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“Ospitalità diffusa impegnata nell’emergenza, ma servono interventi per il settore”

In circa un mese si è passati dall’overtourism alle città vuote. Una situazione ancor più amplificata a Bergamo, al centro dell'epidemia da Coronavirus

“L’ospitalità diffusa è in ginocchio: in circa un mese si è passati dall’overtourism alle città vuote. Già prima degli ultimi provvedimenti restrittivi, avevano chiuso il 98% delle 183.243 attività ricettive extralberghiere autorizzate. Non ci sono più turisti e chissà tra quanto torneranno nel bel Paese”. Così Claudio Cuomo, Presidente nazionale di Aigo, l’associazione Confesercenti dell’ospitalità diffusa, in una lettera indirizzata al ministro Dario Franceschini.

Una situazione che a Bergamo, al centro dell’emergenza, è ancora più amplificata. “Tra le misure annunciate dal decreto ‘Cura Italia’ – spiega Cesare Rossi, vicedirettore Confesercenti Bergamo – si parla ad esempio di credito di imposta sugli affitti ai locali commerciali di negozi e botteghe. B&B, affittacamere ma anche alberghi, dove sono citati? Il turismo italiano si sviluppa in immobili residenziali di categoria quasi esclusivamente A2 per l’extralberghiero e commerciale di categoria D2 per l’alberghiero. Inoltre, il credito di imposta prevede un versamento di affitto ai proprietari delle mura: ma per la maggior parte dei gestori non sarà possibile avere la liquidità, non avendo lavorato a marzo e con la prospettiva di non lavorare nemmeno ad aprile e maggio”.

“Leggiamo poi – continua Rossi – della possibilità di emettere un voucher per le richieste di cancellazione delle prenotazioni. Il mercato delle prenotazioni, però, è quasi esclusivamente gestito dai grandi portali di vendita online, su cui il governo italiano non ha alcun potere perché non ha mai concluso la regolamentazione del fenomeno di intermediazione. I gestori si trovano per questo impotenti di fronte alle scelte delle agenzie di cancellare gratuitamente le prenotazioni senza poter intervenire. Il voucher al posto della cancellazione avrebbe potuto garantire una maggiore liquidità per fronteggiare le imminenti spese improrogabili dei gestori. Servono subito provvedimenti a sostegno del settore”.

Da sottolineare che anche sul nostro territorio, nell’attuale fase di difficoltà, le strutture di ospitalità diffusa non rinunciano a fare la loro parte. Regione Lombardia, nell’ordinanza 515, ha infatti chiarito (è stata la prima a farlo) che possono permanere in servizio per esigenze collegate alla gestione dell’emergenza (pernottamento di medici, isolamento di pazienti, ecc.). È inoltre consentita nelle strutture ricettive la presenza di ospiti che vi soggiornano per motivi di lavoro nelle attività essenziali autorizzate, di chi è stato costretto a prolungare il soggiorno per cause di forza maggiore e di soggetti aventi residenza anagrafica nelle stesse strutture. Consentito anche il soggiorno di parenti di malati e di soggetti che hanno stipulato, antecedentemente al 22/3/2020, un contratto di soggiorno.

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