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don Milani

A Gandino in scena la vita e le opere di don Milani

13/07/19

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Sabato 13 luglio alle 21.15 in piazza Santa Croce a Gandino andrà in scena uno spettacolo dal titolo “Un viaggio lungo un mondo”, racconto sulla vita e sulle opere di don Lorenzo Milani.

Un lavoro di Claudia Cappellini; regia e interpretazione di Gionni Voltan.

L’iniziativa è promossa da deSidera Festival in collaborazione con la parrocchia di Gandino.

C’è una foto. E’ in bianco e nero. Sotto un pergolato sono seduti 10 ragazzi: qualcuno si appoggia a un tavolo e legge, scrive, altri tengono i quaderni ed i libri sulle ginocchia. Al centro della foto c’è un uomo, seduto su una panca, guarda alla sua sinistra, ha i gomiti appoggiati sulle ginocchia e la testa appoggiata sulla mano sinistra, la mano gli copre la bocca. Nessuno guarda l’obiettivo della macchina che ha scattato questa immagine. La foto è datata 1950. L’uomo è Don Milani. I ragazzi sono quelli che formano una delle sue tante classi, ma chi sono? Quali sono i loro nomi, i loro cognomi?

Di Don Milani qualcosa sappiamo, parlano per lui gli scritti, le biografie autorizzate e quelle corsare, ma i ragazzi?

Don Milani fondò tutto il suo lavoro sull’importanza del possesso della parola perché possedere le parole avrebbe voluto dire avere autonomia intellettuale, libertà dalla schiavitù dell’ignoranza. Prima che il tempo inghiotta le parole, è necessario dare la voce e prestare l’orecchio, a coloro che hanno potuto conoscere un’esperienza unica in Italia, perché la scuola di Don Milani non era una tecnica, non riguardava solo l’alfabetizzazione o la competenza, ma la coscienza. Per questo si scelse la centralità della parola a svantaggio delle  discipline, scrive don Milani:“Dovevo insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come egli ha la libertà di parola e di stampa. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto”. Una scuola anticlassista che si prendeva cura di tutto perché tutto riguarda tutti.

“Esperienze pastorali” è il libro di Don Milani scritto a Barbiana ma che si riferisce all’esperienza di San Donato. Una dichiarazione di poetica, un diario preciso e contabile del suo lavoro. Il libro è pieno di statistiche, di aneddoti, di appunti operativi, di progetti. Alcuni tra coloro che hanno ispirato quelle pagine ci sono ancora e hanno diritto alla parola.

Questo progetto vuole portare in scena le testimonianze di Mario Rosi, Giovanni Bellini, Paris Nibbi, Bruna Pratolini e poi ancora Clemente Romualdi, don Palombo. Tutti in scena o con la stessa presenza o con la voce, tutti lì per darsi ancora un appuntamento e parlare di giustizia, di libertà, di responsabilità, di studio, di conoscenza; i loro ricordi, il loro impegno in un pezzo di Toscana che, uscito dalla guerra, si preparava ad un’avventura industriale e sociale magnifica e pericolosa. Oggi finita.

La parabola luminosa di don Milani contrasta con i limiti oscuri del nostro tempo, e le voci del passato forse possono servirci, attraverso la rappresentazione, ad immaginare un futuro possibile che, in realtà, era stato scritto e pensato più di mezzo secolo fa. Una rivoluzione disattesa ma, non per questo, fallita.

Diciamo “rimandata”. Speriamo rimandata.

A raccontare questa storia sarà un attore, ma non sarà il protagonista, il mattatore, come si diceva un tempo per chi affrontava un monologo. L’attore si limiterà a srotolare una lunga matassa fatta di parole, di storie, di accadimenti e evocazioni. Ma soprattutto sul palco, appariranno le persone, i giovani, i vecchi che evocati dal narratore si materializzeranno in scena; come? Con le loro voci, voci che oggi sono di anziani, ma che ci racconteranno i loro sogni, quando un signore, un prete, riusciva a far nascere e crescere la speranza, lì dove sembrava non potesse attecchire. La musica, seguirà e commenterà con le note, lo svilupparsi di questa vicenda, ancora non conclusa.

Non un monologo quindi, ma un’opera corale dove quello che conta, al di là della gabbia dei generi, è la narrazione, il potere affascinante ed evocativo della parola, la seduzione del racconto che intriga i sensi. Proprio quello che Don Milani cercava di infondere alla gente non colta, perchè si potesse difendere da chi “sapeva” usare la parola, e ne approfittava.

Ingresso libero.
info@teatrodesidera.it – 347 1795045

 

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