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Qi Gong: una risposta antica allo stress moderno

Una pratica millenaria che integra corpo, respiro e attenzione per rieducare l’organismo ad adattarsi allo stress moderno e ritrovare la vera capacità di recupero

Viviamo immersi in una quantità impressionante di stimoli e il problema non è soltanto che lavoriamo molto, dormiamo poco o trascorriamo troppe ore davanti a uno schermo, ma che continuiamo a chiedere al corpo di adattarsi a questi ritmi senza quasi mai insegnargli a recuperare. Una telefonata, una preoccupazione, una scadenza, una discussione, il traffico, una notifica sul telefono, un pensiero che continua a tornare: situazioni diverse, ma capaci di mantenere per ore lo stesso stato biologico, con maggiore vigilanza, tensione muscolare, respirazione più superficiale e difficoltà a ritornare realmente a una condizione di equilibrio.

È anche per questo che oggi tante persone si sentono stanche pur trascorrendo molto più tempo sedute rispetto alle generazioni precedenti. Stare fermi, infatti, non significa necessariamente recuperare. Si può restare un’ora sul divano con le spalle contratte, la mandibola serrata, il diaframma poco mobile e la mente che continua a inseguire problemi e pensieri; apparentemente il corpo non sta facendo nulla, ma dal punto di vista neurovegetativo non ha ancora abbandonato lo stato di allerta.

Questa distinzione tra fermarsi e recuperare è uno degli elementi più interessanti per comprendere il significato moderno del Qi Gong, la millenaria arte di lunga vita della tradizione cinese che in Occidente continua a essere descritta troppo spesso come una forma di ginnastica lenta utile soprattutto per rilassarsi. È una definizione estremamente riduttiva, perché il Qi Gong utilizza contemporaneamente movimento, postura, respirazione, attenzione e percezione del corpo, creando una condizione nella quale sistemi diversi vengono coinvolti nello stesso momento.

Quando un movimento viene eseguito lentamente e consapevolmente, non cambia soltanto la velocità con cui si muove un braccio. Cambiano la distribuzione del peso, la coordinazione e il rapporto fra movimento e respirazione. Allo stesso tempo l’attenzione viene riportata sul corpo, interrompendo almeno temporaneamente quella continua dispersione verso stimoli esterni che caratterizza gran parte della giornata.

Questa integrazione rende il Qi Gong molto diverso da ciò che si osserva dall’esterno. Un movimento apparentemente semplice può richiedere un lavoro molto raffinato, perché non si tratta soltanto di riprodurne la forma, ma di eliminare progressivamente ciò che è inutile: una spalla che rimane sollevata, un eccesso di forza, una respirazione trattenuta, una mandibola contratta, una rigidità che il corpo mantiene da così tanto tempo da non essere più nemmeno percepita.

La fisiologia moderna sta cominciando a fornire dati interessanti proprio su questi aspetti. In uno studio pubblicato sullo Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, giovani adulti con elevati livelli di ansia hanno praticato Qi Gong per dodici settimane e, oltre alla sua riduzione, sono state osservate modificazioni della respirazione e della variabilità della frequenza cardiaca, la cosiddetta HRV, uno dei parametri utilizzati per studiare la regolazione del sistema nervoso autonomo.

Il dato è importante perché, oltre agli benefici sugli stati d’ansia, mostra qualcosa di molto più interessante: una pratica basata su movimento, respiro e attenzione produce modifiche biologiche ed emotive realmente misurabili. Una meta-analisi più recente dedicata agli effetti del Qi Gong sulla variabilità della frequenza cardiaca ha inoltre rilevato modificazioni favorevoli di alcuni parametri.

Il sistema nervoso autonomo, del resto, non è semplicemente un acceleratore simpatico contrapposto a un freno parasimpatico, come viene spesso raccontato. La sua funzione principale è permettere all’organismo di modificare continuamente il proprio stato in relazione alle necessità del momento. Quando bisogna reagire, correre, concentrarsi o affrontare una situazione impegnativa, è normale aumentare l’attivazione; quando lo stimolo termina, però, un organismo efficiente deve essere altrettanto capace di ridurla e di lasciare spazio ai processi di recupero.

La salute, quindi, non consiste nell’essere sempre rilassati, ma nell’essere capaci di cambiare stato quando serve. Ed è questa capacità di adattamento che sembra diventare sempre più fragile nella vita moderna, dove spesso lo stimolo successivo arriva prima che l’organismo abbia concluso la risposta al precedente.

Anche la Medicina Cinese ha costruito gran parte della propria osservazione sulla capacità di adattamento e trasformazione, utilizzando naturalmente un linguaggio diverso. Uno dei termini più conosciuti è Qi, tradotto quasi sempre con la parola “energia”, una traduzione utile ma incompleta, perché rischia di far pensare a qualcosa di indefinito o esoterico. Nel pensiero medico cinese il Qi riguarda anche la capacità dell’organismo di trasformare, muovere, riscaldare, nutrire, proteggere e mantenere in relazione le differenti funzioni del corpo.

È per questo che due persone della stessa età e con esami apparentemente simili possono mostrare una capacità funzionale completamente diversa: una affronta uno sforzo e recupera rapidamente, dorme profondamente, digerisce bene e mantiene una buona vitalità; l’altra compie lo stesso sforzo e rimane stanca per ore, dorme senza recuperare, respira superficialmente e mantiene una tensione interna che sembra non spegnersi mai.

È in questa visione che nasce il Qi Gong. Anche il termine “Gong” è importante, perché richiama il lavoro e l’abilità acquisita attraverso la pratica. Il concetto diventa allora molto concreto: non si allenano soltanto i muscoli o il sistema cardiovascolare, ma possono essere allenate anche la percezione del corpo, la coordinazione fra movimento e respiro, l’equilibrio, la capacità di ridurre una contrazione inutile, la qualità dell’attenzione e soprattutto la capacità di passare più efficacemente dall’attivazione al recupero.

Anche sul sonno e sulla stanchezza la letteratura sta fornendo elementi interessanti. Una revisione sistematica con meta-analisi di tredici studi randomizzati, comprendenti complessivamente più di mille persone, ha rilevato un miglioramento della qualità del sonno associato alla pratica di Qi Gong terapeutico, mentre un’altra meta-analisi di sedici studi randomizzati ha osservato effetti favorevoli sulla fatigue in differenti popolazioni di pazienti.

Naturalmente questo non significa trasformare il Qi Gong nell’ennesima risposta universale a qualsiasi problema. Non cura tutto, non sostituisce una diagnosi e non prende il posto di una terapia quando questa è necessaria. Sarebbe però altrettanto superficiale ignorare ciò che la ricerca sta progressivamente mostrando soltanto perché una pratica sviluppata molti secoli fa utilizza un linguaggio diverso da quello della medicina contemporanea.

Ma fermarsi al sistema nervoso autonomo, alla respirazione e alla variabilità cardiaca significherebbe ancora una volta separare artificialmente ciò che nell’essere umano è profondamente unito. Nella Medicina Cinese ogni risposta del corpo ha anche una componente emotiva e spirituale, perché lo Shen, cioè l’insieme delle funzioni psichiche, emotive e della coscienza, non viene considerato qualcosa di separato dall’organismo. Paura, rabbia, preoccupazione, tristezza o una condizione prolungata di agitazione interiore modificano il respiro, il tono muscolare, il sonno, la digestione, la capacità di recuperare e, nel tempo, anche il modo nel quale l’energia viene distribuita e utilizzata. Il Qi Gong agisce quindi anche su questo livello: attraverso movimento, respiro, attenzione e intenzione permette progressivamente di riconoscere e trasformare quegli stati emotivi che il corpo continua spesso a esprimere molto tempo dopo che l’evento che li ha generati è terminato.

Anche la qualità della pratica cambia profondamente il risultato. È possibile imparare perfettamente una sequenza e continuare a eseguirla mantenendo le spalle rigide, il diaframma bloccato, il respiro forzato e la mente dispersa; esteriormente il movimento può apparire corretto, ma internamente l’organismo continua a riprodurre gli stessi schemi di tensione utilizzati durante tutto il resto della giornata.

Questa concezione non appartiene soltanto ai testi antichi. Qualche settimana fa, durante un periodo di tirocinio in medicina cinese seguito da chi scrive presso lo Yunnan Provincial Hospital of Traditional Chinese Medicine di Kunming, è stato possibile osservare direttamente come il Qi Gong sia ancora integrato nella cultura sanitaria cinese: medici e infermieri lo praticano quotidianamente all’interno dell’ospedale e alcuni esercizi vengono insegnati anche ai pazienti.

L’aspetto interessante non è l’immagine suggestiva dei sanitari cinesi che eseguono movimenti lenti prima di iniziare la giornata, ma la concezione della salute che sta dietro a quella scelta. La medicina occidentale ha sviluppato strumenti diagnostici e terapeutici straordinari, ma parallelamente ha abituato il paziente a pensare che quasi tutto ciò che riguarda la salute debba necessariamente arrivare dall’esterno: un farmaco, un integratore, un dispositivo, un trattamento oppure qualcuno che intervenga sul corpo.

Tutto questo può essere necessario, ma esiste una parte della salute che non può essere delegata, perché nessun terapeuta può respirare al posto di un’altra persona, nessun dispositivo può sostituire quotidianamente il movimento e nessun trattamento può costruire completamente dall’esterno una capacità di autoregolazione che l’organismo non utilizza più.

È questa la ragione che il Qi Gong, nonostante le sue origini antichissime, fornisce oggi le risposte naturali ai ritmi moderni. In una società nella quale si trascorrono sempre più ore seduti, il respiro tende a diventare superficiale, il sonno è frequentemente irregolare e l’attenzione viene continuamente catturata da nuovi stimoli, non serve soltanto trovare qualcosa che permetta di rilassarsi alla fine della giornata. Occorre recuperare una capacità molto più profonda: permettere all’organismo di modificare realmente il proprio stato, adattandosi quando serve e recuperando quando lo stimolo è terminato.

Il Qi Gong lavora proprio su questo terreno, utilizzando strumenti semplicissimi che ogni persona possiede già — corpo, movimento, respiro e attenzione — ma che la vita moderna ha progressivamente separato e reso sempre meno consapevoli.

Giorgio Barbieri studio Buona Vita marketing

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La salute non è qualcosa da inseguire quando si perde.

È qualcosa da coltivare ogni giorno

 

Giorgio Barbieri

Naturopata Epigenetista

Studio Buona Vita – Salute Integrata, Epigenetica e Medicina Cinese

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