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Eccellenze al lavoro, il Canada e la quercia di Goethe

L’Europa rischia di rimanere, come auspicano i suoi avversari, soltanto un amministratore di regole — per quanto importanti — invece di diventare una forza politica resiliente, capace di difendere i valori sui quali è stata costruita

Venerdì 18 settembre, dopo moltissimi anni, ho partecipato alla manifestazione di Confindustria Bergamo dedicata alle eccellenze al lavoro.
È stata un’iniezione di positività. Vedere sul palco tante persone belle, nel senso più pieno del termine, così dedicate al proprio lavoro e così fedeli a un progetto aziendale, mi ha colpito profondamente. Erano moltissime. Alcune svolgevano mansioni non sempre facili da comprendere dall’esterno: un’immagine concreta della complessità organizzativa richiesta oggi alle imprese e dell’evoluzione tecnologica che attraversa i processi produttivi.
Quando ho iniziato a lavorare nelle aziende manifatturiere, ricordo che nelle sale d’attesa era spesso appeso uno scritto di Luigi Einaudi che iniziava così: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli”.
Guardando scorrere le premiazioni sul palco, pensavo alla fortuna della stagione vissuta dalla mia generazione: una stagione resa possibile dal sacrificio di chi aveva sconfitto le dittature fascista e nazista e dalla resistenza alle minacce sovietiche attraverso l’Alleanza Atlantica.

Abbiamo vissuto, nei Paesi occidentali, un’epoca di libertà nella quale il lavoro è stato uno dei più potenti strumenti di libertà attiva: la possibilità di costruire, intraprendere, innovare e migliorare la propria condizione attraverso le proprie capacità.
Vorrei che questa condizione democratica continuasse. Ma oggi l’accelerazione del progresso tecnico-scientifico e le transizioni climatica ed energetica pongono agli individui una richiesta sempre più impegnativa: studiare, aggiornarsi, studiare ancora.
Rimane evidente che una parte fondamentale del nostro benessere è frutto dell’attività libera delle imprese. Milioni di individui liberi hanno saputo creare valore, innovare continuamente e, così facendo, migliorare la vita di tutti.
Questa libertà, tuttavia, oggi è nuovamente messa alla prova.
Idee suprematiste hanno rialzato vergognosamente la testa, mettendo a rischio ottant’anni di storia. Le nostre democrazie sono sottoposte alla pressione di ideologie autocratiche e lo Stato di diritto subisce quotidianamente attacchi, verbali e non solo.
Anche la Costituzione italiana, nata proprio dalla volontà di affermare quei valori di libertà, viene talvolta strumentalizzata. E temi come la difesa, anche militare, dell’integrità territoriale e le garanzie dello Stato di diritto sono stati chiaramente affrontati dai Padri costituenti, che avevano sperimentato direttamente la perdita di quelle libertà durante il ventennio.

canada

Nelle stesse ore, il Primo Ministro canadese Mark Carney ci offriva un altro motivo di riflessione positiva.
Parlando al Parlamento europeo, ci ha ricordato, con grande efficacia, che l’Europa ha bisogno di leadership e di ideali. Al di là della dimensione economica di un’alleanza che potrebbe contribuire alla nascita di un forte polo monetario e commerciale tra medie potenze, è stato soprattutto il confronto con l’apparato europeo a colpirmi.
Carney ha pronunciato un discorso capace di suscitare emozioni.
Per chi non lo avesse letto, vale la pena cercarlo.
La citazione della quercia nel cuore della Germania, sotto la quale Goethe passeggiò, pensò e scrisse e che, per una terribile ironia della storia, sarebbe poi rimasta confinata nel campo di sterminio di Buchenwald, rende perfettamente il senso del suo messaggio.

Carney ha citato Goethe: “La libertà e la vita si meritano solo conquistandole ogni giorno”.

Quella quercia passò così, nel giro di pochi anni, da essere simbolo del pensiero libero a diventare testimone di un fallimento morale.
È una metafora potente anche per l’Europa.
L’Europa deve compiere quel passo che chiediamo da tempo: gli Stati nazionali devono essere disposti a cedere una parte della propria sovranità a una vera federazione.
Altrimenti l’Europa rischia di rimanere, come auspicano i suoi avversari, soltanto un amministratore di regole — per quanto importanti — invece di diventare una forza politica resiliente, capace di difendere i valori sui quali è stata costruita.
Valori che hanno radici profonde.
Ma che, come la quercia di Goethe, se non vengono difesi ogni giorno possono essere confinati, anche loro, dietro un filo spinato.


Andrea Moltrasio
Past President di Confindustria Bergamo, già Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca, oggi è Presidente di BergamoScienza