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La preside Gloria Farisé: “Una vita nella scuola, vado in pensione soddisfatta”

La dirigente scolastica, che ha guidato il Liceo Falcone dal 2014, saluta la “sua” scuola: “Sono stati anni ricchi di esperienze. Lo porterò per sempre nel mio cuore insieme all’Istituto Lorenzo Lotto”

“Ho dedicato una vita al mondo della scuola: ho messo tutta me stessa lavorando prima come insegnante e poi come preside. Vado in pensione soddisfatta: non immaginandomi ferma, mi sento pronta a cogliere nuove sfide che potranno arricchire il mio bagaglio personale da qui in avanti”. Così la professoressa Gloria Farisé, che ha svolto la carica di dirigente scolastico del Liceo “Giovanni Falcone” di Bergamo negli ultimi dodici anni, saluta la “sua” scuola.

Protagonista di una lunga carriera, ha insegnato a inizio carriera alle scuole medie (secondarie di primo grado, ndr) e poi alle superiori (secondarie di secondo grado, ndr) con tanta passione e competenza. Svolgendo la sua professione “con una visione sempre all’avanguardia”, nel corso del tempo ha potuto esprimere ottime capacità organizzative e di gestione, che l’hanno portata a partecipare al concorso per diventare dirigente scolastico indetto nel 2011 e concluso solo nel 2014: lo ha vinto e da quel momento è cominciata una nuova fase del suo lavoro alla guida del rinomato liceo cittadino. Abbiamo intervistato la preside Farisé chiedendole di ripercorrere la sua carriera.

Quando è nata in lei la passione per l’insegnamento?

Ho sempre avuto la passione per l’insegnamento e più in generale per il mondo della scuola. Volevo diventare insegnante già da bambina: sin da piccola, quando mi chiedevano che lavoro avrei voluto fare da grande, rispondevo che mi sarebbe piaciuto fare la maestra. Alla fine non ho mai lavorato nella scuola elementare (scuola primaria, ndr), ma ho insegnato per molti anni. Mi sono diplomata all’Istituto magistrale di Breno, in provincia di Brescia a pieni voti: ero una ragazza appassionata per lo studio e mi piaceva confrontarmi con i miei docenti. Concluse le superiori, ho conseguito la laurea in Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia nel 1986, coronando un percorso di studi in ambito umanistico. Ho discusso una tesi sperimentale sull’inserimento lavorativo dei disabili, che allora era un argomento all’avanguardia e l’ho scelto perché coniugava sociale, lavoro e formazione. Per quanto riguarda il mio percorso lavorativo, ho trascorso tutta la vita nella scuola tra vari gradi d’istruzione. In quegli anni c’erano tanti diplomati, quindi molte maestre, mentre mancavano professori per le medie e le superiori: inoltrando le domande ho sempre lavorato. Già mentre stavo compiendo il mio percorso universitario ho avuto modo di insegnare alle magistrali, poi sono stata in un paio di scuole medie fino ad arrivare alle superiori, vincere il concorso e diventare di ruolo.

Ci racconti

Nei primi anni, ho cominciato a lavorare come precaria, svolgendo supplenze in parte nella scuola media (secondaria di primo grado, ndr) e in parte nelle superiori (secondaria di secondo grado, ndr). Successivamente, sono entrata di nuovo nelle medie e poi sono passata alle superiori. Inizialmente ho lavorato nelle scuole professionali e in seguito negli istituti tecnici arricchendo il mio bagaglio di esperienze. Ripensando a quel periodo, porto vivo nel mio cuore in modo particolare il ricordo dell’Istituto Lorenzo Lotto, a Trescore Balneario, dove sono stata quasi vent’anni.

Come mai le è rimasto nel cuore?

Ho avuto ottimi colleghi in un ambiente di grande professionalità. Ho avuto presidi che mi hanno dato fiducia: ho avuto la possibilità di esprimere me stessa ma anche di imparare tantissimo. Sono stati anni molto produttivi, sia al professionale che al tecnico con la possibilità di fare tante belle esperienze. Erano altri tempi: tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila, la scuola aveva maggiori risorse rispetto alla situazione odierna in modo particolare nella gestione della cosiddetta terza area dell’istituto professionale, si poteva contare su un fondo per classe, quindi si riusciva a dar vita a svariati progetti. Ho svolto diversi incarichi, dalla referente della terza area al secondo collaboratore, dall’addetta alla funzione strumentale al primo collaboratore. In quella fase ho capito che oltre alla passione per l’insegnamento avevo buone capacità organizzative in modo particolare nella conduzione dei gruppi di lavoro, che in futuro si sarebbero rivelate utili nell’adempiere al ruolo di preside al liceo Falcone.

Com’è stata questa evoluzione?

Ero sempre più convinta di dover mettere a frutto la capacità organizzativa che mi ero accorta di avere, così ho cominciato a studiare per il concorso per diventare dirigente scolastico. Mi sono preparata un paio d’anni da autodidatta, senza fare corsi specifici: partecipai al concorso del 2011 che probabilmente alcuni ricorderanno per il “ricorso delle buste trasparenti”.

In che senso?

Alcuni dei partecipanti fecero ricorso esprimendo come motivazione l’utilizzo di buste che avrebbero potuto lasciar intravedere il contenuto se messe contro luce in una giornata di sole. Per questa presunta violazione del principio di anonimato, il concorso arrivò ad essere annullato al Consiglio di Stato, c’è stata la ricorrezione e a causa di questo, durante la seconda ricorrezione, sono stata in assegnazione provvisoria in un’altra scuola dove c’erano due bravissimi colleghi nella mia stessa condizione.

Che cosa significa?

Ho mantenuto la titolarità al Lorenzo Lotto in attesa che si concludessero le pratiche relative alla ricorrezione. Siamo giunti, così, al 2014, l’anno in cui sono arrivata al Liceo Falcone a Bergamo. L’avevo indicato come prima scelta perché era una scuola che mi ispirava. Ho sempre pensato che la conoscenza delle lingue apra la mente e costituisca una parte imprescindibile della cultura di una persona, ma in un primo momento ero un po’ in pensiero perché non conoscevo il mondo delle lingue. Come mi dissero alcuni colleghi, però, il mio compito non sarebbe stato quello di dirigere corsi di arabo, cinese o giapponese, ma occuparmi dell’organizzazione della scuola. Quella consapevolezza mi ha tranquillizzato molto e a quel punto è cominciata una sfida bellissima. Ha preso il via una nuova fase della mia professione, costellata da anni molto ricchi di relazioni proficue ed esperienze: insieme al Lorenzo Lotto, porterò il Falcone per sempre nel mio cuore.

La preside Gloria Farisé: “Una vita nella scuola, vado in pensione soddisfatta”

E che cosa ha fatto da preside?

Il Liceo Falcone era già una scuola prestigiosa, ben avviata e contraddistinta da un’ottima professionalità. Partendo da un contesto molto positivo, con il mio operato ho cercato di migliorarla con l’obiettivo di un ulteriore innalzamento della qualità. In quest’ottica ho lavorato affinché si aggiungesse l’insegnamento del russo e del coreano, intravedendo in loro le importanti opportunità che poi hanno dimostrato di avere. La mia attenzione è sempre stata incentrata sulla valorizzazione dello studente come persona.

In che mondo?

Ho sempre rivolto lo sguardo lungo due direzioni. Da un lato, la valorizzazione dei talenti nella consapevolezza che ognuno di noi ha punti di forza e punti di debolezza, mentre dall’altro il lavoro per una reale inclusione, ossia fornire risposte concrete ai bisogni di tutti, specialmente di chi ha delle fragilità. Grazie alla legge n. 107 del 13 luglio 2015, la cosiddetta riforma della “Buona Scuola”, ho avuto la possibilità di contare sul supporto di uno staff allargato e ai docenti che ne facevano parte ho assegnato compiti specifici. Per esempio, c’era chi si occupava dell’alternanza scuola-lavoro, chi dei concorsi interni ed esterni, chi dell’internazionalizzazione seguendo i progetti dedicati alle lingue, chi dell’inclusione ecc. Il dirigente scolastico di una scuola pubblica purtroppo non può scegliere i propri insegnanti perché il reclutamento avviene tramite graduatoria, ma ritengo di aver lavorato bene assieme. Un giorno, complimentandosi con me, un genitore mi ha detto che la cura per l’organizzazione del Falcone somigliava a quella di una scuola privata e mi ha fatto molto piacere perché è stato un modo per evidenziarne l’efficienza.

Nel corso del tempo, quali cambiamenti ha notato all’interno del mondo della scuola?

Il rapporto con le famiglie. Secondo me i genitori dovrebbero fidarsi maggiormente della scuola. Al momento dell’iscrizione, affidano a una determinata realtà il proprio figlio che, a prescindere dall’età, è ciò che hanno di più prezioso, quindi è importante valutare bene quale sia la scelta più adatta. Una volta presa la decisione, però, bisogna fidarsi delle persone che vi lavorano, perché la scuola e la famiglia perseguono la stessa finalità: la cura del ragazzo. “Remare” nella stessa direzione fa raggiungere sicuramente l’obiettivo.

E qual è la maggior criticità della scuola?

Il problema del precariato di tanti docenti. Bisogna fare in modo che, in base alle competenze che hanno, possano inserirsi nell’organigramma delle scuole con maggior stabilità. Andrebbe premiata la continuità del rapporto di lavoro, a beneficio di tutti, perché ci sarebbero vantaggi sia in termini organizzativi e dell’apporto che l’insegnante potrebbe dare sia a livello di qualità dell’offerta per gli studenti.
Bisognerebbe, a mio avviso, migliorare la modalità di diventare docenti, partendo dalla formazione specifica in ingresso (dopo la laurea triennale svolgere un biennio di specializzazione finalizzato all’insegnamento a cui far seguire un periodo di tirocinio), per continuare col reclutamento (che dovrebbe avvenire a livello di scuola o reti di scuole) e proseguire con l’aggiornamento continuo (perché non si smette mai di imparare!). Questo vale ovviamente per i docenti, ma non dimentichiamo il personale di segreteria e tecnico, che andrebbe selezionato con cura, considerate le richieste e il carico di lavoro a cui è sottoposto.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?

Vado in pensione soddisfatta perché ho dedicato una vita alla scuola, ho messo tutta me stessa e sento di aver dato molto. In prospettiva, di certo non mi immagino ferma e mi piacerebbe coltivare quegli interessi personali ai quali non sono mai riuscita a prestare troppo tempo, a cominciare dal rafforzare la mia conoscenza dell’inglese, che vorrei approfondire. Inoltre, continuerò a prestare attenzione all’ambito scolastico e posso cimentarmi in impegni che potranno arricchire il mio bagaglio da qui in avanti. Mi piacerebbe, per esempio, mettere la mia esperienza a disposizione della formazione dei docenti. Sono sempre pronta a cogliere nuove sfide e mettermi in gioco in ruoli diversi con l’entusiasmo e la passione che mi hanno sempre animato, all’interno di realtà diverse che abbiano cura e attenzione verso la formazione dei giovani che sono il vero capitale della nostra Italia. Colgo l’occasione, infine, per ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me in questi anni al Liceo Falcone e più in generale lungo tutto il mio percorso. Li ho già ringraziati con un saluto scritto e a maggior ragione lo faccio anche qui. Porgo quindi tanti auguri di buon lavoro non solo al professor Claudio Ghilardi, nuovo dirigente scolastico del Liceo Falcone, ma anche alla neoDS Eva Zappimbulso, dirigente dell’IC Santa Lucia, dove lo scorso anno sono stata nominata d’ufficio reggente in questo istituto di altissimo livello e dove ho collaborato con docenti dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di altissimo spessore umano e professionale.