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Caso Piario, storia di un pasticcio burocratico foto video

Chiude il punto nascita, si apre un caso: dalla battaglia per difendere il reparto con 437 nascite l'anno alla bagarre politica. Ripercorriamo la vicenda in attesa del presidio di sabato 17 dicembre davanti all'ospedale

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Punto nascite
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É la vigilia del 13 dicembre quando giunge la notizia che non nasceranno più bambini all’ospedale Piario. Una notizia che coinvolge anche altre strutture sanitarie della Lombardia: sono l’ospedale Ondoli di Angera, l’Oglio Po di Casal Maggiore, il Broni-Stradella di Pavia e, a discrezione dell’assessorato della Sanità, un punto nascita a scelta tra il Moriggia Pelascini di Gravedona e Chiavenna, in Valtellina. Questione di sicurezza, dicono. L’equazione è presto fatta. Poche nascite più poca manualità uguale aumento del rischio: al di sotto dei 500 parti in un anno non ci sarebbero i requisiti minimi di sicurezza né l’esperienza necessari per affrontare situazioni difficili o impreviste.

“Non chiudiamo i punti di nascita per risparmiare o per esigenze di sicurezza ma perché ci viene imposto dal governo di farlo” fa sapere il governatore della Lombardia Roberto Maroni. “Il provvedimento è ingiusto perché penalizza i cittadini. La decisione è stata presa dal Ministero della Salute, chiaro?”, posta su Facebook con tanto di lettera in allegato.

Sull’argomento interviene anche l’assessore al Welfare, Giulio Gallera: “Noi facciamo salti mortali per mantenere i livelli di eccellenza nella sanità. In compenso dobbiamo prendere atto di indicazioni nazionali che cadono come mannaie sul nostro sistema sanitario. Avevamo chiesto una deroga per tutti i punti nascita ma c’è stata concessa solo per due: il presidio Morelli di Sondano di Sondrio e un altro a scelta, fra quello di Chiavenna e quello di Gravedona”. Chiude il punto nascita, si apre il caso Piario.

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