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Molte Fedi nel segno di Papa Leone, Cesa: “Il futuro è una promessa, non una minaccia”
Roberto Cesa - Foto di Clara Mammana

Il presidente delle Acli provinciali di Bergamo illustra il tema filo conduttore della nuova edizione della rassegna culturale

“Nei giorni scorsi, intervenendo al Meeting di Rimini, Papa Leone XIV ha esortato i giovani a guardare al domani con fiducia esclamando che ‘Il futuro è una promessa, non una minaccia’. Le sue parole hanno subito portato il mio pensiero alla nuova edizione di Molte fedi sotto lo stesso cielo, pronta per cominciare, che verte proprio sulla tematica della fiducia”. Così il presidente delle Acli provinciali di Bergamo, Roberto Cesa, illustra il tema filo conduttore della rassegna culturale delle Acli provinciali di Bergamo per il 2026.

L’iniziativa, che taglia il traguardo del 19esimo anno, propone un ricco programma di appuntamenti da lunedì 7 settembre a mercoledì 18 novembre in città ma anche in diversi paesi della provincia con l’obiettivo di raggiungere anche aree più periferiche rispetto al capoluogo. Il titolo, “Nel tempo della promessa”, pone al centro dell’attenzione un argomento che interpella ognuno di noi nel profondo, ossia la promessa, intesa come legame, speranza e atto di presenza nel tempo presente.

“Le promesse – si legge nella presentazione dell’iniziativa in cui si fa riferimento alla canzone “Eppure soffia” del cantautore Pierangelo Bertoli – occupano oggi uno spazio poco rilevante nel modo in cui ci leghiamo agli altri, in amore, nel lavoro, nella vita sociale, in politica. Sono tante quelle non mantenute, quelle che si spiaggiano come cetacei sulla battigia e quelle che sembrano un modo superficiale per rimandare le discussioni che mettono in difficoltà, tra parole dette per illudere e parole vuote che perdono il loro significato”.

Roberto Cesa spiega: “Mi ha molto colpito un passaggio di Papa Leone XIV che, qualche giorno fa al Meeting di Rimini, ha detto “Il futuro è una promessa, non una minaccia!”. Mi ha subito fatto pensare al programma e al titolo dell’edizione di Molte Fedi che oggi presentiamo. In questi tempi duri, vogliamo custodire la possibilità di un tempo che deve ancora venire: un “non ancora” e un “altrove” che scavalca i limiti e le costrizioni del tempo presente. Siamo convinti che prometterci gli uni gli altri qualcosa può essere oggi una forma di ribellione che apre gli scenari del presente. Pur sentendoci a volte sull’orlo del baratro, nel tempo della promessa resiste la possibilità che i limiti che vediamo non siano la fine di tutto, ma una soglia da attraversare. Nel tempo della promessa rimane la possibilità che la parola diventi azione e impegno per il tempo presente e quello a venire. Molte Fedi 2026 sarà un viaggio tra promesse tradite e promesse da immaginare per garantire un futuro al nostro mondo”.

Il calendario, ampio e articolato, approfondisce e invita a confrontarsi su argomenti di attualità come i conflitti in corso nel mondo e l’esigenza di ritrovare la pace, il cambiamento climatico e la necessità di non eludere una tematica delicata ma fondamentale come quella del fine vita. Simone Pezzotta, referente dell’area cultura e formazione delle Acli di Bergamo, annota: “Nel presentarvi il programma di quest’anno mi piace far emergere alcune promesse a cui, come comitato scientifico, teniamo molto. In primis la promessa che riguarda il mondo che ci ospita. Abbiamo incominciato la nostra rassegna a Vilminore di Scalve con un bellissimo monologo di Petruzzelli, “La terra degli ulivi”, partendo da un’esperienza molto semplice: piantare un ulivo significa garantire un futuro ai propri figli. Nella rassegna 2026 troverete diversi eventi dedicati all’ambiente e alla crisi climatica: da Matteo Motterlini che affronterà la questione dal punto di vista cognitivo a Serena Giacomin con cui affronteremo la narrazione della crisi climatica all’esperienza di Licia Colò. Ma non solo: avremo l’onore di ospitare Amitav Ghosh, lo scrittore indiano che da anni nei suoi romanzi intreccia narrazione e critica ambientale. Una seconda linea di forza su cui il nostro programma insisterà è sicuramente legata allo scenario internazionale che ci circonda: cosa ci promette la politica? Di quali tradimenti prendere consapevolezza? Questo snodo ci permette di riprendere il tema dei conflitti affrontato lo scorso anno, cercando però di comprenderli in maniera sempre più profonda e con una chiave differente, provando a focalizzarci su quei Paesi che spesso hanno subìto egemonie e monopoli. Per questo parleremo di Africa con Chiara Piaggio, di Artico con Marzio Mian, di Asia sudoccidentale con Laura Silvia Battaglia ma anche di Stati Uniti con Oliviero Bergamini all’indomani delle elezioni di Midterm. Senza dimenticare il nostro Paese l’Italia: ospiteremo Pierluigi Bersani in dialogo con Giordano Bruno Guerri per parlare di promesse della politica e Marianna Aprile che presenterà il suo libro “La promessa. Storia di una rivoluzione incompleta. Al centro ci saranno anche le storie delle persone che migrano come quelle di cui parlerà Boban Pesov con la sua graphic novel “C’era una volta l’Est” e quelle che ci racconterà don Mattia Ferrari che verrà premiato con il Premio Costruttore di Ponti 2026. Da ultimo vorrei ricordare la sezione dedicata alla morte: l’evento ineluttabile per eccellenza. Percepiamo la sensazione che la morte oggi ci viene rubata, come se fosse qualcosa di osceno, e la nostra vita rischia di non avere più un confronto con il momento della finitudine. Per questo ci sarà un tavolo interreligioso, l’esperienza del Death Spritz, il reading di Lucilla Giagnoni di “Oscar e la dama in rosa” e un dialogo tra Luciano Manicardi e Ines Testoni. Anche quest’anno abbiamo voluto inoltre lasciare spazio a momenti esperienziali: teatri partecipativi come “Common Land”, una living library sul carcere, e un misterioso evento al buio al quale vi chiediamo di partecipare fidandovi della nostra promessa. Quest’anno anche una novità significativa: alcuni degli eventi non saranno in città ma saranno sul territorio provinciale. Si tratta di un tentativo che stiamo facendo pian piano per rendere la rassegna sempre più diffusa rendendola maggiormente accessibile a chi abita lontano dal centro”.

Infine, Francesco Mazzucotelli, direttore artistico della rassegna, annota: “Vorrei partire da alcune ringraziamenti doverosi. Grazie alle autorità presenti, grazie a tutti i soggetti pubblici e privati che contribuiscono alla realizzazione di questa diciannovesima edizione di Molte Fedi sotto lo stesso cielo. Grazie alle Acli, a questa associazione con la sua storia, i suoi valori, la sua identità che ancora crede in questo progetto così impegnativo. Grazie a Martino Rovetta, grazie a Davide Tintori, che da quest’anno si occupa di tutta la parte logistica, pratica e organizzativa. A Giuditta Zambaiti che l’ha preceduto, grazie a Daniel Agnelli e a Giulia Alari per il lavoro di comunicazione. Grazie al comitato scientifico, il gruppo di persone che ci aiuta ogni anno a trovare il tema, il filo conduttore della rassegna e gli ospiti. Un grazie in particolare anche alle volontarie e ai volontari: sono le persone che trovate arrivando nelle varie sale, che vi accolgono, che scansionano i biglietti, che gestiscono l’ingresso e l’uscita e a cui potete sempre rivolgervi per qualsiasi esigenza. Un grazie in particolare ad Anna Vailati che coordina questo gruppo. Quest’anno c’è stato un grande lavoro di coordinamento e siamo molto felici di aver provato a lavorare insieme a tante altre associazioni, a tante altre realtà culturali dell’associazionismo, del terzo settore, dei sindacati per realizzare e progettare insieme tante serate”.

“Crediamo davvero tanto nel valore del fare rete, perché pensiamo che il progetto culturale non si esaurisca soltanto nei singoli eventi, nelle singole serate, ma nel cercare di offrire uno spazio per incontrarsi, per vedersi dal vivo, per confrontarsi anche in maniera civile, rispettosa. E uno spazio in cui provare a ragionare, a riflettere sui temi, anche quelli impegnativi e difficili dei nostri giorni. Alcune persone mi hanno detto che il tema della promessa è un tema difficile. In ogni promessa ci sono gli impegni per il futuro, le responsabilità che ci assumiamo. Ma certamente credo che, nella vita di tutte e tutti noi, non siano mancate anche le promesse deluse, le promesse tradite. Quindi parlare di promessa vuol dire anche parlare di delusioni, di frustrazioni, di tradimenti. Certamente è comprensibile voler essere voler avere delle rassicurazioni. Crediamo anche che sia utile, opportuno e importante, raccontarci anche le nostre ansie, le nostre preoccupazioni, condividerle, parlarne insieme e così scoprire che non sono così rare, che anzi abbiamo tante, tanti pensieri, tante sensazioni in comune. Noi guardiamo questo mare che abbiamo davanti, che qualche volta ci spaventa e ci sconcerta. Però parliamo di promessa in tutte le serate, oltre due mesi. Anche per riconoscere la possibilità di futuro e anche per riconoscere quelle oasi di umanità e di bellezza che, nonostante tutto, continuano a esistere e a resistere” – conclude Mazzucotelli.