Tornare a studiare da adulti: perché sempre più lavoratori riprendono l’università
Un fenomeno imponente e per nulla scontato, che vale la pena raccontare da due lati: perché lo fanno, e soprattutto come fanno a farcela
Il ritorno sui libri: le ragioni di una scelta
I motivi del fenomeno sono un intreccio di necessità e desiderio. La necessità è quella di un mercato del lavoro che chiede titoli: concorsi pubblici con la laurea tra i requisiti, avanzamenti di carriera bloccati dal pezzo di carta mancante, professioni che si sono via via chiuse ai non laureati, riconversioni professionali che richiedono nuove competenze certificate. Il desiderio è più profondo e chi lo prova lo racconta sempre allo stesso modo: la laurea interrotta o mai iniziata è uno di quei conti in sospeso che il tempo non chiude, e arriva il momento in cui si decide di saldarlo.
Per decenni, però, tra il desiderio e la realtà c’era un ostacolo pratico insormontabile: le lezioni in presenza, gli orari d’ufficio delle segreterie, gli esami in sessioni rigide. Come si concilia tutto questo con un lavoro a tempo pieno e una famiglia? La risposta, semplicemente, non c’era, e i sogni restavano nel cassetto. È esattamente l’ostacolo che l’università digitale ha rimosso: oggi i corsi di laurea onlinepermettono di seguire le lezioni quando si può, la sera, nel weekend, in pausa pranzo, riascoltarle quante volte serve, studiare con materiali sempre disponibili e pianificare gli esami secondo i propri tempi. Per lo studente-lavoratore non è un dettaglio: è la differenza tra il potersi iscrivere e il non poterci nemmeno pensare.
Come ce la fanno davvero: il metodo dello studente-lavoratore
Sfatiamo però un mito: studiare da adulti non è più facile, è diverso. Il tempo è poco e va difeso, la memoria non è più quella dei vent’anni ma in compenso ci sono organizzazione, motivazione e concretezza che gli studenti giovani spesso non hanno. Chi ce l’ha fatta racconta strategie ricorrenti: la costanza battezza tutto, meglio un’ora ogni sera che dieci ore la domenica; il calendario si costruisce a ritroso dagli esami, con obiettivi piccoli e realistici; la famiglia va coinvolta, perché studiare con il senso di colpa è la prima causa di abbandono; e la propria esperienza professionale va usata come leva, perché l’adulto che studia Economia dopo vent’anni in azienda capisce al volo cose che una matricola impiega mesi a digerire.
C’è poi un capitolo che riguarda chi una laurea ce l’ha già: la triennale presa anni fa e mai completata con il secondo livello, che nel frattempo è diventato requisito per concorsi, albi e posizioni dirigenziali. Anche qui il digitale ha aperto strade prima impraticabili: le lauree magistrali online di UniMarconi, per fare un esempio concreto dell’offerta attuale, coprono le aree più richieste dal mercato, dall’ingegneria all’economia, dal giuridico allo psicopedagogico, con la stessa flessibilità di fruizione delle triennali. Per il professionista che deve aggiungere il gradino magistrale al proprio profilo, è la formula che rende l’obiettivo compatibile con la vita reale.
Il caso scuola: quando la formazione è la carriera stessa
Un discorso a parte merita il mondo che dei ritorni allo studio ha fatto quasi una condizione permanente: la scuola. Per chi insegna o vuole insegnare, la formazione non finisce mai per definizione, tra titoli d’accesso, abilitazioni, specializzazioni e i master che pesano nelle graduatorie. Ed è anche il pubblico per cui la modalità online è più naturale: un docente in servizio non può materialmente frequentare in presenza, e infatti i corsi di formazione online per insegnanti sono ormai lo standard della categoria, dai percorsi abilitanti ai master per la didattica fino alla specializzazione sul sostegno. Migliaia di insegnanti studiano così, la sera dopo le lezioni, costruendo titolo dopo titolo il proprio percorso verso la stabilità: la versione scolastica, e forse la più tenace, dello studente-lavoratore.
Non è mai troppo tardi (e i numeri lo confermano)
Le statistiche sull’occupazione premiano i laureati in ogni fascia d’età, i differenziali retributivi parlano chiaro e il titolo conserva il suo peso nei concorsi e nelle progressioni. Ma chi c’è passato aggiunge sempre un’altra contabilità, quella che non finisce nelle statistiche: la soddisfazione della tesi discussa davanti a figli, nipoti e parenti, la sensazione di essersi ripresi qualcosa, la scoperta che la testa, se allenata, risponde a qualsiasi età.

