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Nella seconda puntata di “Oltre l’arrivo” le voci di Ossama, arrivato in Italia a 16 anni, ed Erika Amadei, coordinatrice del progetto SAI del Comune di Bergamo gestito da Consorzio Sol.co Città Aperta

Continuiamo il percorso di Oltre l’arrivo con due nuove voci: quella di Ossama, ragazzo di 19 anni di origini marocchine arrivato in Italia nel 2023, e quella di Erika Amadei, coordinatrice del progetto SAI del Comune di Bergamo dedicato ai Minori Stranieri Non Accompagnati e gestito dal Consorzio Sol.co Città Aperta.

Vite diverse, percorsi che si intrecciano sotto il segno della solidarietà e della volontà di costruire qualcosa di significativo. La storia di Ossama mette a nudo le necessità di un ragazzo pieno di ambizione e di volontà nel perseguire il proprio sogno. Un sogno che, in netto contrasto con quello a cui siamo abituati a pensare quando usiamo questa parola, non è qualcosa di irraggiungibile, un concetto lontano per cui si lotta un’intera vita, ma è semplicemente la stabilità. La stabilità di un lavoro, di una famiglia; la stabilità economica di un Paese che dà le opportunità di crescere e di costruire, con le proprie mani e attraverso il duro lavoro, un futuro a cui sentirsi di appartenere.

Eppure, il sogno di Ossama non è diverso da quello di decine di migliaia di giovani italiani che lasciano il nostro Paese ogni anno (630mila tra il 2011 e il 2024, secondo il rapporto del Cnel ripreso da Il Sole 24 Ore), anch’essi alla ricerca di un posto nel mondo dove trovare stabilità. La differenza principale sta nelle modalità e nelle difficoltà che si incontrano lungo questa ricerca. Se da una parte un minore italiano non penserebbe mai di poter trovare la propria fortuna altrove, almeno fino alla maggiore età, dall’altra parte del Mediterraneo questo è un pensiero fisso per migliaia di giovani ragazzi che, come Ossama, hanno iniziato già a 15 anni a preparare il proprio percorso verso l’ignoto, alla ricerca del proprio sogno.

Arrivato in Italia a 16 anni, ha trovato posto dapprima a Napoli, ospite di una comunità educativa, per poi essere trasferito, un anno dopo, a Bergamo, dove è stato accolto in una nuova comunità. La sua permanenza in comunità è stata proficua: Ossama ha ottenuto la terza media e in seguito ha svolto un tirocinio in ambito informatico. Terminato il tirocinio, ha deciso di intraprendere un percorso scolastico, sempre in ambito informatico, della durata di tre anni, nella speranza che questo possa aiutarlo a trovare quella stabilità per cui, ancora ragazzino, ha lasciato tutto alle spalle.

Quello che colpisce di più nella storia di Ossama non è tanto la volontà di trovare subito un lavoro, di rendersi utile alla società che lo ospita e alla propria famiglia, ma la consapevolezza — come lui stesso racconta nella seconda puntata di Oltre l’arrivo. Racconti di accoglienza, crescita e futuro a Bergamo — di aver intrapreso, all’età di 15 anni, un percorso che lo avrebbe reso straniero in un mondo lontano. È la stessa età in cui tanti dei nostri ragazzi, al secondo anno di scuola superiore, sono preoccupati per ben altri problemi, più adatti alla loro età.

“L’idea di partire in Italia è partita quando sono arrivato quasi a 15 anni — a 14 anni, due anni prima, non ci pensavo ancora. Quando andavo a scuola non avevo questa idea, perché pensavo di avere delle disponibilità nel mio paese, di lavorare, di trovare un lavoro stabile. Però quando si cresce un po’ si arriva a essere un po’ più adulti, e inizi a pensare: ma qua dove sono? Ci sono delle disponibilità vere o no? E quindi da lì mi sono arrivate le idee di partire in Italia, o di cambiare posto, perché a me piaceva la scuola e tutto, avrei dato di più nel mio paese, però ho visto che non c’erano possibilità di trovare un lavoro, e per quello ho deciso di partire.”

Ma per costruire su questa consapevolezza non basta avere la mentalità giusta e restare lontani dai guai, soprattutto in un’età fragile, in cui si è facilmente malleabili a proposte di alto rischio e guadagno facile. È compito delle comunità, e soprattutto degli educatori e delle persone responsabili al loro interno, guidare i ragazzi verso la strada giusta. Nel progetto R.I.S.E. una di queste persone è Erika Amadei, che si occupa di coordinare, all’interno del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), il progetto dedicato ai Minori Stranieri Non Accompagnati del Comune di Bergamo gestito dal Consorzio Sol.co Città Aperta. Il suo lavoro consiste nel garantire la qualità degli interventi, nel promuovere percorsi di tutela, integrazione e autonomia, e nel favorire il dialogo tra i servizi del territorio e la rete istituzionale. Se il sistema di accoglienza funziona e dà valore aggiunto alle persone e alla comunità, il merito è anche di persone come lei, che uniscono alla professionalità un’incredibile dote pedagogica e una spiccata sensibilità umana:

“Quello che vedo però è un grande bisogno e voglia di fare gruppo, di stare insieme e di accettare anche dei vincoli rispetto ad alcune cose. Il lavoro dell’educatore è faticoso perché deve lavorare anche con i vincoli e non solo con le possibilità, quindi l’idea è di insistere perché alcune cose possano essere sperimentate, al di là del fatto che questi ragazzi vogliono farlo o non vogliono farlo, perché l’obiettivo è quello di fornire anche delle esperienze che possono diventare importanti nel futuro, anche se non le capisci adesso.”

La scelta di emigrare non è mai una decisione di pancia, e soprattutto non è mai una decisione presa a cuor leggero: a maggior ragione nella testa di un quindicenne che smette di essere un adolescente e veste i panni dell’adulto che fa scelte razionali, lasciando da parte affetti e sentimenti per piegarsi alla sfortuna del destino che lo ha fatto nascere in una parte del mondo che è periferia, e non centro. Ma se da una parte c’è la volontà, questa non basta senza l’aspetto della solidarietà e dell’aiuto: quello messo in campo da persone come Erika e da tutte e tutti coloro che fanno parte del sistema SAI MSNA.

L’ennesima prova del fatto che, insieme, si può dare vita a un sogno.

È possibile ascoltare il podcast “Oltre l’arrivo. Racconti di accoglienza, crescita e futuro a Bergamo” su SPOTIFY.