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Andar per castelli in Scozia

La presenza della tenace popolazione di origine celtica che si difese dagli aggressori con queste imponenti fortezze

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La Scozia è famosa per una serie di peculiarità, divenute con il tempo dei veri stereotipi: la tirchieria e l’ingegnosità tecnologica dei suoi abitanti, la manifesta antipatia per i vicini inglesi – legati da tre secoli in un matrimonio forzoso di convenienza reciproca – il suono delle cornamuse e il kilt, il buffo gonnellino di lanoso tartan colorato (verrebbe da scrivere scozzese) indossato dagli uomini, il miglior whisky in assoluto, l’invenzione del golf, le verdi e infinite brughiere costellate di laghi e di castelli, il mostro di Loch Ness, il forte spirito di clan, e altro ancora. A contribuire a questa fama nel mondo almeno 20 milioni di scozzesi, il quadruplo dei residenti in patria, emigrati in ogni continente portandosi dietro le proprie caratteristiche personali e collettive. La Scozia, l’antica Caledonia grande circa un quarto dell’Italia, assieme a Galles, Irlanda del Nord e Inghilterra è una delle quattro nazioni che costituiscono il Regno Unito di Gran Bretagna, occupando la parte settentrionale della maggior isola europea, circondata ad ovest e a nord dall’oceano Atlantico e ad est dal Mare del Nord. Un insieme di ondulate colline ideali per il pascolo e la selvaggina, dove spiccano specie endemiche come il cervo rosso, la pecora selvatica e la gallina di palude e nei fiumi trote e salmoni, circondate da coste alte e frastagliate incise da profondi fiordi – regno di una nutrita avifauna – e al cui largo si contano ben 790 isole tra grandi e piccole. Unite dal 1707 per modo di dire, perché la Scozia possiede un proprio parlamento, un ordinamento scolastico e giudiziario diverso da quello inglese, una moneta locale, una chiesa autonoma (anzi tre, cattolica, anglicana e presbiteriana) e tre sono anche le lingue parlate: l’inglese classico, l’inglese di Scozia (di origine germanica) e l’antico gaelico autoctono, tanto per rimarcare autonomie e differenze. Questa tenace e orgogliosa popolazione di origine celtica, presente fin dalla preistoria con imponenti fortezze, se diedero filo da torcere ai Romani (costretti per difendersi dalle frequenti incursioni ad erigere il famoso Vallo di Adriano, una delle maggiori fortificazioni dell’antichità), non se la sono mai filata troppo neppure con i più forti vicini d’Inghilterra, tanto che tutta la storia risulta costellata da guerre, scontri e sopraffazioni, fino a che una memorabile vittoria nel 1314 garantì sei secoli di relativa autonomia e un regno indipendente. Come la presenza di tante chiese testimonia i tempi bui degli scontri di religione, quella di innumerevoli castelli – oltre 3.000 tra abitazioni reali e nobiliari, avamposti militari o fattorie fortificate – ci racconta di un’eccessiva passata frantumazione territoriale, legata ad instabilità politica e insicurezza sociale. Una fatica a vivere in una terra avara, che gli scozzesi hanno imparato da subito a superare con un provvidenziale sorso di ottimo whishy.

(da lastampa.it)
 

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