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Il Consiglio regionale lombardo approva la risoluzione che autorizza il presidente Fontana a sottoscrivere le intese con lo Stato. Quattro gli ambiti interessati: protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. Centrodestra soddisfatto, il Pd attacca: “Intesa svuotata e senza risorse”

Milano. La Lombardia compie un nuovo passo nel percorso verso l’autonomia differenziata. Il Consiglio regionale giovedì 10 settembre ha approvato la risoluzione che autorizza il presidente Attilio Fontana a procedere verso la sottoscrizione delle intese con lo Stato, nell’ambito previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Il provvedimento riguarda quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e, nell’ambito della tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica. Per la maggioranza si tratta di un passaggio significativo, destinato ad aprire una nuova fase nel rapporto tra Regione e Stato. L’opposizione, invece, giudica il risultato molto distante dalle aspettative iniziali e contesta l’assenza di nuove risorse.

A salutare con soddisfazione il voto è stato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che ha definito quello lombardo un ulteriore passo verso il traguardo. “L’ultimo miglio è sempre più vicino”, ha dichiarato, sottolineando come l’approvazione consenta alla Lombardia di raggiungere Veneto e Liguria nel percorso delle intese. Calderoli ha ricordato anche il referendum lombardo del 2017 e il ruolo avuto allora da Roberto Maroni, al quale ha rivolto un pensiero commosso.

Il ministro guarda ora al Piemonte: il suo voto, ha spiegato, rappresenta il prossimo passaggio prima di portare i provvedimenti in Consiglio dei ministri e proseguire quindi l’iter parlamentare.

Le competenze previste

Tra i settori maggiormente valorizzati dalla maggioranza c’è la protezione civile. La proposta prevede per la Regione la possibilità di emanare ordinanze in deroga nelle emergenze di rilievo regionale. In caso di emergenze nazionali che interessino il territorio lombardo, il presidente della Regione potrebbe inoltre assumere automaticamente il ruolo di commissario delegato. Sono previsti anche strumenti specifici per il reclutamento e la formazione del personale.

Sul fronte delle professioni, l’intesa contempla la disciplina delle professioni non ordinistiche di rilievo regionale e il riconoscimento delle qualifiche professionali possedute dai cittadini dell’Unione europea. Per la previdenza complementare e integrativa, la Lombardia potrebbe promuovere forme regionali e disciplinarne gli aspetti organizzativi e operativi, anche attraverso specifiche convenzioni. Particolarmente rilevante, secondo i sostenitori dell’intesa, è il capitolo relativo alla sanità. La Regione potrebbe beneficiare di una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, intervenire sull’allocazione di fondi vincolati, individuare alcune tariffe di rimborso e remunerazione differenti da quelle nazionali e gestire autonomamente risorse destinate al patrimonio edilizio e tecnologico. È inoltre prevista la possibilità di istituire e gestire fondi sanitari integrativi.

La maggioranza: “Più responsabilità e decisioni vicine ai territori”

La Lega considera il voto un risultato atteso da anni. Il consigliere regionale Giovanni Malanchini, primo firmatario della risoluzione, ha sottolineato come l’autonomia possa consentire alla Lombardia di intervenire con maggiore flessibilità nella gestione della sanità e delle emergenze.

Anche Roberto Anelli ha evidenziato il valore del passaggio, richiamando in particolare le nuove possibilità per la protezione civile, dopo gli eventi calamitosi che hanno recentemente interessato il territorio lombardo.

Favorevoli anche Forza Italia. Ivan Rota e Jonathan Lobati hanno definito il voto coerente con una visione liberale e sussidiaria dello Stato, ribadendo che l’autonomia differenziata non avrebbe nulla a che vedere con la secessione, ma rappresenterebbe l’applicazione di un principio previsto dalla Costituzione.

Sulla stessa linea Fratelli d’Italia, con i consiglieri Alberto Mazzoleni e Michele Schiavi che hanno parlato di un passaggio fondamentale verso un sistema nel quale le decisioni possano essere assunte più vicino ai cittadini. Per i due esponenti di FdI, tuttavia, l’aumento delle responsabilità deve essere accompagnato dalle risorse umane, finanziarie e strumentali necessarie per esercitare efficacemente le nuove competenze.

Il Pd: “Un’intesa molto lontana dalle promesse”

Duramente contrario il Partito Democratico. Davide Casati sostiene che il risultato rappresenti una versione fortemente ridimensionata delle aspettative legate al referendum del 2017. Secondo il consigliere dem, si è passati dalle 16 competenze inizialmente indicate alle quattro attuali, senza nuove risorse per i territori. Casati contesta inoltre il coinvolgimento di Province, Comuni e dello stesso Consiglio regionale nel percorso negoziale e ritiene particolarmente problematica la parte relativa alla sanità, anche in relazione alla definizione dei Livelli essenziali di assistenza.

Critico anche Jacopo Scandella, che ha ricordato di essere stato in Consiglio regionale già nel 2017, quando prese avvio l’iter sull’autonomia. A suo giudizio, dopo nove anni, esisterebbe una forte sproporzione tra le aspettative di allora e il risultato raggiunto oggi. Per Scandella, le competenze ottenute sarebbero “marginali” e non accompagnate da risorse aggiuntive. Il consigliere dem contesta inoltre alla maggioranza di non aver sfruttato pienamente la possibilità di negoziare con un governo politicamente affine.