“Non si potrebbe fare a meno del vapore, del telegrafo e di altri portati del progresso come non si potrebbe rinunziare alla fotografia”. Parole di Carlo Brogi, riportate nel suo “Il ritratto in fotografia. Appunti pratici per chi posa” (1895), che accolgono il visitatore all’inizio di “Ritratto di un’Epoca. Fotografie di Eugenio Goglio(1865-1926)“, mostra promossa e organizzata da Comune di Bergamo e Museo delle storie di Bergamo aperta al pubblico dall’11 aprile al 19 luglio 2026 (con un ricco calendario di appuntamenti) al Museo della fotografia Sestini, presso il Convento di San Francesco a Bergamo.
Un “elemento necessario al viver moderno” che con Goglio fissa i volti, gli sguardi, i gesti di abitanti di una Valle Brembana che, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, attraversa un periodo di trasformazioni industriali e di nuovi ruoli sociali. Nel centenario della sua morte, la mostra, curata da Roberta Frigeni, Nicholas Fiorina e Daniela Pacchiana del Museo delle storie di Bergamo, sostenuta da SIAD Fondazione Sestini con il contributo della Provincia di Bergamo e con il Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e fiumi Brembo e Serio, propone più di 140 scatti in bianco e nero, che raccontano la Valle Brembana attraverso i suoi abitanti, volti che, nella staticità del ritratto, riportano ad un’espressione artistica che si fa indagine antropologica.
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