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Kalashnikov nei boschi, l’arsenale della banda dello spaccio

Sequestrati cinque AK-47 e un fucile mitragliatore. L’indagine partita dalla sparatoria davanti alle piscine di Seriate

Il salto di livello è ormai conclamato. Nel mondo dello spaccio, la contesa per il controllo delle piazze si accompagna a una disponibilità di armi sempre più potenti.

Il ritrovamento di cinque AK-47 e di un fucile mitragliatore completo di treppiede, restituisce la portata dell’arsenale sequestrato dai carabinieri della Compagnia di Bergamo nell’ambito dell’indagine su una banda di nordafricani dedita allo spaccio di droga.

Le armi, avvolte nel cellophane, erano nascoste in mezzo alla vegetazione di alcuni boschi tra il Milanese e il Novarese. Per gli investigatori, servivano a proteggere le piazze di spaccio dalla concorrenza di altri gruppi. Una rivalità segnata da agguati, tentati omicidi e sparatorie. Come quella del 21 giugno scorso davanti alle piscine Acquamore di Seriate, in mezzo a bambini e famiglie.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e dal pm Antonio Mele, è partita proprio da quell’agguato. Un giovane marocchino era stato bersagliato da una raffica di colpi, uscendone non si sa bene come illeso. Lo stesso è poi finito in carcere perché destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per un tentato omicidio commesso nel 2024 in provincia di Milano.

Dopo aver identificato l’obiettivo dei proiettili, i militari sono risaliti alla presunta organizzazione. Nella notte tra venerdì e sabato, durante un blitz con il supporto dei reparti speciali, sono stati fermati a Vigevano E. B. e A. Z., marocchini di 29 e 27 anni entrambi accusati di tentato omicidio.

Il primo, considerato il vertice del gruppo, davanti al gip Riccardo Moreschi ha ammesso di avere sparato per intimidire il rivale; il secondo ha scelto di non rispondere. Il giudice ha convalidato i fermi e disposto per entrambi la permanenza in carcere, non accogliendo la richiesta dei domiciliari avanzata dall’avvocato Amedeo Rizza.

Se altri due complici sono ancora a piede libero, l’inchiesta ha portato in carcere i marocchini A. T., 24 anni, e A. M., 20 anni. Non hanno a che fare con la sparatoria di Seriate, ma sono accusati di aver custodito le armi per conto della banda. Appostamenti e riprese video avrebbero immortalato i due mentre maneggiavano alcuni Kalashnikov.

Il gip non ha convalidato i fermi per incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alle procure di Milano e Novara. Ad ogni modo, i due resteranno in carcere.