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Yussuf Isah Yussuf, 33 anni, nigeriano senza fissa dimora, processato per direttissima dopo la notte di follia in via Paleocapa: resta in carcere sotto osservazione sanitaria

Bergamo. “Ero spaventato”. “Avevo paura della polizia”. “Non sapevo dove andare”. “Volevo stare lì”.

Le poche e semplici frasi pronunciate davanti al giudice non cancellano la gravità di quanto accaduto sabato notte, né il pericolo creato per chi si trovava in strada e per gli operatori intervenuti, ma aiutano a capire che dietro quelle ore concitate sul tetto di un’ex villetta di via Paleocapa c’era anche un uomo in una situazione di profonda fragilità. Yussuf Isah Yussuf, questo il suo nome: 33enne nigeriano senza fissa dimora.

Per ore è rimasto sul tetto dell’edificio, oggi interessato da un cantiere, lanciando tegole verso la strada e rendendo necessario l’intervento di una cinquantina di operatori tra Polizia di Stato, Vigili del fuoco e negoziatori. Alla fine, quando gli agenti delle Uopi (Unità Operative di Primo Intervento) sono riusciti a bloccarlo, un poliziotto è rimasto ferito: Yussuf lo avrebbe colpito con un pezzo di vetro.

Lunedì mattina il giudice ha convalidato l’arresto e disposto per il 33enne la custodia cautelare in carcere. La decisione è legata alla gravità dei fatti contestati – resistenza e lesioni – e al pericolo di reiterazione vista la sua situazione abitativa, ovvero la mancanza di un posto dove andare. Il giudice ha anche disposto un periodo di osservazione sanitaria per approfondire le condizioni dell’uomo, che parla un italiano incerto ed è apparso a tratti sconnesso e difficile da seguire, come era già accaduto sabato notte.

Yussuf aveva cercato di tornare in un luogo che per lui, evidentemente, rappresentava qualcosa di più di un semplice edificio. Nel 2023 ci aveva abitato per alcuni mesi con il benestare del vecchio proprietario; l’unico che forse si era preso a cuore la situazione. Nel frattempo, però, l’immobile è stato venduto e l’area è oggi interessata da lavori. Per impedire l’accesso, l’impresa aveva installato delle reti metalliche che Yussuf avrebbe divelto pur di entrare. Nell’ex villetta c’era una valigia con i suoi effetti personali: pochi oggetti, essenziali.

Secondo Yussuf, proprio l’ex proprietario gli aveva dato il permesso di trascorrere la notte nella villetta, ma di quel permesso non c’è riscontro; senza contare che l’immobile, in ogni caso, è passato di proprietà. Sempre a suo dire, Yussuf avrebbe abbandonato l’alloggio che condivideva con altre persone a Pioltello, nel milanese. Questo perché lo avrebbero minacciato pur di farlo allontanare. I motivi non si conoscono.

La vicenda giudiziaria si intreccia con una storia di solitudine e instabilità. Un uomo che ha un permesso di soggiorno valido, che ha ottenuto in passato la protezione internazionale e che lavora tramite un’agenzia interinale, ma che non ha un luogo sicuro in cui tornare alla fine della giornata. Un uomo che, quando si è trovato senza un posto dove andare, ha forse cercato rifugio nell’unico luogo che conosceva.

Quando gli operatori sono arrivati sul posto allertati dai vicini, Yussuf è salito sul tetto a piedi nudi e non ha voluto scendere. Per ore ha lanciato tegole verso la strada, almeno una ventina. La copertura, vecchia e considerata a rischio, rendeva particolarmente pericoloso intervenire direttamente. Polizia, vigili del fuoco e negoziatori hanno quindi cercato di convincerlo a rientrare, mantenendo il contatto con lui e valutando come fermarlo senza mettere in pericolo né il 33enne né gli operatori. Alla fine hanno cambiato strategia. Si sono allontanati dalla sua vista, aspettando che rientrasse spontaneamente nel sottotetto. Alle 4.10 sono riusciti finalmente a bloccarlo e metterlo in sicurezza.

A carico del 33enne risultano alcuni precedenti di lieve entità; e al momento dell’arresto pare avesse con sé circa tre grammi di marijuana. Difeso dall’avvocato Alberto Marotta, resta in carcere sotto osservazione psicologica. Il processo è stato aggiornato all’udienza dell’8 ottobre.