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“Rinascimento Bergamo ha aiutato le imprese nell’emergenza: ora sosteniamo la ripresa”

Abbiamo chiesto a Paolo Caroli, socio fondatore di Cesvi, di tracciare un punto della situazione in merito al programma Rinascimento Bergamo

“Rinascimento Bergamo ha dato una boccata d’ossigeno alle micro e piccole imprese. Ora l’obiettivo è supportarle nel sostenere le spese necessarie per adempiere alla normativa anti-Covid”. Così Paolo Caroli, socio fondatore di Cesvi, traccia un punto della situazione in merito al programma di interventi messi in campo dal Comune di Bergamo, Cesvi e Gruppo Intesa Sanpaolo per affrontare l’emergenza Coronavirus.
In un primo momento la necessità è stata quella di aiutare le aziende a far fronte a una crisi dalle proporzioni inedite, mentre adesso si cerca di favorire la ripartenza. Abbiamo intervistato Paolo Caroli per saperne di più.

Com’è nato il Programma? E come sta andando?

È nato per rispondere a una crisi inedita che nessuno avrebbe immaginato. È stato concepito come un provvedimento nuovo per far fronte a una situazione imprevista: ci sono tanti strumenti di aiuto e supporto alle imprese ma questa volta era necessario mettere in campo un intervento capace di dare risposte immediate considerando che dall’emergenza Coronavirus sono scaturite due tipologie di problemi.

Quali?

Il primo è economico: chiaramente la situazione è disastrosa per molte aziende – soprattutto le piccole imprese – che hanno visto azzerarsi il proprio mercato dall’oggi al domani. L’altro tema è legato all’incertezza e alla paura nel fare programmi: gli imprenditori hanno sempre affrontato crisi economiche ma stavolta si trovano nell’impossibilità di vedere con chiarezza il futuro. In questo contesto l’obiettivo era dare un contributo immediato non tanto per risolvere tutte le loro problematiche ma per dare un segnale di fiducia. Così, nel primo bando relativo alla copertura delle spese inderogabili, abbiamo ribaltato il modo con cui tradizionalmente si svolgono i bandi.

Ci spieghi

Per rendere tutto più veloce abbiamo dato la possibilità di presentare la propria domanda che veniva immediatamente liquidata, mentre solitamente i finanziamenti arrivano a consuntivo in base alle spese sostenute oppure sotto forma di credito d’imposta ecc. La logica era costruire la fiducia e dare subito una boccata d’ossigeno senza porsi come controllori preventivi: è stato l’elemento di forza di questo bando che ha avuto diverse fasi.

Quali?

In un primo momento è stato limitato ad alcuni codici Ateco, cioè alle attività che sono state costrette alla chiusura e hanno risentito immediatamente l’impatto della crisi. Avendo un budget da rispettare, abbiamo dato la priorità a loro, anche se era chiarissimo a tutti che il disastro stava attraversando ogni settore. Progressivamente, così, la platea dei possibili beneficiari è stata allargata fino a includere tutti i codici Ateco, fermo restando il criterio della microimpresa. Ci siamo concentrati sulle piccole aziende perché di solito sono quelle meno organizzate per partecipare ai bandi: prorogando la scadenza ad agosto abbiamo dato a tutti il tempo di presentare la domanda e abbiamo evitato i click days in cui le realtà più veloci e attrezzate ricevono risorse e le altre no.

Che tipo di impatto ha generato il Programma?

Non sappiamo ancora quante imprese siano rimaste aperte grazie a questo contributo, però le email, le informazioni e i segnali dei beneficiari sono positivi. Abbiamo chiuso raccogliendo oltre 2.900 domande delle quali 2.700 sono state accolte. Per alcune, invece, è in corso una valutazione del rispetto dei criteri: abbiamo scritto a tutti gli esclusi e hanno la possibilità di un supplemento d’indagine per verificare la loro ammissibilità. E un aspetto su cui abbiamo sempre puntato è stata l’efficienza.

In che termini?

Il 16% delle domande è stato evaso entro 5 giorni dalla richiesta con l’invio del mandato di pagamento, mentre il 43% tra i 6 e i 10 giorni. Altre domande, invece, hanno richiesto più tempo, come nel caso in cui sono state presentate due volte o con errori e sono state messe in coda.

Come avete fatto a essere così rapidi?

Grazie alla partnership tra il Comune e Cesvi. Se per svolgere questo lavoro avessimo seguito le classiche procedure della pubblica amministrazione la macchina del Comune si sarebbe ingolfata, non per cattiva volontà ma perchè ci sono passaggi che avrebbero rallentato l’iter. Grazie alla collaborazione con Cesvi, una parte del lavoro e della responsabilità è stata spostata fuori dal Comune per rendere massima la velocità: è stata una partnership unica in Italia nel rispetto di regole molto ben definite sull’erogazione dei pagamenti.

In che modo?

Tutte le richieste sono pervenute attraverso lo Spid e questo ci ha permesso di identificare chi le ha presentate senza effettuare ulteriori valutazioni. Abbiamo utilizzato il sito e le tecnologie del Comune, mentre usando un sito qualunque avremmo avuto richieste da molte altre città. Il 65% delle imprese ha presentato domanda in proprio, quindi è digitalizzata, mentre il 35% si è rivolto a terzi e l’ha inoltrata tramite il commercialista o il Comune. Le domande, poi, sono state validate osservando una serie di criteri come le dimensioni dell’impresa, il numero dei dipendenti e il bilancio: insieme al Comune, consultando basi di dati come gli archivi della Camera di Commercio ecc, abbiamo eseguito la valutazione e nel momento in cui le pratiche ricevevano l’ok venivano messe in pagamento. Colgo l’occasione per evidenziare la straordinaria risposta che abbiamo avuto sia dal personale del Comune sia dal team di Cesvi, che hanno lavorato senza interruzioni.

Altra protagonista è stata Intesa Sanpaolo

Il suo apporto è stato fondamentale: ha voluto investire sulla città puntando sul prestito d’impatto, una formula per cui il ritorno per la banca non consiste tanto nell’interesse ma nel volano generato dalla ripresa dell’economia. Il fatto che abbia scelto Cesvi è stato lusinghiero e credo che abbiano pensato a noi perchè siamo abituati a lavorare in situazioni di emergenza in cui i progetti vanno realizzati con rapidità mantenendo le regole.

Dopo questa esperienza, il legame tra Cesvi e il territorio si è consolidato?

Si, abbiamo dato vita a una serie di attività di aiuto diretto alla città come finanziamenti per gli ospedali e molti altri interventi nell’emergenza a favore della comunità. Quello che abbiamo sempre fatto in Africa questa volta lo abbiamo effettuato a Bergamo seppur in modo diverso.

Per concludere, come proseguirà il Programma?

Il Programma era legato all’emergenza. Ora sono aperti due bandi – Michelangelo e Raffaello – finalizzati a favorire la ripresa. Sostengono le imprese finanziando il 50% delle spese necessarie per adempiere alla normativa anti-Covid come la predisposizione di ingressi e uscite separati, i dpi, i termoscanner, i dehor o la digitalizzazione per le prenotazioni piuttosto che la consegna a domicilio. Per partecipare a questi bandibisogna presentare una piccola descrizione dell’intervento da realizzare: le richieste si potranno inoltrare fino a fine novembre e sono previsti diversi livelli di criticità: quella maggiore è rappresentata dalle attività che gestiscono flussi concentrati nel tempo come i ristoranti, mentre altre attività possono scaglionarli nel corso delle giornate. Il pagamento del restante 50% spetta all’imprenditore, che può chiedere un finanziamento alla banca con un tasso d’interesse conveniente a 10 anni.

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