Gori: “Rafforzare il mercato unico e ridurre a zero le emissioni delle nostre industrie”
Bruxelles non è poi così lontana, basta un’ora e 35 minuti dall’aeroporto di Orio al Serio per sbarcare nella capitale belga che ospita il Parlamento Europeo. Giorgio Gori, già sindaco di Bergamo per due mandati, oggi eurodeputato eletto con più di 211mila preferenze nel collegio Nord-Ovest questa distanza la annulla ancora di più. Riceve i giovani delle Acli Bergamo, i sindacalisti della Cisl, un gruppo di giornalisti per mostrare e dimostrare che “L’interesse nazionale coincide con l’interesse europeo. E l’interesse nazionale non lo coltivi facendo sportellate con gli altri Paesi o picchiando i pugni sul tavolo, ma trovando una voce comune”.
Insomma, l’Europa è vicinissima. Gori lo dimostra nel suo impegno nello studiare i dossier e specializzandosi nelle materie delle quali si occupano le due commissioni: la Itre (Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia) del quale è vicepresidente e la Commissione Affari esteri. In particolare poi segue i rapporti tra l’Unione Europea e la Tunisia. Gori studia dossier, riceve delegazioni, prepara interventi. Nel suo studio, affiancato dai fedeli Francesco Alleva e Cristiana Barca, fa sintesi della sua nuova vita tra Bruxelles e Bergamo e il Nord Italia. Tre settimane nella capitale belga ed una a Strasburgo, così è suddiviso il calendario di un eurodeputato.
“La settimana a Bruxelles funziona così: prendo il volo dell’una e15, questo vuol dire che riservo la mattinata ad incontri a Bergamo o a Milano. Arrivo in Parlamento alle 3.30 rimango fino a sera. Il martedì e il mercoledì sono giornate che iniziano dalle 8 di mattina fino a tarda sera con una serie di impegni, riunioni di commissione o working group. Poi ci sono le delegazioni che chiedono di essere ricevute”. Il giovedì l’attività si ferma alle 14 e c’è il ritorno a Bergamo dove ci sono incontri pubblici o visite ad aziende e istituzioni, altre volte a dibattiti e convegni politici. Se a Palazzo Frizzoni amministrava, Gori ammette che a Bruxellex il compito si sposta più sulle relazioni in campo politico. Confessa che riceve “non meno di 100 mail al giorno di realtà europee, dal produttore di giocattoli a quello di carri armati, di gas, di energia e di tecnologie che chiedono di essere ricevute”.


