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Il tessuto come linguaggio: a Luzzana mostre di Marta Testa e Tiziano Finazzi

Le esposizioni si potranno visitare fino a domenica 4 ottobre

Due artisti, una materia comune: il tessuto. Fino al 4 ottobre Luzzana ospita, in due spazi diversi, le personali di Marta Testa e Tiziano Finazzi. Il loro lavoro non nasce da una ricerca comune e non c’è bisogno di costruire un dialogo artificiale tra i due, ma a unirli è la scelta di una materia che entrambi trasformano profondamente e che diventa il loro linguaggio. Testa lavora sul tulle, tingendolo e facendone installazioni capaci di modificare la percezione dello spazio, mentre Finazzi usa il velluto come superficie pittorica e tattile, in cui affondare immagini, oggetti e frammenti di memoria.

Nella ex chiesa di San Bernardino, Marta Testa presenta “Il vento delle ali”, un titolo eloquente e un percorso in sei sezioni attraverso installazioni, sculture e video, in dialogo diretto e vibrante con l’architettura dello spazio sacro. Il tulle, che l’artista tinge personalmente dal 2014, diventa materia pittorica e insieme elemento scenografico trasparente e leggero, capace di cambiare radicalmente la percezione dell’ambiente.
Testa, che si è diplomata in pittura all’Accademia Carrara nel 1997, seguendo la lezione di Mario Cresci per la fotografia e di Claudio Sugliani per l’incisione, ha sviluppato negli anni una ricerca che parte da questi linguaggi per allargarsi alle realizzazione di environment con materiali vari, dalle stoffe alla resina. Giovanni Valagussa, storico dell’arte che firma la presentazione, individua proprio negli anni della formazione alcune delle radici del suo lavoro, fatto di “eleganti accostamenti cromatici, densità delle tinture, variazione dei materiali, sperimentazione di soluzioni tattili”.

A Luzzana questa ricerca assume una forma particolarmente ampia e suggestiva. Nel transetto della chiesa una delle installazioni riprende il tema dell’Annunciazione, mentre “Via di fuga” accosta il tulle a una videoproiezione nella quale l’artista percorre una strada immersa nel verde. Nell’abside, “Cielo Crollato” mette in scena il rovesciamento della volta celeste, con un riferimento “e-contrario” all’ultimo verso dell’Inferno dantesco “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Accanto alle stoffe sono esposte le sculture in resina di “Archeologia del futuro, singolare, femminile, astratto”, nelle quali frammenti e oggetti vengono inglobati in una materia trasparente, quasi archeologica. Il tema della memoria si imprime in questa fase della ricerca, in cui ciò che appartiene al passato viene conservato e riplasmato. L’ultima sezione, “Incontro con l’Oriente”, porta invece nel linguaggio dell’artista il motivo del mihrab, l’apertura che nella cultura islamica indica la direzione della preghiera e che qui diventa una soglia simbolica, legata al confronto tra culture. È il passaggio decisivo, secondo Valagussa, “dal singolare al plurale, dall’individuo al sociale”.

Nella sala espositiva del Castello Giovanelli è invece protagonista Tiziano Finazzi, nato a Chiuduno e diplomato all’Accademia di Brera nel 1977. La mostra, intitolata “Bergamo Alta è la vera Città di Bergamo per i poeti e per gli artisti” raccoglie alcuni suoi lavori recenti di grande formato in velluto, una materia che negli anni è diventata una componente inconfondibile della sua ricerca.

Il velluto è allo stesso tempo supporto e sfondo, corpo e pelle, superficie uniforme e cangiante a seconda della luce. È una stoffa che tende naturalmente ad assorbire e a trattenere e si presta perciò a far affiorare residui di vita e di memoria. Su questo fondo Finazzi dispone oggetti e immagini variamente ripescati dal flusso dell’esistenza: cartoline, rami, ciliegie e riproduzioni in cera di ciliegie, impronte del passaggio delle stagioni. Il suo lavoro nasce da una registrazione paziente ma non seriale, dall’accostamento delle cose secondo rapporti di forma, di colore e di tono e di temperatura emotiva.

L’opera, per questo artista, non è necessariamente un racconto autobiografico, ma si costruisce nell’indissolubile relazione con il tempo e lo spazio, non ultimo con lo spazio espositivo. Quando ha visto l’ambiente destinato al suo lavoro, Finazzi ha capito che funzionava: “Le mie opere vanno viste e sentite in modo raccolto e approfondito, e questo contenitore mi è apparso congeniale e quasi familiare”. Una dimensione “intimistica” analoga allo spazio della precedente esposizione, che avevamo visitato lo scorso inverno in un interno di piazza Carrara, a Bergamo.

Il titolo della mostra dice molto del senso della sua poetica. “Il rapporto con Città Alta risale agli anni della mia formazione. Il liceo artistico l’ho fatto in piazza Vecchia vicino a Palazzo della Ragione, era la sezione staccata di Brera, e altri due anni in via Salvecchio”. Per lui, che veniva dal paese, quel luogo rappresentava qualcosa di eccezionale: “Era come andare in paradiso, aprivi le finestre e avevi davanti la Cappella Colleoni, di quel periodo io sono innamorato”.

Le due mostre sono visitabili fino al 4 ottobre a Luzzana : sabato dalle 19.30 alle 12.30, domenica dalle 15 alle 18.