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Visita al castello di Monasterolo - BergamoNews
domenica
23
Luglio

Visita al castello di Monasterolo

Evento Terminato

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Luglio
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Domenica 23 luglio alle 10 sarà possibile partecipare a una visita guidata al castello di Monasterolo con il supporto di una guida.
L’iniziativa, promossa dalla Pro loco, verrà riproposta domenica 30 luglio; 6, 13, 20 e 27 agosto.

La visita avrà inizio alle 10.15 e il ritrovo è al portale del castello 15 minuti prima. Il biglietto di ingresso è di 3 euro per gli adulti, ridotto a 2 euro per i minorenni e gratuito per i bambini sino a 10 anni.
Essendo limitato il numero dei partecipanti, è consigliata la prenotazione telefonando al numero 035.814552 – 389 8229767 (Pro loco) oppure inviando un’e-mail a prolocomonasterolo@gmail.com
L’ufficio è aperto giovedì dalle 17 alle 19; sabato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19; domenica dalle 10 alle 12.

La visita al castello, grazie alla spiegazione della guida, consentirà di ammirare le bellezze del suggestivo maniero ma al tempo di stesso di comprendere gli aspetti salienti della sua funzione originaria e della sua storia.
Il castello di Monasterolo è collocato su un rilievo a valle del lago di Endine, all’imboccatura tra il lago e il fiume Cherio, un luogo che possedeva una naturale predisposizione difensiva ma che oggi ne costituisce una cornice ideale all’architettura.
La storia del castello non è, a dire il vero, facilmente ricostruibile, a causa degli scarsi documenti scritti a disposizione. Pare che la sua prima origine sia connessa alla sua funzione di castello-recinto, a difesa degli averi delle famiglie di pastori e contadini che popolavano i poveri villaggi medievali circostanti.
Nel XIII secolo il castello era però con certezza di proprietà della famiglia Suardi. La famiglia Terzi, invece, di cui è visibile in varie collocazioni il simbolo, fu proprietaria del castello dalla metà del XIV secolo, ed è sicuro che nel XVI secolo vi svolgeva delle attività notarili. Successivamente l’edificio cadde in rovina e solo la ristrutturazione attuata a partire dagli anni Trenta del novecento dalla contessa Terni De Gregorj Taylor, riporta il vecchio maniero decaduto al suo antico splendore.
Le mura del XIII secolo si trovano ancora in ottimo stato di conservazione, così come il portale contornato da conci parallelepipedi bugnati ad unghia. Appena oltre il portale d’ingresso ci si trova di fronte alla chiesetta del Seicento intitolata a Sant’Anna.
Attraverso una parte in pendenza, si sale per la corte rustica, adibita originariamente a residenza del personale di servizio. Tale area è divisa da un altro portale dalla corte nobile, antica dimora dei proprietari. All’interno di questa, domina un edificio cinquecentesco caratterizzato da un elegante porticato con colonne in arenaria. Ma la corte nobile ospita anche un elemento più antico: la torre. Con i suoi lati di 7 metri circa ha un aspetto poderoso e doveva svettare molto più in alto di quanto non risulti oggi, dopo che per vetustà, in data imprecisata, è parzialmente crollata.
Il giro delle mura del castello riserva qualche sorpresa. La parete collocata a nord è un vero e proprio mosaico di elementi appartenenti ad epoche diverse: il balconcino rinascimentale, le finestre a cappello classicheggiante, la pusterla del XIII secolo e infine una finestra ad arco romanico cuspidale che però deve essere stata addossata successivamente, a costituire una sorta di cappelletta.
Il giardino del castello, ritenuto uno dei più belli esistenti oggi in Italia Settentrionale, è stato abbozzato nel 1938 dalla contessa Terni de Gregorj Taylor. Si dovrebbe parlare in realtà di due giardini: il primo in stile italiano tardo rinascimentale-barocco, abbracciato dal secondo, più ampio, in stile paesaggistico inglese. Quest’ultimo è caratterizzato da una notevole ricchezza botanica: numerose specie di aceri, provenienti da diversi continenti e presenti in molte varietà; ciliegi e meli ornamentali e diverse specie di Quercus, Euonymus, Crataegus e Berberis. Si possono inoltre ammirare latifoglie raramente presenti nei giardini italiani e anche svariate piante che hanno mantenuta immutata la loro forma per milioni di anni e che vengono, a ragione, considerate veri fossili viventi.

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