Alla Gamec mostra personale di Dora Budor
Bergamo. “Dora Budor capace di cambiare, con le proprie opere, la percezione dello spazio. Noi della GAMeC di Bergamo siamo stati i primi in Italia ad accorgerci di quest’artista e ora anche altre istituzioni stanno manifestando il proprio interesse “. Orgoglio acceso dal riflesso dell’emozione. Ci sono tutte le sfumature della soddisfazione più grande nelle parole di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, curatrici di “Incontinent”, la prima mostra personale in un museo italiano di Dora Budor, artista croata nata a Zagabria nel 1984 e ora basata a New York.
Prima ancora che l’artista riesca a conquistare la città, è la GAMeC – il museo di arte contemporanea di Bergamo – ad aver conquistato Dora Budor, che ha accettato l’invito.
“Incontinent” vivrà dal 14 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023, nello Spazio Zero del Museo. “Come spesso accade nel nostro lavoro, si arriva a dare vita ad una mostra quando ci si appassiona profondamente al lavoro di un artista, ma non solo – spiegano le curatrici -. Ciò che rende possibile un progetto del genere è anche il suo essere adatti al territorio, città e istituzione che lo ospitano”. “Da tempo, anche per volontà del direttore Lorenzo Giusti – continuano – invitiamo artisti il cui lavoro sia in interagire in forma dialogica con questo spazio peculiare sia dal punto di vista architettonico che storico”.
Infatti, la mostra nasce da un precedente lavoro di Budor – due anni di progettazione che hanno portato alla mostra “Continent” presso la Kunsthaus Bregenz (2022) – e considera le specificità del contesto di molteplici istituzioni come strutture ricorsive, sottolineando come le variazioni di sede in sede influenzino la percezione dell’opera. Nel contesto della GAMeC, gli interventi dell’artista esaminano le prerogative costruttive e architettoniche dei caratteristici spazi museali, frutto del restauro del monastero quattrocentesco delle Dimesse e delle Servite, a opera di Vittorio Gregotti.
Ecco che per la prima volta vediamo le parti invisibili ma fondamentali del museo, senza le quali nessuna mostra, installazione o galleria sarebbe possibile.
Nell’opera dell’artista croata emerge chiaramente il linguaggio architettonico, appreso dall’esperienza come architetto a Zagabria. In particolare, Bregenz, Budor ha prodotto alcuni calchi delle sezioni del tunnel a diaframma che circonda le fondamenta sotterranee del museo austriaco, la cui funzione è impedire il collasso degli edifici adiacenti ed espellere le infiltrazioni di acqua e fango provenienti dal suolo alluvionale su cui poggia lo stabile. Le opere, intitolate Kollektorgang (I-XIV), Kollektorgang (XV-XXIV), e Kollektorgang (XXV-XXIX) (tutte risalenti al 2021), includono rimanenze della produzione manutentiva e amministrativa come materiale di partenza. All’interno dello Spazio Zero della GAMeC, la disposizione di Kollektorgang ostruisce le entrate e crea un corridoio che circonda la stanza. Sin dal principio, la pratica monastica ha visto i corridoi come strumenti per accelerare il ritmo con cui venivano recapitati i messaggi, promuovendo questo spazio di circolazione come strumento di velocità. Attraverso le successive relazioni con i flussi della modernità, la rivoluzione corridoriale del diciannovesimo secolo ne ha in seguito ampliato gli usi, comprendendo, tra questi, la sanificazione, la sorveglianza, e l’istituzionalizzazione, incanalando e definendo così le persone attraverso i suoi regimi spaziali.
Il lavoro sulle infrastrutture di Dora Budor va oltre le leggi architettoniche. “Dora è una donna con una grandissima preparazione culturale, divoratrice di libri e di film – aggiungono – I suoi lavori si basano su una stratificazione di significati con reference al cinema, alla filosofia, all’antropologia. È molto stimolante avere a che fare con una professionista di questo tipo. È cibo per la mente”.
Oltre a “Kollektorgang (I-XIV)”, “Kollektorgang (XV-XXIV)”, e “Kollektorgang (XXV-XXIX)”, GAMeC ospita “Termites” e una sequenza di frottages tratti dalla seria “Love Stream”.
Termites (2022), opera composta da sex-toys telecomandati posti all’interno di un dotto di ventilazione che eroga un flusso d’aria fresca, produce un riverbero continuo. I produttori del piacere industrializzato compromettono l’integrità dello spazio espositivo, comunicando un senso di disfunzionalità infrastrutturale con la loro stimolazione al puro godimento contro la finalità riproduttiva. Appesa nella stanza adiacente, di fronte alla serie di finestre protette da sbarre metalliche, si trova una sequenza di frottages tratti dalla serie Love Streams (2022). In queste opere, gli antidepressivi sono usati come sostanza marcante nello sfregamento sui muri e sui pavimenti dello studio temporaneo dell’artista a Berlino. Questi raccontano la competizione per il raggiungimento del piacere e del benessere, indotta dal capitalismo, come generatrice di forme, tracciando una linea sottile tra l’usare e l’essere usati dagli effetti che costituiscono la nostra realtà contemporanea.
GAMeC E ARTISTS’ FILM INTERNATIONAL – XIV EDIZIONE
Prosegue la partecipazione della GAMeC ad Artists’ Film International, il prestigioso network dedicato alla videoarte che coinvolge alcune tra le più importanti istituzioni d’arte contemporanea internazionali e artisti di tutto il mondo.
Venerdì 14 ottobre è il giorno del debutto al museo di “Quello che verrà è solo una promessa (That which is to come is just a promise) (2019) di Flatform, non un semplice duo e molto più di un collettivo artistico. “Siamo un’entità”, si presentano i due autori, che attraverso il linguaggio cinematografico raccontano l’urgenza dei cambiamenti climatici. L’opera, visibile fino all’8 gennaio 2023 e online sul sito del museo durante la prima settimana di programmazione, è stata girata a Funafuti, un atollo dell’arcipelago di Tuvalu dove da qualche anno, per effetto del surriscaldamento del mare l’acqua salata risale dal sottosuolo, affiora attraverso le porosità dei terreni e li allaga mettendo a rischio il futuro della vita sull’isola. In un lungo piano sequenza si avvicendano fluidamente lo stato di siccità e quello di allagamento, senza interruzioni. I luoghi e le azioni dei suoi abitanti mettono a dimora le due situazioni ricorrenti dell’isola: la sospensione data dal ripetuto stato di passaggio fra solido e liquido, fra secco e inondato, e l’incertezza da viversi nell’attesa della prossima modifica, che costringono l’uomo a riflettere sulla sua condizione, e a rimetterla costantemente in discussione, come unica possibilità di adattarsi al mondo.
LA COLLEZIONE IMPERMANENTE #3.0 E I TRENT’ANNI DI GAMeC
Trent’anni d’arte non capitano tutti i giorni. Fino all’8 gennaio 2023 GAMeC ospita il terzo progetto del ciclo La Collezione Impermanente, la piattaforma di ricerca, espositiva e curatoriale nata nel 2018. La Collezione Impermanente #3.0, a cura di Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e A. Fabrizia Previtali, inaugura le celebrazioni dedicate ai trent’anni della GAMeC (aperta nel 1991) presentando al pubblico una ricca selezione di opere del patrimonio del museo realizzate da autori di generazioni diverse, dagli anni Novanta a oggi.
Oltre ad approfondire i temi che hanno segnato la storia dell’arte degli ultimi trent’anni, la mostra lavora anche sulla temporaneità, sottolineando il carattere non definitivo delle sue narrazioni grazie a riallestimenti ciclici nel corso dell’esposizione, accanto a nuove presentazioni e interventi di giovani artisti chiamati a dialogare con le opere del museo.
I visitatori sono chiamati ad un dialogo attivo con l’istituzione. Nel tentativo di ripensare le politiche di gestione della Collezione e in considerazione del progetto per la nuova GAMeC che vedrà la conversione del Palazzetto dello Sport di Bergamo in nuovi spazi espositivi, La Collezione Impermanente #3.0 parte da alcune domande che pongono al centro della riflessione il ruolo del visitatore e la sua relazione con il museo: che tipo di dialogo intende intessere il museo con il pubblico intorno alle collezioni, intese come bene e patrimonio comune? Quale esperienza offrire e secondo quali finalità? Quale ruolo attribuire ai visitatori nella presentazione e nella costruzione della collezione museale?
Dal 14 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023, nello Spazio Zero del Museo

