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Carovana delle Alpi: bandiera verde per le Orobie, nera di sfida alla Regione

Le segnalazioni di buone pratiche si addensano in particolare nell’arco orobico: un riconoscimento anche al progetto di Filiera del Pane Bergamasca

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Pur affrontando le necessarie limitazioni imposte dal contrasto all’epidemia, anche nell’estate 2020 la Carovana delle Alpi di Legambiente (campagna di informazione nata nel 2002 per raccontare il territorio alpino, un’ecosistema fondamentale per la conservazione della biodiversità in Europa reso fragile dai mutamenti climatici e da uno sfruttamento eccessivo delle risorse) torna a raccogliere e rilanciare i segnali positivi che affiorano nella montagna lombarda e nelle sue valli. Ma anche a rilevare le cose che non vanno, sottolineate da sventolii di bandiere nere.

Ed è una sfida a Palazzo Lombardia la bandiera nera assegnata alla Regione, affinché si attivi per bloccare, una volta per tutte, il dilagare dei “traffici di pascoli” di cui con allarmante frequenza si rendono responsabili allevatori e intermediari della pianura padana, sempre in cerca di superfici da dichiarare per beneficiare dei sussidi PAC (la Politica Agricola Comunitaria) o per giustificare le eccessive densità di capi allevati, e schivare così le sanzioni per violazione della “direttiva nitrati”.

Espedienti che giungono a configurarsi come vere e proprie truffe finalizzate ad acquisire indebiti aiuti comunitari, svelati da inchieste giudiziarie: l’ultimo caso venuto alla luce in giugno ha interessato un allevamento bresciano, il quale dichiarava l’uso di alpeggi in Valle d’Aosta che in realtà non risultavano caricati di bestiame.

Purtroppo i casi e le inchieste che arrivano a giudizio sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffuso in tutta l’Italia montana, in una moltitudine di piccoli comuni proprietari di pascoli le cui superfici vengono collocate in aste pubbliche a cui si presentano grandi aziende di allevamento, offrendo la disponibilità a pagare somme che spiazzano i piccoli allevatori locali, per i quali la beffa si somma al danno: loro non potranno caricare l’alpeggio, mentre i nuovi concessionari sono interessati solo al titolo cartaceo, e nessun interesse alla cura del pascolo che si avvia a progressivo degrado.

“Ci aspettiamo dalla Lombardia, prima regione zootecnica d’Italia, un impegno a eradicare questo fenomeno, che determina iniqui guadagni per i grandi allevamenti intensivi della pianura e del fondovalle, ma danneggia le attività economiche e l’ambiente pascolivo montano: finora abbiamo visto e apprezzato solo delle linee guida, ottime nei contenuti ma del tutto evanescenti nella applicazione, non sono uno strumento sufficiente” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

Quello dei pascoli è solo una dei fronti dell’attacco ai versanti montani additati dalla Carovana delle Alpi: l’altra bandiera nera riguarda le piste agro-silvo-pastorali, infrastrutture che sarebbero indispensabili, se ben progettate e realizzate, per assistere le attività forestali e d’alpeggio.

Ma non è questa la norma in Lombardia, dove queste opere vengono realizzate quasi sempre in economia, assegnate a imprese che praticano scandalosi ribassi d’asta su progetti che rispondono ad aspettative ultralocalistiche di valorizzazione di proprietà immobiliari, che spesso nemmeno contemplano le finalità dichiarate.

La bandiera nera mette sotto i riflettori il caso di Premana, comune della montagna lecchese che negli ultimi anni ha visto crescere una rete sempre più tentacolare di piste e tracciati, che intersecano le linee di pendenza e creano rischi di distacchi franosi e di alluvioni in caso di eventi climatici estremi, ma la problematica è ahinoi assai diffusa in tutta la regione, dove la realizzazione di opere estremamente delicate sotto il profilo dell’interferenza coi versanti è sempre più delegata a istituzioni locali sguarnite anche delle figure tecniche adeguate a valutare gli interventi e la qualità delle opere.

Nel paniere della Carovana delle Alpi edizione 2020 prevalgono però le bandiere verdi, le segnalazioni di buone pratiche si addensano in particolare nell’arco orobico: procedendo verso est, si comincia dal riconoscimento al comune di Lecco, che ha finalmente creato le condizioni per il rilancio, in termini di turismo leggero, della località Piani d’Erna, potenziando i collegamenti della stazione funiviaria con i servizi di trasporto urbano e smantellando gli impianti di risalita da tempo dismessi, ricordo dell’epoca in cui quella di Piani d’Erna era una popolare località sciistica.

Altra bandiera premia l’impegno per il ripristino della naturalità e del paesaggio nei siti di interesse comunitario tra la Valle del Livrio e la Val Venina, nel Parco delle Orobie Valtellinesi, che anche in questo caso passa dalla rimozione delle ingombranti presenze, risalenti agli anni ‘60, di impianti di risalita realizzati nel comune di Albosaggia, e chiusi dal 1983.

Nelle valli orobiche, il riconoscimento va al progetto di Filiera del Pane Bergamasca, che da quattro anni promuove l’adozione di pratiche mutualistiche per la coltivazione, la trasformazione e il consumo di produzioni cerealicole biologiche, affiancando le funzioni di animazione e di manutenzione del territorio e degli agro-ecosistemi a quella della tenuta delle relazioni di prossimità in una rete di economia sociale e solidale.

Finalità simili sono quelle riconosciute al Bio-distretto di Valle Camonica, sorto a partire dall’esigenza riconosciuta di consolidare il presidio di un territorio che ha perso troppi terreni un tempo coltivati, per abbandono dei versanti o eccessiva urbanizzazione del fondovalle, e che ora affronta il ripristino della propria vocazione agricola, migliorando le tecniche e condividendo competenze e mezzi tecnici, così come lo sviluppo di una attività di trasformazione e di un’organizzazione di vendita impostata sulle reti di prossimità.

“I segnali positivi che vengono dall’attivazione delle comunità di valle sono fortunatamente crescenti, è sempre più chiaro che le reti sociali rispondono positivamente alla necessità di garantire ed estendere il presidio e l’animazione economica dei territori montani, in particolare nell’arco orobico. Ma questa forza e coesione comunitaria non può prescindere dalla solidità e trasparenza della filiera istituzionale, che si conferma come elemento di forte vulnerabilità del versante italiano dell’arco alpino” conclude Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia.

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