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La vita da gregario di Alessandro Vanotti
L'ex corridore 45enne, originario di Almenno San Salvatore, a pochi giorni dal Giro d'Italia s'immerge nei ricordi di una carriera dedita al sacrificio per l'altro

Alessandro Vanotti non ha mai avuto bisogno della luce piena per lasciare un segno. La sua è una storia che si muove nelle pieghe del ciclismo, là dove il rumore si attenua e resta solo il senso profondo della corsa. Quando La Gazzetta dello Sport lo ha inserito tra i cinque migliori gregari più influenti della storia ha voluto riconoscere un modo di interpretare lo sport. “È stato un orgoglio – racconta Vanotti – perché vuol dire che quel lavoro silenzioso è arrivato alle persone”. Nel ciclismo, il gregario non è una figura accessoria, ma è colui che rinuncia a sé stesso, al proprio successo, per costruire qualcosa di più grande per gli altri. Per la squadra. “Non è solo aiutare – spiega – ma capire cosa serve al tuo capitano in ogni momento, come poter fare per proteggerlo: da solo non vince nessuno”. In questa frase si concentra tutta la sua identità: attenzione, lettura, responsabilità.

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