I ragazzi europei studiano sempre meno, gli asiatici sempre di più
La realtà brutale è che gli asiatici e gli immigrati “costringono” i propri figli a studiare, gli Europei ne assecondano le pigre libertà! Secondo una ricerca Invalsi, gli immigrati in Italia di prima e seconda generazione sono più “eccellenti” degli autoctoni
Ogni tre anni, dal 2000, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), alla quale aderiscono 38 Paesi, Usa compresi, organizza una rilevazione delle competenze degli studenti quindicenni in Lingua prima, Matematica e Scienze, fissando ogni volta il focus su una delle tre. La rilevazione si denomina PISA, che qui non è il nome della splendida città toscana con l’omonima Torre, ma un acronimo di “Programme for International Student Assessment”.
Il Rapporto OCSE-PISA 2025 è stato presentato in contemporanea a Parigi e a Roma, dall’INVALSI ((Istituto per la valutazione del sistema di istruzione) nella sede dell’Archivio di Stato. Alla rilevazione del 205, resa nota nel settembre del 20026, hanno partecipato i 38 Paesi dell’OCSE e 53 Paesi/economie partner.
Sono stati coinvolti 760.000 studenti di 91 Paesi, un campione rappresentativo di 33 milioni di quindicenni di questi Paesi. L’indagine PISA 2025 ha avuto aggiunto alla rilevazione delle tre competenze tradizionali anche quella relativa al Problem solving computazionale, cioè alla capacità di risolvere problemi usando le nuove tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale.
La misurazione usa il modello statistico IRT (Item Response Theory), che non si limita a calcolare il numero di risposte giuste, ma pondera il risultato in relazione a quanto ciascun quesito sia complesso o discriminante. La scala PISA è tarata in modo che la media dei paesi OCSE si collochi attorno a 500 punti, con una deviazione standard di 100 punti. La scala metrica colloca poi i risultati su i livelli di competenza da 1 a 6.
I risultati in tutto il mondo più sviluppato non sono brillanti: le competenze dei quindicenni tendono a peggiorare, soprattutto per quanto concerne la Lettura. La capacità di comprendere un testo decide di ogni altra successiva, compresa la Matematica e le Scienze. Chi non capisce bene un testo, capisce poco del mondo e decide di muoversi nel mondo in base a quel poco.
L’Italia, a quanto pare, galleggia, in alcuni casi persino meglio dei Paesi sulla sua misura: Spagna, Francia, Germania. L’Italia è a 483 in Scienze (Media OCSE 482), a 468 in Matematica (Media OCSE 463), a 474 in Lettura (Media OCSE 461), a 490 in Problem solving computazionale (Media OCSE 500). In Europa siamo appena poco sotto rispetto alla Germania e alla Francia o alla pari, per esempio in Matematica. In Scienze l’Estonia sta a 527, la Finlandia a 504, l’Irlanda a 500.
Il Ministro Valditara ha rivendicato la tenuta italiana, insistendo giustamente sulle proposte di un ritorno allo studio della Grammatica, alla Scrittura manuale corsiva, all’Apprendimento mnemonico. Ma la consolazione sul galleggiamento e la Schadenfreude per i risultati tedeschi sono cosa magra.
Qui il problema-macigno è tutt’altro: è l’arretramento complessivo dell’Occidente o, detto meglio, la fuga in avanti dell’Asia. La Cina (Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang) in
Matematica è a 612, Singapore a 563, la Corea a 522, il Giappone a 530. Solo l’Estonia arriva a 508.
Le “grandi” potenze europee stanno sotto. L’Europa e l’Italia mantengono una buona quota sopra il livello minimo, ma non raggiungono i livelli asiatici di eccellenza. Molti attenti all’inclusione, assai meno all’eccellenza. Se un Paese non ha eccellenze, non se le può inventare, ma se le ha, almeno potenzialmente, per lunga storia e civilizzazione, e vengono soffocate in nome dell’egualitarismo pauperistico dell’inclusione? Possiamo anche reggere nel confronto con i Paesi europei, ma l’Europa tutta non regge quello con l’Asia. Si sono date varie spiegazioni della lentezza europea: il Covid, i bassi investimenti in istruzione.
La realtà brutale è che gli asiatici e gli immigrati “costringono” i propri figli a studiare, gli Europei ne assecondano le pigre libertà! Secondo una ricerca Invalsi, gli immigrati in Italia di prima e seconda generazione sono più “eccellenti” degli autoctoni. Usando qui provocatoriamente un’affermazione del Magdeburger Programme dell’AFD, quella dell’Occidente “ist keine Krise des Geldes, es ist eine Krise des Geistes”( non è una crisi del denaro, questa è una crisi dello spirito”). Che la crisi degli apprendimenti nel Medio-occidente europeo sia dovuta alla chiusura stagna nella comfort-zone europea?


