Omicidio Centelleghe, le motivazioni dell’ergastolo a Badhan: “Sara patì inutili sofferenze”
La Corte d’Assise, nel riconoscere l’aggravante della crudeltà, parla di una violenza “sovrabbondante” e “inutilmente tormentosa”
Come per Filippo Turetta nel caso Cecchettin, anche per Jashandeep Badhan non avrebbe dovuto sussistere l’aggravante della crudeltà. L’avvocato Roberto Grittini aveva sostenuto che dagli accertamenti medico-legali non fosse emersa alcuna “volontà specifica di infliggere sofferenze ulteriori rispetto alla morte”. Una ricostruzione del tutto smontata nelle motivazioni con cui la Corte d’Assise di Bergamo ha condannato all’ergastolo il 20enne per l’omicidio di Sara Centelleghe, brutalmente uccisa nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024 a Costa Volpino. Al contrario, i giudici parlano di un’aggressione “eccedente in modo macroscopico a quanto sarebbe stato sufficiente a provocare la morte”: un atto di violenza “sovrabbondante”, “reiterato”, “devastante” e “inutilmente tormentoso”, scatenato prima a mani nude e poi infierendo con un paio di forbici.
Con il pretesto di uno scambio di droga, Badhan ha prima convinto l’amica che dormiva da Sara a scendere in strada ad attenderlo. Poi, invece di presentarsi all’appuntamento, si è mosso di soppiatto attraverso i garage, introducendosi nell’appartamento con un unico obiettivo: rubare l’hashish. Una volta dentro, si è però imbattuto in Sara. Quando la ragazza si è svegliata, è scattata una violenza cieca e spietata. Badhan l’ha colpita ripetutamente con pugni al volto, l’ha strangolata e le ha fracassato la testa contro una superficie dura. Infine, dopo aver afferrato un paio di forbici dalla cucina, le ha inflitto ben 77 colpi. I giudici evidenziano come l’aggressore avrebbe potuto fermarsi molto prima di fronte a una ragazza esile e ormai del tutto sopraffatta. La sua condotta è stata invece “efferata” e “gratuita nella produzione di patimenti aggiuntivi”, rivelando un’indole “malvagia” e un accanimento feroce sul volto della giovane, “fulcro costitutivo dell’identità fisica”. Compiuto il massacro e senza neppure aver trovato lo stupefacente, il 19enne ha sottratto il telefono della vittima ed è fuggito. A incastrarlo sono state le immagini delle telecamere e, soprattutto, una scia di impronte insanguinate lasciata lungo le scale di corsa verso casa, oltre al ritrovamento dello smartphone di Sara nella sua camera.
A supporto dell’ergastolo, i giudici hanno individuato tre pesanti circostanze aggravanti. Il delitto si intreccia anzitutto a un chiaro nesso teleologico: uccidere Sara non è stato un gesto improvvisato, ma il mezzo brutale necessario per portare a compimento la rapina della droga prima e del telefono poi. Un’azione resa ancora più spietata dall’aver approfittato della minorata difesa della vittima: Badhan ha agito a tradimento, sfruttando l’oscurità della notte e l’illusoria sicurezza delle mura domestiche per assalire una diciottenne di corporatura esile, sorpresa nel sonno e senza alcuna concreta possibilità di reagire. A completare il quadro c’è l’aggravante della crudeltà: quei 77 fendenti e le devastanti fratture facciali inferte mentre la ragazza era ancora viva e cosciente hanno risposto solo alla volontà di infliggere sofferenze atrocemente superflue. Il collegio giudicante ha affrontato anche il nodo delle attenuanti generiche, pur formalmente concesse a Badhan per via della giovane età e delle prime ammissioni rese dopo l’arresto. Nel giudizio di bilanciamento, tuttavia, sono state dichiarate del tutto subvalenti di fronte alla straordinaria gravità dei fatti: la loro natura soccombente è stata azzerata, lasciando intatta la pena dell’ergastolo.
Netto, infine, il verdetto sulla capacità di intendere e di volere, confermato dalla perizia medica che ha escluso qualsiasi patologia o vizio di mente. Per i giudici, l’assunzione di alcol e cannabinoidi ha avuto un mero effetto disinibitorio, lasciando integra la piena imputabilità del giovane.


