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Il comandante Sauco lascia Bergamo: “La sicurezza è partecipazione, anche i cittadini possono fare la differenza”

Dopo tre anni alla guida del Comando provinciale andrà a Roma per guidare l’Ufficio Infrastrutture dell’Arma: “Qui sono stato bene, ho trovato collaboratori eccezionali e prassi eccellenti”. Al suo posto il colonnello Alessandro Barone

Bergamo. Tre anni possono sembrare pochi, ma sono abbastanza per conoscere a fondo un territorio: capire dove si concentrano i reati, quali fenomeni criminali richiedono maggiore attenzione e come orientare prevenzione e controlli. Per il colonnello Salvatore Sauco sono stati gli anni del comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo, un’esperienza che ora si conclude con il trasferimento a Roma, al Comando generale dell’Arma, dove guiderà l’Ufficio Infrastrutture.

Il bilancio, nel giorno del congedo, è quello di un’esperienza che definisce “intensa”, dal punto di vista professionale e umano. “Qui sono stato bene. Ho trovato un territorio dinamico, con una popolazione laboriosa e fiera di sé”. Quando arrivò a Bergamo tre anni fa (“sembra ieri”, dice) aveva indicato una parola d’ordine: vicinanza; una direzione precisa per il lavoro quotidiano dell’Arma. Quella promessa, aggiunge, è rimasta il filo conduttore dell’intero mandato. “Era l’impegno che mi ero assunto. Quello di fare in modo che l’Arma fosse vicina al cittadino. Non c’è stata occasione nella quale non abbia messo in evidenza questo concetto: il rapporto fiduciario con il cittadino c’è e deve essere la base della nostra presenza sul territorio”.

Una presenza che, in questi tre anni, si è misurata con fenomeni criminali molto diversi tra loro. Dai reati violenti allo spaccio, dalle truffe alle persone anziane alle spaccate, fino agli assalti ai bancomat. E poi la violenza di genere, i codici rossi. Le situazioni che impongono all’Arma rapidità e sensibilità, soprattutto quando di mezzo ci sono le fasce più vulnerabili. I numeri dei codici rossi, sottolinea Sauco, sono tra i pochi a registrare un aumento statistico. E proprio per questo, dietro ogni denuncia, la consegna è quella della massima attenzione. “Ogni denuncia deve essere trattata come il caso più grave. È meglio eccedere nella valutazione e nella tutela piuttosto che sottovalutare”.

Tra le pagine più intense del suo comando c’è senza dubbio l’indagine sull’omicidio di Sharon Verzeni. “Avevamo l’occhio della nazione addosso, ma badavamo poco a quello. Il nostro compito è comporre un puzzle, rimettere a posto i tasselli. E per farlo servono caparbietà, passione e tenacia. Qualità che negli uomini e nelle donne che ho incontrato a Bergamo non mancano”.

La sicurezza, però, non si costruisce soltanto sulle grandi indagini. Una parte decisiva del lavoro si svolge ogni giorno sulle strade, attraverso pattuglie e controlli calibrati sulla realtà del territorio. Non una presenza casuale, spiega, ma un’attività che parte dall’analisi dei dati: dove avvengono determinati reati, in quali orari, con quali modalità e contro quali obiettivi.

“Le pattuglie vengono comandate in base alle esigenze del territorio. Attraverso l’analisi dei reati si cerca di capire in quale orario avvengono, in quale luogo e quale obiettivo viene colpito. Poi si calibra la proiezione su quella specifica fattispecie di reato, per avere dati il più possibile puntuali”. E scegliere come agire di conseguenza.

Ed è qui che torna un tema importante: quello della collaborazione dei cittadini. Perché la prevenzione passa anche dalla capacità di segnalare ciò che appare fuori posto.

Un esempio? Le truffe agli anziani. “In questo campo abbiamo ottenuto risultati, ma abbiamo bisogno della collaborazione di tutti. Anche chi nota persone o situazioni che non appartengono alla realtà territoriale può avvisarci, può segnalare. Quelle informazioni ci consentono poi di calibrare lo sforzo investigativo, di arrivare magari a un arresto in flagranza. La sicurezza è un tema che non può essere affrontato da una sola componente: deve essere integrata, partecipata”.

Tre anni di comando significano anche fare i conti con le risorse a disposizione. Quando si è trattato di affrontare emergenze investigative particolarmente complesse, il dispositivo ha potuto contare sul supporto di reparti specialistici. “In situazioni eccezionali, come quella di Sharon Verzeni, abbiamo avuto il supporto del RaCIS e del reparto Crimini violenti”.

Quanto all’organico, il quadro viene definito “di tutto rispetto”. Il Comando provinciale può contare su circa 900 unità. Le scoperture rientrerebbero in una situazione fisiologica legata al turnover e alla normale dinamica degli organici. Sauco lascia un comando che, sottolinea, ha trovato già ben strutturato: “Mi sono inserito in un contesto già funzionante. Ho trovato collaboratori eccezionali e prassi eccellenti. Sono convinto che chi verrà dopo di me troverà la stessa lunghezza d’onda”.

Il Colonello Alessandro Barone verrà presentato alla cittadinanza nelle prossime settimane.