Il confronto
|Orio, sul piano di sviluppo i sindaci non arretrano: “Prima la dimostrazione della sostenibilità, poi la crescita”
Nell’incontro con Sacbo per discutere del nuovo masterplan i primi cittadini dei Comuni dell’intorno aeroportuale hanno ribadito le priorità: rispetto del piano di zonizzazione acustica, crescita sostenibile e tutela della salute dei cittadini. “Oggi dobbiamo cominciare a domandarci anche come lo sviluppo dell’aeroporto debba adattarsi ai limiti e alle esigenze del territorio”
Nel dibattito attorno al nuovo Piano di Sviluppo Aeroportuale ci sono due elementi cardine sui quali i sindaci che siedono in Commissione aeroportuale hanno finora basato le proprie considerazioni. Il primo, per sgombrare il campo da qualsiasi fraintendimento, è che nessuno mette in discussione il valore dell’aeroporto di Orio al Serio e il suo ruolo strategico per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio. Il secondo, invece, è l’aspetto principale delle osservazioni nate sin dal momento della presentazione del masterplan 2029-2043: qualsiasi prospettiva di crescita ulteriore dell’infrastruttura dovrà rispondere a criteri di sostenibilità e tutela della salute.
Una posizione granitica, che i primi cittadini di Azzano San Paolo, Bagnatica, Bergamo, Bolgare, Brusaporto, Costa di Mezzate, Grassobbio, Orio al Serio e Seriate hanno ribadito in toto anche nell’incontro organizzato da Sacbo nella mattinata di martedì 8 settembre, spiegando come l’ormai arcinota previsione dei 23,4 milioni di passeggeri che potrebbero essere raggiunti nel 2040 sia da considerare “una domanda potenziale e non rappresentano la certificazione della sostenibilità di quella crescita sul territorio di Bergamo – ha evidenziato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi – Ad oggi non abbiamo alcuna dimostrazione tecnica che lo siano. Non possiamo partire da 23,4 milioni e chiederci successivamente come adattare il territorio a quel numero. Dobbiamo fare esattamente il contrario. Dobbiamo prima capire quale livello di attività questo territorio sia effettivamente in grado di sostenere, sotto il profilo acustico, ambientale, infrastrutturale, sanitario e sociale. E soltanto dopo stabilire quale possa essere la dimensione futura dello scalo. Oggi dobbiamo cominciare a domandarci anche come lo sviluppo dell’aeroporto debba adattarsi ai limiti e alle esigenze del territorio. La prossima stagione dell’aeroporto di Bergamo deve essere una stagione di qualità: più efficienza, più valore economico prodotto per ogni movimento, migliore accessibilità, più innovazione, aerei meno rumorosi, riduzione dell’impatto notturno, migliore rapporto con le comunità e un confronto permanente coi territori. Perché credo che il futuro dell’aeroporto non si giochi soltanto nella capacità di raggiungere 23 milioni di passeggeri. Si giochi nella capacità di essere, tra vent’anni, un grande aeroporto che il proprio territorio continua a considerare una risorsa e non un peso. E questo equilibrio dobbiamo costruirlo adesso. Con disponibilità al confronto, certamente, ma anche con una regola molto semplice: prima la dimostrazione della sostenibilità., poi la crescita. E se quella dimostrazione non c’è, dobbiamo avere il coraggio di rivedere le previsioni”.
Elena Carnevali, sindaca di Bergamo, ha spostato il focus sul tema della salute: “La prospettiva del piano di sviluppo aeroportuale deve partire da un principio irrinunciabile: la tutela della salute e il rispetto delle condizioni ambientali. Non possiamo prescindere dal rispetto della zonizzazione acustica, che rappresenta un riferimento irrinunciabile per il territorio e le comunità che vi abitano. Il futuro dell’aeroporto deve essere costruito dentro questo perimetro, consapevoli del ruolo strategico di questa infrastruttura e della tutela della qualità della vita dei cittadini”.
Concetti, questi ultimi, ricalcati da Alessandro Colletta, primo cittadino di Orio al Serio e coordinatore del tavolo dei sindaci dei Comuni dell’intorno aeroportuale: “Non dobbiamo chiederci quanto possa crescere l’aeroporto, ma quanto possa crescere ancora senza compromettere in modo irreversibile la qualità della vita e l’equilibrio territoriale. Lo sviluppo economico richiede infrastrutture efficienti e competitive, ma a tutto c’è un limite: oggi, per il nostro territorio, questo è rappresentato da sostenibilità ambientale e qualità della vita”.
Dal canto suo Sacbo, per bocca del presidente Giovanni Sanga, ha assicurato la gradualità degli interventi di sviluppo, spalmati su tutta la durata del piano, che dovranno essere “suffragati da dati rigorosi rispetto alle condizioni di salute, ambientali e di inquinamento, che al momento sono rispettate come hanno mostrato gli studi di Ats, Arpa e dell’Università Bicocca di Milano. Anche per noi sono delle priorità. Il piano di sviluppo è di Enac, noi siamo solo i gestori di un’infrastruttura considerata strategica per il Paese”.


