad essere al vostro fianco per accompagnare un percorso che restituisca a Bergamo una centralità nell’industria bancaria lombarda – quantomeno nell’ambito del credito cooperativo.

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