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Un dispositivo indossabile per monitorare il Parkinson in tempo reale: così i dati supportano l’attività clinica
Il progetto di ricerca guidato da Mattia Cattaneo è nato con l’obiettivo di mettere la tecnologia al servizio della cura: pensata su base scalabile, può aprirsi a future applicazioni di telemonitoraggio applicabili ad altre malattie neurodegenerative croniche
Ad oggi il focus è stato posto sul Parkinson, ma la tecnologia che sta alla base del progetto pilota 2.7, guidato da Mattia Cattaneo, professore associato dell’Università degli studi di Bergamo e ricercatore di Fondazione ANTHEM*, è stata pensata per poter essere scalata e adattata a ogni malattia neurodegenerativa cronica.
L’idea è quella di rendere sempre più puntuale e immediata l’attività di telemonitoraggio, sfruttando un dispositivo indossabile dotato di sensori capaci di raccogliere una grandissima mole di dati fisiologi e di movimento durante le normali attività che il paziente svolge nella vita quotidiana. Una differenza sostanziale, perché consente di non interferire in nessun modo con le sue abitudini e restituisce dunque un quadro più fedele delle sue reali condizioni, giorno per giorno, anche in scenari di monitoraggio asincrono.
Ma se la raccolta dati già oggi è una strategia consolidata, la sfida è renderli leggibili e interpretabili: è qui che si inserisce il progetto di ricerca sostenuto da Fondazione ANTHEM, con l’obiettivo di dare al personale medico uno strumento per esplorarli in modo strutturato e trarne indicazioni utili.
In ogni momento i sensori installati sul dispositivo consentono di monitorare i parametri vitali e gli indicatori di movimento del paziente, trasmessi in tempo reale a una dashboard interattiva consultabile dai medici: i dati possono essere filtrati nel tempo e nella tipologia, riportando parametri cardiaci, respiratori, di movimento e di diario.
“Per trasformare questi dati in uno strumento concretamente utile alla pratica clinica – spiega il professor Cattaneo – abbiamo sviluppato, insieme al personale medico, una serie di indici costruiti ad hoc sui parametri clinicamente più rilevanti. L’obiettivo è offrire al medico una lettura immediata e sintetica delle informazioni utili, riducendo la complessità dei dati grezzi e facilitandone l’interpretazione. La dashboard trasforma i dati grezzi dei sensori in informazioni clinicamente accessibili: è questo il vero passaggio, mettere la tecnologia al servizio della cura. È stata pensata come base scalabile, quindi può crescere e aprirsi a future applicazioni di telemonitoraggio, che vanno oltre il Parkinson. In prospettiva significa seguire meglio il paziente cronico nel tempo, con un monitoraggio continuo che affianca le visite tradizionali (senza necessariamente sostituirle). Un approccio di questo tipo può rendere il follow-up più mirato e sostenibile, aiutando il personale sanitario a orientare l’attenzione clinica dove è maggiormente necessaria”.
Il professor Mattia Cattaneo
Per approfondire guarda il video in apertura di articolo.

