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La Biblioteca dei libri viventi dà voce ai testimoni della cronaca contemporanea

Domenica 4 ottobre l’incontro con Amnesty International e tre testimonianze dal Mediterraneo, dall’Africa e dall’impegno umanitario

Domenica pomeriggio 4 ottobre 2026 (biblioteca “Lanfranco” via Papa Giovanni XXIII) torna, con la sua terza edizione, la Biblioteca dei libri viventi, il progetto nato nel 2024 per trasformare la biblioteca in uno spazio di incontro, ascolto e confronto attraverso le storie delle persone. Per questa nuova edizione l’iniziativa propone un incontro realizzato con il coinvolgimento del gruppo di Bergamo di Amnesty International, che ha selezionato e accolto i testimoni protagonisti dell’appuntamento. L’obiettivo è dare voce a persone che, attraverso le proprie esperienze, possono raccontare alcuni dei temi e degli eventi che attraversano la cronaca contemporanea: le migrazioni, i conflitti, le emergenze umanitarie, il lavoro delle organizzazioni internazionali e il valore della testimonianza. Non sarà una conferenza tradizionale. I partecipanti potranno incontrare direttamente i “libri viventi”: ci si siederà ai tavoli, in piccoli gruppi, per ascoltare le loro storie e dialogare con loro. A partecipare saranno Ibrahima Lo, Francesco Roncoli e Claude Minani, tre persone con percorsi profondamente diversi, accomunate dalla volontà di trasformare la propria esperienza in occasione di racconto, consapevolezza e confronto.

Ibrahima Lo, 26 anni, scrittore e attivista senegalese, vive oggi in Italia. Ha lasciato il Senegal alla ricerca di una possibilità di futuro e ha attraversato il Mediterraneo, vivendo la violenza dei centri di detenzione libici e il viaggio attraverso il mare. Nei suoi libri e nella sua attività pubblica racconta l’esperienza della migrazione e chiede attenzione sui diritti e sulla dignità delle persone migranti. La sua storia è tra quelle che hanno ispirato il film Io Capitano. I suoi libri, insieme al film, fanno parte del patrimonio documentale della biblioteca.

Francesco Roncoli, nato a Bergamo nel 1992, è ottico e fotografo professionista. Attraverso la fotografia racconta realtà, tradizioni e contrasti, affiancando alla propria attività un impegno con gruppi civili e organizzazioni non governative. È stato volontario sulle navi impegnate nelle attività di soccorso nel Mediterraneo e ha documentato azioni umanitarie lungo diversi confini europei, dalla Rotta Balcanica al Mediterraneo. La sua fotografia nasce anche dal desiderio di raccontare realtà spesso lontane dallo sguardo pubblico e di dare visibilità alle persone e alle situazioni incontrate nel corso del suo percorso.

Claude Minani, medico originario del Burundi, oggi vive e lavora a Bergamo come geriatra. Nato in una zona rurale del Paese, ha vissuto fin dall’infanzia gli anni della guerra civile. A quattordici anni fu testimone dell’attacco al seminario minore di Buta, il 30 aprile 1997, nel quale perse numerosi amici: un’esperienza che ha segnato profondamente la sua vita. Dopo aver studiato medicina in Algeria e aver proseguito la propria formazione in Francia e in Italia, ha lavorato come medico in diversi contesti. Nel 2023 ha svolto attività di volontariato con Medici Senza Frontiere nella Repubblica Centrafricana. Padre di tre figli nati in Italia, porta nella propria storia personale l’esperienza dell’incontro tra Paesi, culture e sistemi sanitari differenti.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione con il gruppo di Bergamo di Amnesty International, che ha contribuito alla selezione e all’accoglienza degli intervistati. Tra le persone coinvolte nell’organizzazione c’è Barbara Fratino, volontaria di Amnesty International.

“La Biblioteca dei libri viventi nasce dalla convinzione che una biblioteca non sia fatta soltanto di libri da leggere, ma anche di persone, storie e punti di vista da incontrare – commenta l’assessora alla Cultura Marta Piarulli –. Con questa terza edizione scegliamo di mettere al centro le voci di persone che hanno attraversato esperienze molto diverse e che oggi possono condividerle direttamente con il pubblico. Non assisteremo a una conferenza, ma parteciperemo a un incontro: piccoli gruppi, un tavolo, una conversazione e il tempo necessario per ascoltare. È un modo concreto per avvicinare la biblioteca alla contemporaneità e per creare uno spazio in cui la conoscenza passi anche attraverso l’esperienza e la testimonianza.”

ARTICOLO A CURA DEL COMUNE DI TREVIOLO