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Sant’Alessandro, un filo rosso che lega Bergamo a Pescolanciano

26/08 » 28/08/16

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C’è un “filo rosso” che lega Bergamo a Pescolanciano, in provincia di Isernia (Molise). È un legame che parte dal culto di Sant’Alessandro, patrono di Bergamo, festeggiato il 26 agosto, e arriva alla nobile famiglia dei d’Alessandro e al loro storico castello che da secoli, da uno sperone, domina la località molisana. Un “collegamento” per certi aspetti straordinario, portato alla luce da Roberto Alborghetti nel suo libro-ricerca (alla seconda edizione) pubblicato per Editrice Velar e dedicato alla biografia del vessillifero della Legione Tebea, giustiziato a Bergamo tra il 287 e il 305.
Nel ricostruire la mappa della devozione, anche sul territorio nazionale, attribuita al patrono di Bergamo, Alborghetti si è imbattuto nella singolare tradizione dell’antico e celebre casato dei d’Alessandro, i cui avi appartennero all’Ordine dei Templari, i quali, da secoli attribuiscono una particolare venerazione al martire bergamasco. Nel bellissimo maniero, uno dei meglio conservati del Molise, una cappella è dedicata proprio a Sant’Alessandro di Bergamo, il quale è raffigurato anche in alcuni dipinti e in una statua lignea che è al centro di una vivace devozione locale, che si rinnova proprio nella festa liturgica del patrono di Bergamo.
Quest’anno, Pescolanciano e la famiglia d’Alessandro, rappresentata da Ettore, hanno promosso per Sant’Alessandro una serie di iniziative, per sottolineare la conclusione di alcuni interventi di restauro nella fortezza e, soprattutto, per promuovere il rinato culto per il protomartire bergamasco nel territorio molisano. Migliore occasione, per stabilire un legame tra Bergamo e Pescolanciano, non poteva che essere la presentazione del libro di Roberto Alborghetti, in cui appunto si narra del sorprendente vincolo tra i d’Alessandro e il cavaliere primipilo martirizzato all’epoca di Massimiano.
Tra l’altro, Alborghetti presenterà in anteprima il nuovo testo dedicato a Santa Grata, compatrona di Bergamo, legata a doppio filo alle vicende di Sant’Alessandro: è colei che, secondo le “passiones”, compone il cadavere del martire e lo porta alla sepoltura. La pubblicazione è uscita in questi giorni con prefazione del vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi.
L’incontro si terrà sabato 27 agosto, alle 16 al salone del castello. L’iniziativa è promossa nel contesto di una serie di eventi religiosi che avranno luogo all’interno del maniero, che sarà eccezionalmente aperto al pubblico.
Questo il programma completo delle celebrazioni alessandrine a Pescolanciano:

Venerdì 26 agosto, alle 18 messa al castello d’Alessandro e processione della Statua lignea di Sant’Alessandro fino alla chiesa parrocchiale di San Salvatore. Apertura del castello al pubblico.

Sabato 27 agosto, alle 16 presentazione del libro “Sant’Alessandro, Martire e Patrono della terra di Bergamo”, di Roberto Alborghetti, Editrice Velar, che sarà presente con Paolo Sandini; possibilità di visita al castello. Alle 18 messa alla chiesa parrocchiale di San Salvatore e benedizione della statua di Sant’Alessandro. Alle 19 processione con la statua del santo martire dalla chiesa parrocchiale di San Salvatore alla cappella Sant’Alessandro nel castello, che sarà aperto per visite. Come da tradizione, la partecipazione dei fedeli alla processione avverrà in abiti di colore bianco; una modalità suggerita dal significato spirituale e simbolico del bianco, che è anche il colore del vessillo e del giglio con cui il martire è presentato nell’iconografia più diffusa.

Domenica 28 agosto: apertura del castello e della cappella dove si venerano le reliquie di Sant’Alessandro, portate a Pescolanciano “dal primo duca Fabio Junior d’Alessandro a seguito di un indulto firmato da Papa Innocenzo X”, come è testimoniato nel libro di Alborghetti da Ettore d’ Alessandro, discendente di un casato appartenente ai Templari, e i cui avi diedero un proprio contributo di partecipazione alle Crociate, eleggendo Sant’Alessandro – di cui portano il nome – a proprio patrono. Storie e vicende che il testo di Roberto Alborghetti contribuisce a far conoscere, stabilendo così quel “filo rosso” che unisce Bergamo a Pescolanciano.

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