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Canton Ticino contro i lavoratori stranieri, anche 2mila bergamaschi nel mirino

Anche 2mila bergamaschi tra le vittime del referendum “prima i nostri” che i vicini Svizzeri hanno approvato e che prevede limitazioni serie all’ingresso di stranieri

Secondo l’ente Bergamaschi nel Mondo, sarebbero almeno 2mila i “frontalieri” bergamaschi, i lavoratori che settimanalmente, se non quotidianamente, raggiungono il Canton Ticino per esercitare la loro professione: camerieri e muratori per lo più, ma anche impiegati, tecnici, commessi. Saranno presto tra le vittime del referendum che i vicini Svizzeri hanno approvato e che prevede limitazioni serie all’ingresso di stranieri.

Con lo slogan “prima i nostri”, infatti, si tende a frenare il flusso degli oltre 60mila italiani che ogni giorno attraversano il confine per andare a lavorare. Il testo, promosso dal partito di destra Udc e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi, intende ancorare nella Costituzione ticinese la “preferenza indigena” al momento dell’assunzione e chiede alle autorità del Cantone di garantire che sul mercato del lavoro ticinese “venga privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio”.

“La “scelta anti-italiana” del Ticino non risponde ad una scelta razionale ma emotiva ed ideologica, l’ideologia della chiusura nazionalista, dei muri contro lo straniero ‘a prescindere’”, dice un preoccupato Giacomo Meloni, segretario provinciale della CISL di Bergamo. “Tra l’altro – insiste – una scelta antistorica. Ogni anno cresce il numero degli italiani che fanno le valigie e si trasferiscono all’estero”.

Nel 2014 gli espatri sono stati 101.297, con una crescita del 7,6% rispetto al 2013. Ad andarsene sono stati in prevalenza uomini, il 56%, per lo più non sposati, il 59,1%, tra i 18 e i 34 anni, il 35,8%. Sono partiti soprattutto dal Nord Italia e per 14.270 di loro la meta preferita è stata la Germania; a seguire il Regno Unito dove si sono trasferiti in 13.425.

Tra le mete preferite dagli italiani, la Svizzera scelta da 11.092 emigranti,

Secondo il rapporto tra i laureati negli ultimi anni il fenomeno dell’emigrazione per ragioni lavorative è tendenzialmente in crescita. Secondo i dati nella ricerca del lavoro il titolo di studio posseduto risulta più efficace per chi si è trasferito all’estero. In aumento anche i liceali che trascorrono un anno di studio all’estero.

Al primo gennaio 2015 sono in tutto 4.636.647 gli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), il 3,3% in più rispetto all’anno precedente. Il 51,4% di loro è di origine meridionale, con un primato della Sicilia che conta 713.483 persone che hanno lasciato l’isola. Negli ultimi anni però anche chi viene dal Nord ha iniziato a preparare le valigie, tanto che tra i connazionali espatriati nel 2014, la maggior parte proviene dalla Lombardia, precisamente 18.425.

“Nell’era della globalizzazione – conclude Meloni – quelle contro i frontalieri sono iniziative che appaiono antistoriche oltre che sbagliate, e registrano il sintomo di un clima molto negativo.
Contro il risultato referendario, gravano almeno due fatti: il voto non ha al momento effetti pratici per i frontalieri e come ammesso da molte imprese svizzere, senza i frontalieri, anche bergamaschi, la loro professionalità e qualifica, il sistema manifatturiero, la sanità, il commercio chiuderebbero e l’economia Svizzera non sarebbe in grado di mantenere i livelli attuali.
Non si può, come taluni sostengono anche in Italia, fare leva sulla paura dell’altro, su un nemico facile da individuare, che in questo caso sono i lavoratori italiani”.

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