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Ubi Banca, dopo la trimestrale il forte rialzo (+5,19%) fa sospendere il titolo - BergamoNews
Credito

Ubi Banca, dopo la trimestrale il forte rialzo (+5,19%) fa sospendere il titolo

Il margine di interesse in crescita (caso al momento unico nel settore), l'ottimo controllo del credito e la sua qualità (per esempio il passaggio da crediti in bonis a deteriorati è ai minimi dalla creazione del Gruppo nel 2007)

Nella giornata di mercoledì 8 maggio Ubi Banca ha presentato la prima trimestrale con buoni risultati, in controtendenza netta rispetto al settore e al mercato.

Ubi Banca ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un utile netto di 82,2 milioni di euro, in calo del 30,1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma sopra le attese del mercato. Proprio per questo il titolo Ubi ha avuto un forte rialzo (+5,19% a 2,716 euro) al punto da dovere essere sospeso per eccesso di volatilità. Tra le principali ragioni, il margine di interesse in crescita (caso al momento unico nel settore), l’ottimo controllo del credito e la sua qualità (per esempio il passaggio da crediti in bonis a deteriorati è ai minimi dalla creazione del Gruppo nel 2007), e l’utile in crescita nonostante un importante accordo sindacale i cui effetti positivi sono strutturali, quindi si avranno in maniera ricorrente.

 

 

LA TRIMESTRALE

Il primo trimestre del 2019 si è chiuso con un utile al netto delle componenti non ricorrenti di 124,9 milioni rispetto ai 121 del primo trimestre 2018 e ai 41,8 del quarto trimestre 2018.
L’utile netto contabile si è attestato a 82,2 milioni, influenzato dall’accordo sindacale, e si raffronta con un utile netto di 117,7 milioni nel 1trim2018 e di 215,1 milioni – inclusivo di una componente di imposte positive per 186,4 milioni – nel 4trim2018.

La raccolta diretta è influenzata dall’introduzione dell’IFRS16 a partire dall’1.1.2019
Crediti verso clientela al costo ammortizzato dello Stato Patrimoniale consolidato riclassificato.

Le principali poste non ricorrenti includono:
– nel 1trim2019, -42,6 milioni netti (-63,7 lordi) relativi all’accordo sindacale del marzo 2019;
– nel 1trim2018, -3,5 milioni netti relativi a oneri per progetti di Piano Industriale;
– nel 4trim2018, la svalutazione del contributo allo Schema volontario del Fondo Interbancario di tutela dei Depositi per l’intervento a sostegno di Banca Carige per -14,7 milioni netti (-22 milioni lordi), -4,9 milioni netti relativi ad oneri sostenuti per progetti di Piano Industriale, nonché le DTA iscritte a seguito della modifica del trattamento fiscale della FTA dell’IFRS9 per +186,4 milioni.

Nel 1trim2019, il risultato della gestione operativa si è attestato a 315,9 milioni, in crescita rispetto ai 249,7 milioni registrati nel 4trim2018 e ai 302,3 del 1trim2018, per l’effetto congiunto del buon andamento dei proventi operativi, pari a 920,6 milioni (+6,3% vs 4trim2018 e pressoché stabili vs 1trim2018) e del contenimento degli oneri operativi, attestatisi a 604,8 milioni (-1,9% vs 4trim2018 e -2,9% vs 1trim2018).

Nel dettaglio, il margine d’interesse, nonostante una penalizzazione di -2 milioni derivante dall’introduzione dell’IFRS16 nel 1trim2019, si è attestato a 445,6 milioni (+1% vs 4trim2018 e +1,8%
vs 1trim2018), con le seguenti componenti:
– al netto degli impatti propri dell’applicazione dell’IFRS97, il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela si è attestato a 383 milioni (incluso l’effetto di -2 milioni
derivante dall’IFRS16) rispetto ai 381 milioni circa del 4trim2018 (che contava due giorni in più rispetto al 1trim2019) e ai 380 del 1trim2018, nonostante minori volumi medi di impiego.
La strategia di salvaguardia degli spread posta in atto a partire dal secondo semestre 2018 ha infatti dispiegato i suoi effetti nel corso del 1trim2019. Il mark up delle nuove erogazioni di crediti a medio lungo termine è risultato in crescita e superiore a quello degli impieghi in scadenza, mentre il costo del funding è rimasto pressoché stabile in termini di mark down rispetto al 4trim2018, nonostante le nuove emissioni sui mercati istituzionali.

Conseguentemente, la forbice clientela è salita a 176 punti base dai precedenti 173 e dai 170 nel 1trim2018, con effetto positivo sull’andamento del margine da intermediazione con la clientela.
– il contributo delle attività finanziarie si è attestato a circa 44 milioni, pressoché invariato rispetto al 4trim2018
– il risultato dell’attività sull’interbancario, che comprende tra l’altro il beneficio del TLTRO2, parzialmente compensato dal costo degli abbondanti depositi di liquidità mantenuti presso la BCE,
ammonta a -7,9 milioni nel 1trim2019 rispetto ai -6,2 milioni del 4trim2018 (+1,7 milioni del 1trim2018), con un differenziale negativo che riflette la maggior attività in pronti contro termine con
controparti istituzionali.

Nel dettaglio, le spese per il personale hanno totalizzato 364,4 milioni, in calo del 3% rispetto ai 375,5 nel 1trim2018, con un decremento attribuibile essenzialmente alla voce “Salari e stipendi”, in
contrazione di 9,5 milioni in relazione all’uscita di oltre 840 risorse medie anche in attuazione degli Accordi Sindacali siglati periodicamente. Le spese per il personale risultano in riduzione anche
rispetto ai 372,9 milioni del 4trim2018, sia in relazione al dispiegarsi del pieno beneficio derivante dalle uscite avvenute nell’ultimo periodo del 2018 (344 risorse), sia a seguito del venir meno della stagionalità che tipicamente interessa il dato dell’ultimo trimestre dell’anno.

Si rammenta che è prevista l’uscita progressiva di oltre 300 risorse, per la maggior parte nel mese di maggio corrente, in conseguenza dell’Accordo Sindacale siglato in data 27 marzo 2019. A fronte di tale accordo sono stati contabilizzati oneri per 63.7 milioni lordi (42,6 netti) che sono stati riportati a voce propria, tra gli “Oneri per piano di incentivi all’esodo” nel conto economico, al netto di imposte e terzi.

Le nuove uscite consentiranno risparmi di costo stimati in oltre 20 milioni su base annua.
le altre spese amministrative evidenziano una contrazione significativa, attestandosi a 186 milioni nel 1trim2019 rispetto ai 205,9 del 1trim2018. Nel raffronto, si evidenzia quanto segue: il 1trim2019 è stato interessato da una maggiore contribuzione al Fondo Unico di Risoluzione (42 milioni di euro) rispetto ai 34,2 del 1trim2018; sempre nel 1trim2019, l’applicazione dell’IFRS16 alle operazioni di leasing ha comportato la contestuale riduzione di 12,4 milioni soprattutto della voce “fitti passivi” e l’incremento per 11,6 milioni della voce “rettifiche di valore su attività materiali e immateriali”.

Il dato del 1trim2019 si raffronta favorevolmente anche con i 198,7 milioni del 4trim2018, che comprendevano 10,5 milioni di oneri progettuali (non presenti precedentemente) e 2,8 milioni di
contributo al Fondo di Tutela dei depositi.

le rettifiche di valore su attività materiali e immateriali ammontano a 54,3 milioni nel 1trim2019, sostanzialmente in linea con il 1trim2018 (41,6 milioni) e il 4trim2018 (44,6 milioni) se si esclude l’impatto di 11,6 milioni di cui sopra, conseguente all’introduzione dell’IFRS16.
Nel primo trimestre dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 128,6 milioni di euro, leggermente superiori ai circa 118 milioni del 1trim2018 che beneficiavano però di un importante rilascio di rettifiche collettive. Per quanto riguarda la principale componente del dato, le rettifiche analitiche, queste sono scese significativamente, passando a 126,4 milioni nel 1trim2019 dai 166,9 milioni del 1trim2018 a comprova del buon andamento del credito.

Le rettifiche nette su crediti configurano, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata nel primo trimestre dell’anno, un costo del credito annualizzato di 59 punti base, che va a raffrontarsi con i 52 del 1trim2018.
Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per il 1trim2019 sono risultate pari a 50,8 milioni, configurando un tax rate del 27,9% essenzialmente per effetto della rilevazione della rivalutazione della partecipazione NEXI in regime di “participation exemption” (rispetto a un 32,57% stimato al 1trim2018 e a imposte positive nel 4trim2018 principalmente per effetto della
contabilizzazione di un elemento positivo non ricorrente dovuto alla modifica apportata dalla Legge di Bilancio 2019 al regime di deducibilità della riserva di prima applicazione dell’IFRS9 relativa alle perdite attese rilevate sui crediti verso la clientela) .

***
Gli aggregati patrimoniali
Al 31 marzo 2019, i crediti netti verso la clientela si attestano complessivamente a 87,1 miliardi,
rispetto agli 89 di fine 2018.
All’interno dell’aggregato,
– i crediti netti in bonis risultano in contrazione a 81,3 miliardi dagli 83 di fine dicembre 2018, essenzialmente per effetto della politica di salvaguardia dello spread divenuta più stringente a
partire dal secondo semestre del 2018, che ha influito sull’andamento degli impieghi sia a mediolungo che a breve termine, ma che ha portato il margine d’interesse a crescere a 445,6 milioni,
registrando +1% rispetto al 4trim2018 e +1,8% rispetto al 1trim2018;
– i crediti deteriorati netti risultano in costante contrazione. Grazie alle azioni di work-out interno, essi sono scesi nel trimestre di 215,2 milioni, passando a 5,76 miliardi dai 5,98 del 31 dicembre
2018 (erano 7,38 miliardi al 31.03.2018).
Più in dettaglio, per quanto riguarda l’evoluzione dei crediti deteriorati:
– lo stock di crediti deteriorati totali lordi si è attestato a 9.458,4, in diminuzione del 2,7% (o 258,4 milioni) rispetto al 31 dicembre 2018.

La significativa riduzione nelle consistenze dei crediti deteriorati nel corso del trimestre non è pienamente valorizzata dal dato della loro incidenza sul totale dei crediti lordi, che registra una
modesta decrescita al 10,36% dal 10,42% del 31.12.2018, per effetto del decremento dei crediti totali lordi, posti al denominatore, rispetto a fine 2018. Se i crediti totali lordi fossero rimasti
invariati rispetto al 31 dicembre 2018, la loro incidenza si sarebbe ridotta a circa il 10,1%.

Il Default rate, che misura il passaggio di nuovi flussi lordi di crediti da bonis a deteriorati, è ulteriormente migliorato nel primo trimestre dell’anno, raggiungendo un nuovo minimo pari allo
0,79% annualizzato (1,38% nel 4trim2018 e 1,85% nel 1trim2018). Si rammenta che per l’intero esercizio 2018, il Default rate si è attestato all’1,55%.
Il tasso di recupero annualizzato dei crediti deteriorati lordi, che misura gli incassi si è attestato all’8,7% nel 1trim2019, rispetto all’8,9% registrato per l’anno 2018; da segnalare l’importante
incremento nel tasso di recupero delle sofferenze, passato al 6,1% annualizzato rispetto al 5,2% registrato per l’anno 2018.

A fine marzo 2019, le coperture dei crediti deteriorati complessivi risultano in crescita sia in termini di coperture contabili (al 39,09% rispetto al 38,5% a fine 2018) che includendo i write off
(al 46,96% rispetto al 46,01% a fine 2018). L’incremento delle coperture ha interessato tutte le categorie di crediti deteriorati, come si evince dalla tavola allegata.
– In termini netti, gli stock di crediti deteriorati sono scesi a 5.760,7 milioni rispetto ai 5.976 del dicembre 2018, con una contrazione del 3,6% (o 215,2 milioni). L’incidenza dei crediti deteriorati
netti sul totale dei crediti netti, passa al 6,61% (sempre condizionata dalla decrescita degli impieghi netti a denominatore), dal 6,72% del 31.12.2018.

Al 31 marzo 2019, la raccolta diretta bancaria del Gruppo ammonta a 93,6 miliardi, in crescita rispetto ai 92,6 dell’1.1.2019, per effetto:
– della sostanziale stabilità della raccolta da clientela ordinaria (75,7 miliardi rispetto ai 76,2 dell’1.1.2019). Sono state pressoché interamente sostituite nel trimestre le scadenze di obbligazioni
collocate sulla clientela captive, con consistenze a fine trimestre pari a 7,1 miliardi (7,2 a fine 2018) e si mantengono stabili a 65,7 miliardi i “conti correnti e depositi a vista” (erano 65,9 a fine 2018) nonostante la contestuale crescita del risparmio gestito.
– dell’incremento della raccolta istituzionale (a 17,9 miliardi dai precedenti 16,4), sostenuta da due emissioni istituzionali (una di Obbligazioni Bancarie Garantite, che è andata ad incrementare lo stock a 13 miliardi dai precedenti 12,5, e una di Tier2 che ha parzialmente sostituito emissioni EMTN in scadenza) e da maggiori volumi di operazioni di pronto contro termine con la CCG per oltre 1,2 miliardi. Si rammenta che nel corso del mese di aprile è stata effettuata la prima emissione di “Green bond”, per un ammontare di 500 milioni, che è stata favorevolmente accolta dal mercato istituzionale.

La raccolta indiretta è tornata a crescere, sia per effetto dell’incremento degli stock che a seguito delle buone performance dei mercati, attestandosi a fine marzo 2019 a 98,8 miliardi (+4,2% rispetto a fine 2018 e +0,7% al netto dell’effetto performance).
Il risparmio gestito in senso stretto ha totalizzato 43,5 miliardi (+4,6% rispetto ai 41,6 miliardi di fine 2018), i prodotti assicurativi 25,5 miliardi (+3,3% rispetto ai 24,7 miliardi di fine 2018) e il risparmio amministrato 29,7 miliardi (+4,6% rispetto ai 28,5 miliardi di fine 2018).
L’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è pari a 12,5 miliardi di euro nominali.
Il profilo di scadenza contrattuale di tale esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede il rimborso di 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021.
Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1. Si conferma che il NSFR è >1 anche al netto del contributo del TLTRO2.
Le attività stanziabili a disposizione del Gruppo sono complessivamente pari, al 31 marzo 2019, a 32,5 miliardi di euro (di cui 16,8 disponibili) già al netto degli haircut, e inclusi 8,3 miliardi di liquidità depositata presso la BCE .
Le attività finanziarie del Gruppo sono cresciute a 17,2 miliardi a fine marzo 2019 (erano 15,6 miliardi a dicembre 2018) per l’effetto combinato di una sostanziale stabilità delle posizioni in titoli di
stato italiani (9,5 miliardi rispetto a 9,4 a fine 2018 e, al netto delle posizioni delle società assicurative, 8,3 miliardi rispetto a 8,2 a fine 2018) e dell’incremento in investimenti in titoli di stato di altri Paesi (+1,1 miliardi circa rispetto a fine 2018) e in titoli corporate di elevata qualità (+300 milioni).
Al 31 marzo 2019, il patrimonio netto del Gruppo, incluso l’utile, ammonta a 9.267.049 mila euro, in salita rispetto ai 9.163.288 mila euro di dicembre 2018, essenzialmente grazie ai buoni risultati del trimestre.

Sempre a fine marzo 2019, il CET1 Ratio di Gruppo si attesta all’11,47% fully loaded rispetto all’11,34% di fine 2018, e include sia l’effetto positivo del passaggio ai modelli avanzati dei clienti
propri delle tre banche acquisite e di altro retail, che quelli negativi relativi all’ulteriore aggiornamento dei parametri di rischio nei modelli avanzati e all’introduzione dell’IFRS16.

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